martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

ANDARE AVANTI
Pubblicato il 07-12-2017


prodi pisapiaOggi il centrosinistra sembra essersi ristretto e non allargato, dopo le defezioni di Pisapia e di Alfano. “Non tutte le frittate finiscono con il venir bene…”. Lo dice Romano Prodi a un incontro a Roma riferendosi alla situazione del centrosinistra dopo gli sviluppi e la rottura all’interno di Campo Progressista. A chi gli chiede se Pisapia abbia fatto bene, il fondatore dell’Ulivo risponde “non lo so”. E ancora: “non mi pronuncio” a chi gli chiede se la coalizione di centrosinistra sia finita. “I cambiamenti sono troppo recenti per dare un giudizio definitivo. Aspettiamo”.

Ma poi continua il ragionamento. Quella di Giuliano Pisapia “non è stata una defezione, perché Pisapia non aveva deciso. Aveva studiato il campo e poi ha concluso che non era cosa”. “Il processo va avanti. Si tenterà di nuovo perché è un processo importante ed utile al Paese. Pisapia ha esplorato e non ha trovato in se stesso o nel gruppo di riferimento motivazioni per andare avanti. E questo mi dispiace”, afferma l’ex premier che osserva che d’altra parte, “la stessa crisi c’è anche a destra”. “Il problema – sostiene – è che bisognerebbe ricominciare da capo. Io a suo tempo non ho inventato un granché ma c’era un disegno preciso di mettere insieme forze e contenuti. Mi criticarono per il programma di 400 pagine, ma quello di 140 lettere non è molto più soddisfacente. Un programma politico può anche essere di sei volumi… Ma con una coalizione ampia si deve scrivere. È senso di realismo. Perché i tedeschi ci mettono sei mesi a fare il programma di governo? Pensate non sappiano né leggere né scrivere?”, conclude.

Ma ormai il processo di riorganizzazione dei centrosinistra è in corso. “Ha ragione Prodi”. È il commento di Riccardo Nencini, segretario del Psi. “Nonostante il ritiro di Pisapia il processo va avanti perché utile all’Italia. I socialisti non si arrendono al rischio che il paese venga messo nelle mani di una destra che non ha avuto nemmeno la forza di condannare in modo netto i rigurgiti neofascisti”. “Il mio – prosegue Nencini – è un appello alle forze ambientaliste, laiche, di cultura civica e ulivista perché si apra, qui e subito, il cantiere della sinistra riformista italiana. Sono certo che saremo in campo in men che non si dica” conclude il segretario del Psi.

All’interno di Campo progressista non ci si rassegna. “Chiediamo a Giuliano Pisapia – afferma il deputato di Campo progressista, Michele Ragosta – la convocazione nazionale di tutte le Officine delle idee e dei comitati di Campo Progressista. In tanti hanno creduto e credono ancora nel suo progetto politico. Nell’ultimo incontro romano, al quale hanno partecipato solo i vertici di Campo

progressista, gli è stata rappresentata una situazione che non corrisponde al vero. Da ieri sono sommerso di telefonate da parti di esponenti politici e semplici attivisti di molte

regioni italiane, che ci stanno esortando ad andare avanti. Appare piuttosto evidente che i “big” di Campo progressista – o chi si sente tale – stavano già lavorando per raggiungere altri approdi, a sinistra come al centro. Tutte le compagne e i compagni di Campo progressista vogliono essere ascoltati da Giuliano. Ci deve almeno questo, poi sarà libero di scegliere il suo percorso”.

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Commenti all'articolo
  1. Mi sembra ragionevole la tesi che il programma di una coalizione possa o debba essere più esteso e articolato rispetto a quello che può predisporre un partito che si presenta singolarmente al voto, ma io ho l’impressione che oggi, da come sono andate evolvendosi le cose, non siano in gran numero i punti che interessano in modo particolare l’elettorato e che di fatto vanno a caratterizzare una linea politica, sia di un partito singolo che di una coalizione, e la distinguono inequivocabilmente da quella di altre formazioni (e di riflesso il programma dovrebbe contrarsi, o quantomeno focalizzarsi su tratti e proposte nodali e peculiari).

    Sono in buona sostanza i punti che connotano le posizioni del centro destra rispetto al centro sinistra, posizioni che oggi, in confronto a ieri, sembrano essersi ulteriormente radicalizzate, e ove su tali punti dovesse concentrarsi l’attenzione di chi si reca alle urne, potrebbe succedere che non riscuota l’atteso interesse, sempre all’occhio dei votanti, l’apporto delle forze “minori”, le quali esprimono culture politiche “collaterali” o “integrative” sicuramente importanti in condizioni ordinarie (ma la cui importanza può non essere sufficientemente avvertita in un clima socio-economico abbastanza inconsueto, se non eccezionale, come quello dei giorni nostri).

    Paolo B. 09.12.2017

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