lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scenari elettorali
Pubblicato il 30-12-2017


È ufficiale, si vota il 4 marzo. Nonostante la certezza della data, gli scenari politici rimangono però molto incerti. Ad oggi, le uniche cose sicure sono la crisi del Pd e la rinnovata centralità di Berlusconi nel sistema politico.

Il leader di Forza Italia è praticamente rinato dopo la disfatta del 2011 che lo aveva costretto alle dimissioni. Alla luce delle difficoltà del Pd, e a fronte dell’inesperienza grillina, l’ex Cavaliere sembra essere diventato il dominus della politica nostrana.

Dopo il 4 dicembre, infatti, il Pd renziano è entrato in una grave crisi strategica, non trovando una via d’uscita. La sconfitta nelle diverse tornate di amministrative, la scissione di Mdp (poi confluito in Liberi ed Uguali) e il caso Boschi sono emblematici.

Anche l’avvio della campagna elettorale non sembra essere stato dei più esaltanti. L’iniziativa del Treno “Destinazione Italia” per ascoltare il Paese non ha sortito gli effetti sperati. Per non parlare della commissione d’inchiesta sulle banche, che si è rivelata un grave boomerang per il Partito democratico. Questa situazione è stata fotografata anche dagli ultimi sondaggi, secondo i quali il partito di Renzi si attesterebbe intorno al 24%. Sembra che il segretario del Pd abbia perso contatto con il Paese, e che tutti i tentativi per recuperarlo stiano allargando tale frattura.

Queste difficoltà si rispecchiano anche nell’impossibilità di stringere alleanze con le varie forze politiche che potrebbero dar vita ad un centrosinistra largo, in primis Liberi e Uguali. Ad oggi l’unica alleanza siglata dal Pd è con Insieme, la federazione di stampo ulivista che unisce Psi, Verdi e Area Civica.

Per le caratteristiche del Rosatellum, una legge elettorale mista (64% proporzionale, 36% maggioritario) che non garantisce facilmente la governabilità, la condizione del Partito democratico risulta particolarmente infelice. Non riuscendo a costruire delle coalizioni ampie, il partito guidato da Renzi sembra essere in difficoltà nei collegi uninominali, in cui le forze coalizzate, sommando i rispettivi voti, possono sostenere un singolo candidato.

Al contrario, il centrodestra sembra essere favorito, Berlusconi in modo particolare. L’ex Cavaliere può infatti cercare di arrivare al 40%, forte di tutta la coalizione del centrodestra, composta da Fi, Lega, FdI, Energie PER l’Italia, Noi con l’Italia, Udc e Rinascimento. Se il centrodestra non dovesse raggiungere questa percentuale, Berlusconi potrebbe comunque ergersi a uomo di Stato, facendosi garante di un governo di larghe intese con il Pd dopo il voto. Non a caso, il leader di Fi ha identificato nel M5s il nemico da battere, e non ha mai attaccato frontalmente il Pd, anche perché una débâcle dei Dem limiterebbe gravemente la sua strategia.

Queste opzioni prefigurano una rinnovata centralità berlusconiana, basata sul suo potere coalittivo che gli permette di stringere alleanze sia con il centrodestra che con il centrosinistra, utili per tagliare fuori il Movimento 5 stelle.

Questo potere è ulteriormente rafforzato dalla natura del M5s. In effetti, tutti i partiti stanno attaccando i grillini e temono la possibilità di un eventuale governo targato 5 stelle. Berlusconi, per la sua posizione, dovrebbe essere il perno su cui si fonda questa conventio ad excludendum 2.0.

Ad oggi, infatti, sembrano poco praticabili le possibili alleanze elettorali del M5s: sia con la Lega, ben radicata nel centrodestra; sia con LeU. Quest’ultima non sembra del tutto impossibile, anche se smentirebbe la storia del movimento fondato da Grillo…

Martino Loiacono

Laureato in Lettere, esperto della Storia dell'Italia Repubblicana e appassionato di politica. Mi occupo di comunicazione pubblica e istituzionale.

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