mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricordo di Mario Didò
a 10 anni dalla scomparsa
Pubblicato il 05-12-2017


mario didò“Immigrazioni, diritto d’asilo, protezione dei rifugiati, integrazione degli immigrati sono tutti problemi destinati a divenire sempre più drammatici. Non solo per motivi economici e sociali, ma anche per il dilagare di conflitti locali per motivi politici, etnici, religiosi”. Mario Didò, segretario nazionale della Cgil negli anni sessanta ed europarlamentare socialista dal 1979 al 1994, scrisse queste righe nel settembre del 1998, diciannove anni fa, sull’”Avanti! della domenica”. E due mesi dopo ad un convegno aggiunse: “Nessun Paese da solo è in grado di affrontare e risolvere in modo adeguato questi problemi. Dovrebbe essere l’Unione Europea a dotarsi di una politica comune in questo campo”.

A dieci anni dalla sua scomparsa, la Cgil nazionale e la famiglia hanno ricordato Mario Didò, sindacalista ed europarlamentare, socialista ed europeista, attraverso due iniziative: un convegno e la pubblicazione, edita da Lithos, del volume ‘Il viaggio di Mario Didò verso la costruzione di un’Europa sociale. Una strada sindacale e politica, dalla banlieue di Parigi al Parlamento europeo’.
Mario Didò nasce nella periferia di Parigi il 16 novembre 1926, essendo il padre, figlio di una famiglia contadina, emigrato giovanissimo prima in Germania e poi in Francia. La famiglia rimpatria in Italia nel 1941, dopo l’invasione tedesca della Francia e la costituzione del regime di Vichy. Nel 1942, a soli 15 anni, Mario viene assunto come operaio metalmeccanico (titolo che orgogliosamente manterrà sempre, anche nei curricula parlamentari), in un’azienda collegata alla Siai-Marchetti.

didòNel 1959 è nominato segretario generale della Camera del lavoro di Varese e provincia, incarico che lascerà tre anni più tardi per trasferirsi, da vicesegretario nazionale della Cgil, a Roma. Eletto segretario nazionale della confederazione al congresso di Livorno nel 1969, lascerà la Cgil dieci anni più tardi, per candidarsi (era il giugno 1979) alle elezioni per il Parlamento europeo.
Nella biografia di Mario Didò l’elezione all’Europarlamento (con111.555 preferenze) costituisce di fatto l’approdo naturale di un percorso intellettuale, politico e sindacale sempre attento alle trasformazioni del mondo del lavoro e alla dimensione sovranazionale dei processi politici, economici e sociali.
“Didò è senza alcun dubbio da annoverare tra le figure che diedero forma alla Cgil – dice di lui Susanna Camusso -. Sebbene, nei primi anni del dopoguerra non in un ruolo di primo piano, seppe dare, una volta entrato a far parte degli organismi dirigenti nazionali, un’impronta indelebile, in particolare alla politica estera della confederazione, alla costruzione di un sindacalismo europeo e di un’Europa politica e sociale”.

“Mario Didò apparteneva a una specie preziosa, che purtroppo è ormai quasi interamente estinta – è l’opinione di Giuliano Amato -. Era la specie di coloro che si venivano preparando e poi specializzando nella cura degli interessi collettivi attraverso una sequenza di esperienze, che cominciavano negli anni giovanili sulluogo di lavoro, poi proseguivano nel sindacato o nel partito, quindi nelle cariche elettive, prima a livello locale, poi in sede nazionale e, quando arrivò l’Europa, anche europea”.
“Appassionato combattente per la causa dell’Europa unita e del socialismo europeo”, lo ha definito nel 2007 in occasione della sua scomparsa – restituendo alla sua immagine quattro parole di sintesi perfetta – Giorgio Napolitano, che aveva conosciuto Didò da vicino nell’Assemblea di Strasburgo.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, “Mario Didò fu la bussola nel partito per noi più giovani di lui e che con passione ci occupavamo di temi europei. Mario concluse il suo mandato di parlamentare europeo nel 1994, io gli succedetti dieci anni dopo e potei verificare quanto continuasse ad essere riconosciuto a distanza di anni come figura qualificata del socialismo italiano in Europa”.

“Il convegno a lui dedicato – spiega la figlia Monica – non rappresenta una semplice occasione commemorativa e nasce con l’obiettivo di verificare se le istituzioni europee possano proporre una politica sociale valida o se altrimenti risulti indispensabile rivedere tali strutture, le stesse nelle quali mio padre ha militato, migliorandone l’efficienza, la cooperazione e le politiche”.

(Fonte AGI)

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