giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Piazza della Loggia e noi
Pubblicato il 21-12-2017


Dopo 43 anni, si è chiusa, almeno giudiziariamente, la vicenda relativa alla strage di Piazza della Loggia di Brescia del maggio del 1974 che costò la vita a otto persone a causa dell’esplosione di una bomba nel corso di una manifestazione “antifascista”. La condanna all’ergastolo di Carlo Maria Maggi, in qualità di mandante, medico veneziano e dirigente di Ordine Nuovo, e di Maurizio Tramonti, in qualità di partecipante diretto all’azione terroristica, lasciando perdere i tanti imputati che nel frattempo hanno perso la vita, segnano oggi un punto a favore dello stato italiano con la consegna da parte delle autorità portoghesi del latitante Tramonti, avvenuta due giorni fa. La strage di Brescia fu una delle ferite aperte nella democrazia italiana, assieme a quella di Piazza Fontana del dicembre del 1969 (che costò 17 morti) e dell’Italicus dell’agosto del 1974 (che di morti ne seminò 12).

Il cruento attentato si inseriva in quella che venne definita strategia della tensione, coperta e forse animata da settori deviati dei servizi segreti italiani, con evidenti complicità internazionali. Maurizio Tramonti, individuato come esecutore del barbaro eccidio, era non solo un esponente di Ordine nuovo, ma anche un informatore dei Servizi segreti di Padova col nome in codice di “Fronte Tritone”. Potrebbe meglio illustrarci il rapporto tra taluni settori dei Servizi e le stragi? Restano molti interrogativi sui livelli di responsabilità nazionali ed esteri delle stragi che insanguinarono l’Italia negli anni settanta e ottanta, sulle coperture, le reticenze, le ambiguità, i silenzi che hanno caratterizzato la storia d’Italia. Su Piazza Fontana le cellule nere di Freda e Ventura sono state ritenute responsabili della strage, ma i due erano stati precedentemente assolti, sull’Italicus la verità è ancora in alto mare nonostante le indagini abbiano coinvolto direttamente gli ambienti del terrorismo nero toscano, su Ustica le rivelazioni portano all’esistenza di un missile che aerei caccia alleati intendevano esplodere contro un velivolo ove si segnalava la presenza di Gheddafi, per la strage alla stazione di Bologna sono stati condannati la Mambro e Fioravanti, ma non tutti i dubbi sono stati cancellati, sull’altra strage, quella avvenuta anch’essa a San Benedetto Val di Sambro del dicembre 1984, è invece stato chiarito il diretto coinvolgimento della mafia così come sugli attentati del 1993.

E’ incredibile che dopo la fine della contrapposizione bipolare del mondo, dopo la caduta del muro di Berlino, dopo l’eclissi del comunismo, mentre ovunque venivano scoperchiate molte verità tenute nascoste, in Italia, nonostante (o grazie a) Tangentopoli e il cambio di sistema politico, non siano stati svelati, se non in parte, i segreti sulla strategia della tensione. Restano attive ipotesi inquietanti. L’Italia geograficamente e politicamente era una terra di confine tra mondi e conflitti contrapposti. Era a metà tra Occidente e Oriente e in faccia ai paesi arabi e a Israele. In Italia hanno operato, diciamo anche combattuto, servizi d’ogni colore. La storia d’Italia non è comprensibile se non inquadrata in un contesto di scontri e di interessi contrapposti, non ultimo quello derivato dalla presenza (e dal pericolo o protezione) del più forte partito comunista d’Occidente. Quello che risulta oggi inaccettabile, dopo che quel conflitto (ad eccezione di quello mediorientale) è finito, è l’attesa infinita della verità su una pagina terribile di storia patria, ancora in larga parte oscura.

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