venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Povertà, al via dal 1° dicembre il Rei, fino a 485 euro mese
Pubblicato il 04-12-2017


Fino a 485 euro mese
POVERTA’, INPS: AL VIA DAL 1° DICEMBRE IL REI
Il Rei è una misura di contrasto alla povertà ed all’esclusione sociale. Ha carattere universale ed è condizionata alla valutazione della situazione economica (la cosiddetta prova dei mezzi) ed all’adesione ad un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà.
Il Rei viene concesso ai nuclei familiari in condizioni di povertà ed è composto da:
a)   un beneficio economico;
b)   una componente di servizi alla persona, identificata nel progetto personalizzato, a seguito di una valutazione multidimensionale del  bisogno del nucleo familiare o, nelle ipotesi in cui la situazione di povertà è esclusivamente connessa alla situazione lavorativa, dal patto di servizio, di cui all’articolo 20 del D.lgs n. 150/2015, ovvero dal programma di ricerca intensiva di occupazione, di cui all’art. 23 del medesimo decreto legislativo.
Il Rei, ai sensi dell’art. 117, secondo comma lett. m) della Costituzione, nel limite delle risorse disponibili nel Fondo Povertà, costituisce livello essenziale delle prestazioni. Lo stesso è erogato dall’Inps mediante l’utilizzo di una carta di pagamento elettronica, denominata “carta Rei”, previa presentazione di apposita domanda e della dichiarazione Dsu dalla quale sia rilevabile la situazione economica di bisogno.
Il Piano nazionale per la lotta alla povertà ed all’inclusione sociale disciplina l’estensione della platea del beneficiari ed il graduale incremento dell’entità del beneficio economico, nei limiti delle ulteriori risorse eventualmente stanziate sullo stesso Fondo povertà.
La situazione economica di bisogno, ai fini del riconoscimento del Rei, viene dichiarata mediante Dsu, presentata non oltre la data della domanda di Rei.
Il Rei è compatibile, entro determinati limiti, con lo svolgimento di attività lavorativa.
Per agevolare l’attuazione del Rei, nonché per promuovere forme partecipate di programmazione e monitoraggio, l’articolo 16 del decreto legislativo istituisce un Comitato per la lotta alla povertà, che riunisce i diversi livelli di governo e un Osservatorio sulle povertà, che, oltre alle istituzioni competenti, riunisce rappresentanti delle parti sociali, degli enti del Terzo settore ed esperti.
Con riferimento ai requisiti di residenza e di soggiorno, l’articolo 3 del decreto legislativo istitutivo precisa che il richiedente la misura deve essere, congiuntamente:
1)   cittadino dell’Unione o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
2)   residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.
E’ operativamente partita dal primo dicembre il reddito di inclusione (Rei), la prestazione – si ribadisce – concessa ai nuclei familiari in condizioni di povertà. Questo, secondo quanto si legge in una circolare dell’Inps, (la n. 172 del 22/11/2017), spiegando che si tratta di “un beneficio economico e di una componente di servizi alla persona, identificata nel progetto personalizzato, a seguito di una valutazione multidimensionale del bisogno del nucleo familiare o, nelle ipotesi in cui la situazione di povertà è esclusivamente connessa alla situazione lavorativa, dal patto di servizio, ovvero dal programma di ricerca intensiva di occupazione”.
Il beneficio numerario è pari a 5.824,80 euro l’anno, quindi 485,40 euro al mese. Possono in particolare accedere al Rei – si precisa ulteriormente – le famiglie con “un componente di età minore di anni 18; una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore; una donna in stato di gravidanza accertata; almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale”.
Il Rei è concesso a decorrere dall’1 gennaio 2018. Il relativo trattamento economico è attribuito per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi. In caso di trasformazione del Sia in Rei la durata del beneficio economico del Rei è corrispondentemente ridotta del numero di mesi per i quali si è goduto del Sia. La durata del Sia (Sostegno all’inclusione attiva) eventualmente percepito viene sempre dedotta da quella del Rei, anche laddove la domanda di Rei intervenga dopo il termine della erogazione del Sia, come espressamente specificato in apposito paragrafo della stessa circolare Inps.
Superato il limite dei diciotto mesi, può essere rinnovato, per non più di dodici mesi, solo dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dalla data di cessazione del godimento della prestazione.

Lavoro
PRATICA FORENSE PRESSO L’AVVOCATURA DELL’INPS
E’ Partito venerdì scorso 10 novembre 2017, la nuova procedura per l’ammissione alla pratica forense presso l’Avvocatura dell’Inps.
I bandi regionali e quello riferito ai posti disponibili presso il Coordinamento generale Legale sono pubblicati sul sito istituzionale (www.inps.it) nella sezione “Avvisi, bandi e fatturazione” e sono anche esposti presso le  Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano ed i Consigli degli ordini degli avvocati territorialmente competenti.
Gli interessati devono possedere, alla data di scadenza del termine di presentazione della domanda, i seguenti requisiti:
essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione Europea ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all’U.E. in possesso dei requisiti previsti dall’art. 17, comma 2 della L. 247/2012;
essere in possesso dei requisiti richiesti per l’iscrizione nel registro dei praticanti Avvocati tenuto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso il Tribunale nel territorio del cui circondario si trova l’Ufficio legale dell’Inps indicato nella domanda di pratica;
se già iscritto nel registro speciale dei praticanti presso il Consiglio dell’Ordine, non avere una anzianità di iscrizione superiore a 3 (tre) mesi.
La domanda di ammissione dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica, utilizzando l’apposito form presente sul sito internet dell’Istituto (secondo il percorso: www.inps.it – Homepage – Avvisi, bandi e fatturazione – Avvisi – Pratica forense presso l’avvocatura dell’INPS) dalle ore 12,00 del 10 novembre 2017 fino alle ore 14,00 dell’11 dicembre 2017.
Saranno escluse le domande presentate con modalità diverse da quella sopra indicata (quali, ad esempio, invio con raccomandata con ricevuta di ritorno o consegna a mano presso le sedi dell’Istituto).
Si precisa che la domanda dovrà essere presentata per uno soltanto degli Uffici Legali dell’Inps citati nell’art. 1 dei bandi. Alla stessa dovrà essere allegato, a pena di irricevibilità, un curriculum vitae redatto nel formato europeo (in pdf).
Le Direzioni regionali e di Coordinamento metropolitano verificheranno il possesso dei requisiti prescritti dal bando e la veridicità delle dichiarazioni rese nella domanda di partecipazione.
Una commissione, appositamente costituita presso ciascuna Direzione regionale e di Coordinamento metropolitano, valuterà l’idoneità dei candidati sulla base dei criteri riportati nel bando e formerà la graduatoria
Per l’Avvocatura centrale, la procedura sopra descritta sarà svolta a cura della Direzione centrale Risorse Umane d’intesa con il Coordinamento generale legale. Le liste definitive saranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Istituto.

Il Tribunale di Roma conferma la piena legittimità dell’operato dell’Inps in materia di recupero degli indebiti pensionistici.
RESPINTO IL RICORSO PROMOSSO DAL CODACONS.
Col provvedimento n. 26718/2017 il Tribunale di Roma, in qualità di giudice del lavoro, ha respinto il ricorso (ex art. 140 D. lgs. 206 del 2017) promosso dal Codacons e volto ad impedire all’Inps di recuperare le somme erogate indebitamente.
L’Autorità giudiziaria ha affermato in primo luogo l’assenza della legittimazione ad agire da parte dell’associazione ricorrente: il rapporto fra i pensionati e l’Inps non può essere ricondotto a un interesse collettivo dei consumatori ed utenti, anche in considerazione del fatto che le prestazioni indebite, o comunque erogate in eccedenza, non riguardano la totalità dei pensionati, essendo innumerevoli le situazioni in cui, nel corso del rapporto pensionistico, non si verifica alcuna ipotesi di indebita percezione di somme non spettanti.
Inoltre il Tribunale, nell’osservare che diverse sono le cause che possono dare luogo ad indebita erogazione, fra cui l’errore dell’Istituto ma anche il dolo dell’interessato, afferma che, posto che l’azione di recupero dell’indebito è effettuata dall’Inps sulla base delle specifiche disposizioni di legge, l’accoglimento del ricorso si porrebbe in contrasto con tutte le norme che disciplinano la modalità di recupero delle somme erogate e non dovute.
Infatti i recuperi effettuati dall’Inps nei confronti dei pensionati possono derivare da numerose tipologie di prestazioni indebitamente erogate, che nella maggior parte dei casi non traggono origine da errori dell’Istituto, e sono obbligatori in quanto previsti dalla normativa vigente.
Si ricorda che la maggiore causa di indebiti viene registrata in relazione a prestazioni collegate al reddito, le quali, in base alla legislazione vigente, sono erogate in via di anticipazione provvisoria in base a dati reddituali storici (quindi basati su annualità precedenti); nel momento in cui il dato reddituale relativo all’annualità cui si riferisce la prestazione viene poi certificato, l’Istituto è tenuto ad eseguire operazioni di conguaglio, che possono generare un debito (recupero indebito) o un credito (rimborso). In tali ipotesi i recuperi sono obbligatori in quanto espressamente previsti da specifiche disposizioni legislative.

Carlo Pareto

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