giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

SIPARIO SULLE CAMERE
Pubblicato il 29-12-2017


cameraCala il sipario sulla legislatura numero diciassette. Dopo aver ricevuto al Quirinale il premier Gentiloni e i presidenti di Camera e Senato, Sergio Mattarella ha sciolto le Camere. È l’atto finale che porta alle elezioni: gli italiani saranno chiamati alle urne domenica 4 marzo, poi le nuove Camere si riuniranno il 23 dello stesso mese per eleggere i presidenti. Da oggi l’Italia è in campagna elettorale. Da qui al voto resta a Palazzo Chigi Gentiloni: il suo governo non si è dimesso, i poteri non sono limitati all’ordinaria amministrazione. Insomma, le Camere chiudono i battenti, ma il governo non va in vacanza. “L’Italia non si mette in pausa, il governo non tira i remi in barca, continuerà a governare”, ha spiegato il premier nella conferenza stampa di fine anno che ha preceduto di qualche ora l’epilogo della legislatura.

Alle elezioni del 4 marzo verranno premiate le coalizioni e, ha sottolineato il segretario del Psi Riccardo Nencini “non i populisti”. “L’Italia – ha detto ancora intervenendo a Napoli alla all’assemblea di Area progressista – è divisa in tre poli, ma lo scontro elettorale sarà tra centrodestra e centrosinistra. Ci sono buone possibilità che alla fine vinca un centrosinistra rinnovato, coeso, che presenta un programma forte, legato ad un patto concretissimo con gli italiani”. “Con questa legge elettorale – ha spiegato Nencini – verranno premiate le coalizioni. E poi, come avvenuto già a livello europeo, gli italiani non premiano populismi ed estremismi che possano governarli, fanno scelte diverse”. Nencini ha poi aggiunto: “Ci sono tre punti che qualificano la nostra presenza innanzitutto il prossimo Parlamento noi crediamo debba essere un’Assemblea costituente; riforma della Costituzione con inserimento della sostenibilità ambientale e sociale perché c’è troppa diseguaglianza in Italia. Il secondo punto riguarda i migranti: chi vive in Italia deve vivere secondo diritto, secondo responsabilità, godere dei nostri diritti, vivere all’interno di un mondo dove le conquiste legate alla parità tra uomo e donna devono essere protette e salvaguardate sempre. Terzo, ci sarà un’attenzione molto forte sui temi che riguardano il mondo del lavoro con delle proposte che sono state già presentate”. Sulle divisioni nella sinistra Nencini ha detto che “l’Italia ha sempre avuto una sinistra riformista e una massimalista e molte volte la sinistra massimalista gode se la sinistra riformista perde. Spero proprio che questo non avvenga nel corso della prossima campagna elettorale, spero che gli italiani facciano una scelta di cuore e di ragione allo stesso tempo”. La lista di Area Progressita, ha infine aggiunto Nencini, “completa un percorso importante perché associamo un pezzo del mondo che era legato all’ex sindaco di Milano, Pisapia, che ora con noi costruisce la lista Insieme”.

Dietro la scelta di Gentiloni, condivisa con Mattarella, la quasi certezza che le elezioni non avranno un vincitore e che servirà tempo per formare un nuovo governo. Anche Gentiloni lo ha dato per scontato: il premier non ha voluto dire se gli italiani lo ritroveranno a Palazzo Chigi come premier di un governo di larghe intese, ma ha sostenuto che anche senza un vincitore la situazione “potrà essere gestita” con “senso della misura e senso della responsabilita’”, come del resto è successo in Germania, Gran Bretagna e Spagna. “Spero che il Pd abbia un buon risultato e possa essere la forza centrale del prossimo governo”, ha detto ancora il presidente del consiglio. Alla sinistra di governo, stando alle parole di Gentiloni, non dovrebbe essere impossibile dialogare con la sinistra-sinistra di Bersani. Il bilancio che Gentiloni traccia di questo ultimo anno ha varie luci (“oggi l’Italia è fuori dalla più grave crisi dal dopoguerra”, ha detto) e una sola ombra: quella di aver lasciato “incompiuto” il capitolo delle leggi sui diritti, arenatasi sullo ius soli per un solo motivo: “Non avevamo i voti”. Ma complessivamente il voto che si assegna è positivo: “Il mio governo non ha tirato a campare”. Qualche distinguo da Renzi, il premier lo ha fatto : su Visco e Bankitalia (“il Pd aveva preso una posizione, io ho deciso diversamente”) e anche sulla commissione banche (“ho accolto con sollievo la conclusione delle sue audizioni, perché non sono state utilissime”). Ma ha difeso Maria Elena Boschi e ha detto di aver insistito perché “restasse al suo posto”. Ora comincia la campagna elettorale; anche Gentiloni vi prenderà parte (“i governi non sono super partes”) e punterà a far percepire il Pd come “forza tranquilla di governo” per cercare di recuperare i voti degli scontenti e dei disillusi.

Partito un anno fa in sordina, Gentiloni ora miete consensi. Anche Berlusconi ne fa l’elogio (“è una persona gentile e moderata”) e evita di attaccare il Pd: la sua campagna elettorale è tutta contro i cinque stelle , “che sono un vero pericolo per la democrazia” ha sostenuto il leader di Forza Italia. Un fair play, quello di Berlusconi verso il Pd, non ricambiato da Matteo Renzi: per il segretario del Nazareno le promesse elettorali di Berlusconi (pensioni minime a 1000 euro, reddito di dignità, riduzione delle tasse) costerebbero 157 miliardi, quelle dei cinque stelle “solo” 84: insomma “un disastro” o, in alternativa “una presa in giro degli italiani”. Di Maio scrolla le spalle: “Renzi da’ i numeri. Comunque noi possiamo arrivare al 40 per cento e governare da soli”.

Intanto dal collasso di AP di Alfano nasce Civica Popolare. Una lista lista centrista . Ap, Centristi per l’Europa, Democrazia Solidale, Italiapopolare e Idv, si legge in una nota, danno vita alla lista “Civica Popolare” che sosterrà “l’area politica che ha supportato fino in fondo i governi di questa legislatura”. La lista, si legge ancora, “sarà guidata da Beatrice Lorenzin e avrà nel simbolo una margherita” ed è “il primo passo per la costituzione di una forza politica di ispirazione europeista e riformista, per fronteggiare ogni deriva populista e proseguire sul sentiero della ricostruzione civile, sociale e materiale del Paese”. “Quella varata fra ieri sera e oggi – afferma Fabrizio Cicchitto – è un’operazione politica di notevole spessore che mette assieme forze politiche e culturali che aggregate insieme costituiscono un centro davvero autonomo, distinto dal Pd e nettamente contrapposto sia al centro-destra di Forza Italia e Lega, sia al Movimento 5 Stelle. Si tratta di ben altro che una lista civetta”

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Commenti all'articolo
  1. “Soros e i suoi miliardi pro clandestini saranno messi al bando: persona (e soldi) indesiderati”. No, non è un messaggio del premier ungherese Orban. Ad esibirsi nella peggior immondizia populista, sulla stessa lunghezza d’onda delle campagne ordite in questi anni dal governo magiaro, molto spesso solleticando i peggiori istinti antisemiti dell’elettorato di destra, è il segretario leghista Matteo Salvini.
    Un post, su Facebook, che ha presto fatto il giro della rete. Un messaggio agli italiani, alla vigilia di una campagna elettorale che si annuncia particolarmente infuocata, in cui lo stesso ha confessato di ammirare proprio il governo ungherese, ma anche l’Austria e la Polonia tra gli altri. Paesi al centro delle cronache per l’inquietante ascesa di gruppi nazionalisti e xenofobi, oggi anche partiti di governo, e “attenzionati” da una Unione Europea sempre più spaventata dal consenso che forze anti-sistema sta conquistando all’interno dei confini continentali. Paesi che, per Salvini, “hanno saputo difendere i loro confini e la loro cultura”. I social, come spesso accade, sono il veicolo più efficace per diffondere messaggi destabilizzanti. Il 2018, in questo senso, si annuncia come l’anno della verità dopo mesi di paccottiglie, bufale, fake news ai massimi livelli. Scrive al riguardo il Corriere della Sera: “I prossimi 12 mesi si aprono con gli effetti di quanto accaduto: oggi in Germania scadono i primi tre mesi di rodaggio della legge che prevede fino a 50 milioni di multa alle piattaforme che non si dimostrino in grado di cancellare contenuti d’odio e bufale in un lasso di tempo compreso tra le 24 ore e i sette giorni dalla denuncia in base alla gravità”. Sulla Germania, viene spiegato, sono puntati gli occhi di tutto il mondo, Italia compresa. Svariati infatti sono i contesti in cui si stanno valutando interventi normativi per inchiodare le piattaforme alle loro responsabilità.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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