mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Roberto Vecchioni, un cantautore in cattedra
Pubblicato il 19-12-2017


Roberto-VecchioniRoberto Vecchioni, professore, cantautore e scrittore di successo, nato a Carate Brianze nel 1943 da genitori napoletani, è noto al pubblico grazie a brani come Luci a San Siro, Samarcanda, Voglio una donna, Chiamami ancora amore. Chi volesse ascoltare le sue canzoni e leggere i suoi libri sa come fare. Più complicato è invece conoscere e ripercorrere la carriera scolastica e intellettuale del prof. Vecchioni dagli esordi negli istituti tecnici e poi nei licei fino all’insegnamento universitario. Ora su questo argomento raccoglie molto materiale il libro di Emiliano Longo, Un cantautore in cattedra, (Arcana, Roma 2017, pp. 281), che, attraverso i ricordi dello stesso artista, di ex studenti ed ex colleghi, ricostruisce le idee, il mondo e lo stile del professor Vecchioni. Innamorato del “potere salvifico e terapeutico” delle parole e delle culture antiche, da giovane Vecchioni legge i classici, i tragici greci, gli scrittori russi, Leopardi e poi Pascoli, Pavese, Penna, Caproni. Ama il teatro di Eduardo De Filippo, il cinema di Fellini e i fumetti. In rapporto conflittuale con la realtà e attratto dalle cose “inutili”, Vecchioni frequenta il liceo e poi si laurea in lettere classiche nel 1968. Negli anni in cui le università e le scuole superiori sono coinvolte dalla protesta degli studenti e poi occupate, Vecchioni è impegnato nelle prime supplenze e nella composizione di canzoni. Sin dal suo primo apparire nelle aule scolastiche, Vecchioni è percepito come un alieno dai suoi allievi, abituati a docenti autoritari, rigidamente programmatici, ritmicamente monocordi.
Specialisti nel trasformare i propri studenti in burattini, in recipienti di nozioni, in individui privi di creatività e incapaci di provare emozioni. Al contrario di molti suoi colleghi, il prof. Vecchioni, aiutato dalla sua attitudine affabulatoria, incline al saper “raccontare e recitare”, in aula diventa protagonista di “narrazioni educative” che affascinano e lasciano tracce indelebili nella memoria di chi le ascolta. Le lezioni di Vecchioni prendono spunti da personaggi storici e letterari, dalla cultura alta, ma non disdegnano di fare incursioni nel mondo del fumetto, del cinema, della canzone d’autore, cioè nell’arte popolare. In questa polarità venata di eclettismo e lontana dalla didattica severa e tradizionale consiste la forza, il fascino e l’originalità del Vecchioni insegnante. Dopo il 1973, che vede la sua partecipazione al Festival di Sanremo con la canzone L’uomo che si gioca il cielo a dadi, aumentando gli impegni artistici, le due attività di Vecchioni entrano un po’ in conflitto e gli riesce difficile gestirle. I ritardi a scuola e le richieste di aspettativa cominciano a farsi sempre più frequenti.
Ma Vecchioni ha scelto di diventare insegnante per assecondare il desiderio di arricchire la propria umanità e quindi quella dei suoi studenti, non per mancanza di alternative o per ragioni di comodo. Per questo sentirà ancora impellente il bisogno di entrare in classe e relazionarsi con i suoi studenti. Criticato per la sua didattica estemporanea ed eretica, alla fine degli anni ‘90 Vecchioni, un po’ stanco di svegliarsi presto la mattina e deluso dalla scuola impigliata nelle maglie della burocrazia, ingessata da programmi obsoleti e arroccata nella difesa di un sapere elitario che con difficoltà può essere fatto capire e apprezzare a studenti sempre più distratti, approda alla facoltà di Scienze della comunicazione all’università di Torino, dove tiene corsi sullo studio della canzone d’autore.

Lorenzo Catania

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