giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

CAMERE SCIOLTE
Pubblicato il 28-12-2017


apre gentiloni

Conto alla rovescia verso le elezioni. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Subito dopo, comunica il Quirinale in una nota, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, si è recato dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per comunicare il provvedimento di scioglimento delle Camere.

Stasera il consiglio dei ministri darà il via libera ai decreti elettorali e indicherà la data delle elezioni, presumibilmente il 4 marzo. Intanto Gentiloni ha tracciato un bilancio nella conferenza stampa di fine anno rivendicando i risultati raggiunti dalla “sinistra di governo” che in Italia c’è. Il premier assicura che anche a Camere sciolte l’esecutivo non “tirerà i remi in barca”, non andrà “in pausa” e “governerà”. Il premier stamani, prima di salire al Colle per l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha risposto per due ore alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, tracciando il bilancio della sua esperienza a Palazzo Chigi, ma anche dei due precedenti esecutivi a guida Pd: quello di Enrico Letta prima e Matteo Renzi poi. Ma ha anche parlato del suo futuro nei prossimi mesi, come premier ed esponente Dem. Gentiloni si è detto innanzitutto soddisfatto per aver raggiunto l’obiettivo di arrivare alla “conclusione ordinata della legislatura” perché “sarebbe stato grave e devastante arrivare a interruzioni traumatiche ed esercizi provvisori”. Anche per questo, in un momento in cui l’economia sta “riprendendo fiato”, non è il momento di mettersi “in pausa” o “tirare i remi in barca”.

E dunque “nei limiti fissati dalla Costituzione, dalle leggi e dalla prassi il governo governerà”. Quella che può apparire quasi una banalità (e Gentiloni autoironizza affermando che “ho detto una frase storica”) in realtà è un punto politico importante, perché non essendo dimissionario il governo agirà sì per gli affari correnti ma con un profilo politico intatto. E del resto, ha notato, “la Costituzione parla chiaro: i governi durano finché non vengono sostituiti da un altro governo”.

Il premier ha schivato abilmente le domande su un possibile Gentiloni bis nella prossima legislatura, magari di larghe intese. “Mi auguro che il rischio di instabilità che vedo benissimo venga governato” e che “il Pd abbia un buon risultato e che questo faciliti la costruzione di un governo domani”, si è limitato a dire il presidente del Consiglio, che parteciperà alla campagna elettorale, pur nel rispetto del suo ruolo. Però, non si vede come destinato alla “riserva della Repubblica” perché “io sognerei altre panchine”, ha detto con una battuta. Comunque sia, Gentiloni ha rivendicato i risultati raggiunti a dimostrazione che “in Italia c’è una sinistra di governo a disposizione del Paese”, rimarcando che la “credibilità” guadagnata è un “patrimonio del Pd” che deve apparire come “una forza tranquilla di governo”. I risultati, dunque. E’ stata una legislatura “travagliata” ma “fruttuosa”, ha sottolineato, in cui “l’Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del dopoguerra” e “il merito principale è delle famiglie e delle imprese italiane”.

Però grazie anche all’azione di un esecutivo che “non ha tirato a campare” oggi “la crescita ha preso un buon ritmo” e se “siamo indietro rispetto alla media dell’Eurozona, il fanalino di coda non siamo più noi”. Sempre in campo economico, il premier ha voluto affermare la “bontà” del reddito di inclusione “nel proliferare di promesse fantasiose”; “la spinta per l’assunzione di giovani al Sud”; l’intervento “sulle più rilevanti crisi bancarie” per “salvaguardare il risparmio ed evitare conseguenze di sistema” senza “dare i soldi ai mariuoli”. È stata poi una legislatura con un risultato “storico” per i diritti, con le unioni civili, il reato di tortura, il biotestamento, le norme contro la violenza sulle donne.

Certo c’è rammarico per non aver approvato lo Ius soli, ma “pur avendoci lavorato alcuni mesi la verità è che non siamo riusciti a mettere insieme i numeri sufficienti per approvare la legge”. Sui migranti l’Italia ha dimostrato che è possibile avere “capacità di accoglienza” e allo stesso tempo “infliggere colpi durissimi ai trafficanti di esseri umani”, suscitando anche l’apprezzamento dell’Europa. Proprio in ambito continentale, ha detto ancora, “nel 2017 ci sono stati “mesi di successi e impegni che mi auguro che il 2018 possa confermare”. Adesso iniziano due mesi di campagna elettorale, dal risultato quanto mai incerto. “La legge elettorale – ha ricordato Gentiloni – prevede l’indicazione del leader di partito, quindi ci sono pochi dubbi su questo. Vedremo i risultati elettorali, in base a questi si lavorerà per fare un governo: mi auguro che il Pd abbia la forza per essere la forza fondamentale. Per il momento c’è un premier, che sono io, che assicura l’attività del governo”.

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Commenti all'articolo
  1. “Ius soli, perché dico di no”. In una intervista al Corriere della Sra Silvio Berlusconi esprime la sua ferma contrarietà alla legge sullo ius soli. Afferma il leader di Forza Italia: “Sono contrarissimo a questa legge, che per la cittadinanza prevede che basti qualche adempimento formale. Non credo debbano diventare italiani coloro che, per esempio, tengono le loro donne segregate, non credono nella libertà religiosa, simpatizzano per i terroristi, odiano i cristiani o gli ebrei, neppure se hanno seguito cinque anni di studi in una scuola italiana”.

  2. La mancata approvazione della legge sullo “ius soli” è una macchia, una ferita aperta, nonché un grave errore politico e strategico che pagheremo il 4 marzo. È mancato quello che non era mancato nel caso della legge sulle unioni omosessuali: il coraggio di fare quello che una “leadership” deve fare, ovvero guidare i cittadini anziché lasciarsi guidare. Un colpo basso a chi nasce, cresce e studia in Italia ma non ha cittadinanza. E un altro favore fatto al populismo di lega, fi, m5s.
    Che pena.

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