lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Parlare tra sordi è un perdita di tempo
Pubblicato il 29-12-2017


Parlare tra sordi è un perdita di tempo, a meno che non si usi il linguaggio dei segni. Per due persone che hanno incollate verità opposte, diventa difficile confrontarsi. Ho constatato che gli orfani dell ’identità politica, trovano difficoltà a discutere con chi ha la fortuna di conservare valori e identità. Nella prima Repubblica, era più facile discutere con gli avversari. La guida era il modello di società a cui ci si ispirava e la conoscenza del modello a cui si ispirava l’interlocutore. Oggi, è arduo confrontarsi: la maggior parte parla a ruota libera, utilizzando accuse, come veicolo per la discussione. Aspetto, con ansia il ritorno alla politica seria e impegnativa per sentire parlare e discutere di argomenti come la programmazione economica; il rapporto tra capitale e lavoro; la differenza tra aiuto ai poveri e lotta alla povertà; il lavoro, come variabile indipendente; il rapporto tra numero di abitanti ed estensione del territorio; il ruolo dell’Italia nel mondo globalizzato, ecc. Questi argomenti sono rimasti appannaggio solo di sociologi e filosofi. Non è un caso, se Domenico De Masi e Massimo Cacciari vengono spesso invitati ai confronti televisivi. Gli attivisti delle associazioni hanno padroni, non maestri. Nella prima Repubblica, veri politici ci invogliavano a studiare. Mi vado convincendo che i “politici attuali” non conoscono i veri problemi della società. Spesso, mi capita di parlare con dirigenti politici e aspiranti nominati: ripetono quello che hanno ascoltato, la sera prima per televisione, convinti di aver scoperto la luna. Pronunciano, con enfasi, parole impegnative: PIL, Europa, globalizzazione, austerità, Jobs Act, ecc. Quando chiedo di spiegarmi il significato dei concetti espressi, si bloccano. Di seguito, immaginando di parlare con un mio interlocutore, faccio un ragionamento. La politica è stata definita “arte nobile” (arte, non scienza). Per cui, il politico deve essere artista, nel senso che deve vedere quello che l’uomo qualunque non vede. Come l’artista crea per provocare emozioni e non produce su commissione mercantile, così il politico dovrebbe agire sotto la spinta a voler provocare emozioni nelle persone, non per accontentare padroni. Piero Calamandrei sosteneva che la Costituzione, prodotto politico, doveva essere presbite. Allo stesso modo, il politico deve intuire come sarà il futuro. In sostanza, la politica deve tendere allo miglioramento delle condizioni della società, in una logica prospettica. E’ bene ricordare che lo sviluppo non coincide con l’aumento del PIL. Anzi, esiste un Legge economica, secondo la quale l’aumento del PIL fa aumentare le diseguaglianze. La situazione italiana dimostra la validità di tale Legge. Quindi, quelli che strombazzano l’aumento del PIL dell’ 1,5%, per l’anno in corso, per dimostrare che il Paese sta meglio, o sono ignoranti o fanno affidamento sull’ingenuità del popolo. Come si crea sviluppo? La risposta è semplice: valorizzando le risorse utilizzando strumenti democratici e intelligenti. In Italia, da decenni, non succede, per l’inadeguatezza delle conoscenza e lo scadimento della politica. Facciamo tre esempi: 1) L’industria manifatturiera era la spina dorsale dell’economia italiana. L’imbecillità della politica ha invogliato gli imprenditori a trasferire all’estero le proprie attività , non solo per il basso costo della manodopera, ma anche per il macigno delle spese d’impianto ( notaio, camera di commercio e tasse prima di produrre). L’Italia da produttore è rimasto solo consumatore. 2) Anche le pietre sanno che i giovani laureati sono produttori di valore aggiunto. La politica invece di preparare l’organizzazione economica ad accogliere i nuovi produttori di valore aggiunto, li spinge ad emigrare, trasferendo ad altri la produttività culturale. 3) Per l’utilizzo dei beni culturali, assistiamo all’orgia della stupidità. Ogni rione pretende di organizzare attrattori turistici. Consumano montagne di soldi, senza richiamare turisti. Molti pensano che i cittadini, che da San Potito vanno ad Atripalda o da Valle a Piazza Libertà siano turisti. In tutta l’Irpinia, tranne l’evento, che si svolge a Calitri, non esiste un attrattore degno di questo nome. Eppure, i beni culturali ci sono e ci sono anche le professionalità capaci, non quelle che leggano gli assessori. Ma chi conosce l’attrattore turistico che proposi da Assessore Provinciale nel 2005? 4) L’esperienza, che, come ha scritto Francesco Verderami, “è una risorsa da custodire e valorizzare per vincere le sfide del mercato. Quelli che vogliono cloroformizzare, parlando di investimenti, di meno austerità, di riduzione delle tasse, di inclusione e di altre cose monofunzionali non vanno ascoltati. Se si vuole cambiare la tendenza politica, occorre valorizzare tutte le risorse, semplificare la burocrazia, ridurre il numero delle leggi ( da applicare, non da interpretare), monitorare, senza sosta, la disponibilità occupazionale, investire nella ricerca per uscirà dalla sudditanza da paesi, come la Corea del Sud.

Luigi Mainolfi

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