venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Statali, verso l’aumento degli stipendi
Pubblicato il 21-12-2017


pubblico impiegoNovità si prospettano sugli stipendi e sul rapporto di lavoro degli statali. L’ARAN ha presentato ai sindacati la bozza per il rinnovo del contratto di lavoro delle Funzioni centrali. Sono previsti anche nuovi criteri per la mobilità dei dipendenti pubblici.

Gli statali in eccedenza, ovvero gli esuberi, di un’amministrazione centrale potranno essere impiegati da un’altra amministrazione non solo a livello regionale ma addirittura nazionale. Infatti l’amministrazione di appartenenza sarà tenuta a comunicare, allo scopo di facilitare il passaggio diretto del personale in eccedenza ad altre amministrazioni, anche a tutte le amministrazioni in ambito nazionale in aggiunta a quelle regionali già previste.

A mitigare l’introduzione della mobilità per gli statali, sono stati previsti l’introduzione di premi e indennità.  Oltre la metà della parte variabile del salario accessorio degli statali, ovvero del fondo risorse decentrate, sarà destinato a premi e indennità. In particolare tali risorse dovrebbero essere finalizzate a premi correlati alla ‘performance organizzativa’ e a quella individuale oltre che a indennità relative alle condizioni di lavoro. Le motivazioni di accesso farebbero riferimento alle obiettive situazioni di disagio, rischio e responsabilità, al lavoro in turno, a particolari o gravose articolazioni dell’orario di lavoro e alla reperibilità. Inoltre, saranno destinate anche a nuove progressioni economiche, ovvero scatti di stipendio su comprovate competenze professionali.

Per gli statali con redditi bassi che già percepiscono il bonus da 80 euro, ci sarà un ulteriore aumento in busta paga di 20 euro lordi al mese. Nella bozza del CCNL Funzioni centrali in discussione all’Aran tra governo e sindacati, per l’elemento perequativo, si è ipotizzata la ‘cifra media’.

Nell’ambito del welfare aziendale, tra le opzioni che le pubbliche amministrazioni potranno scegliere in sede di contrattazione integrativa, per gli statali sono state previste le polizze sanitarie integrative al SSN. Sono stati previsti anche iniziative di sostegno al reddito della famiglia (sussidi e rimborsi) per i nuclei con redditi più bassi, supporto all’istruzione e promozione del merito dei figli, come ad esempio acquisto dei libri di testo, rette per l’asilo e l’università e contributi a favore di attività culturali, ricreative e sociali. Un’attenzione particolare viene prestata a favore dei dipendenti che hanno difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili.

Agli  statali con redditi bassi sarà destinato un bonus extra. Questa è una delle ipotesi previste nella bozza del contratto delle Funzioni centrali attualmente in discussione all’Aran tra governo e sindacati. L’incentivo garantirebbe un ulteriore aumento in busta paga di 20 euro lordi al mese ai dipendenti pubblici che già percepiscono il bonus da 80 euro. Ad incassare tale ‘elemento perequativo’, dunque, dovrebbero essere tutti coloro che guadagnano fino a 26.600 euro lordi annui, cifra prevista dall’ultima Legge di Bilancio. Sul tavolo delle trattative ci sono anche iniziative di sostegno al reddito della famiglia (sussidi e rimborsi) per i nuclei con redditi più bassi: supporto all’istruzione e promozione del merito dei figli, come ad esempio acquisto dei libri di testo, rette per l’asilo e l’università e contributi a favore di attività culturali, ricreative e sociali.

Nel frattempo, la trattativa tra governo e sindacati sta proseguendo per tentare di chiudere il rinnovo contrattuale entro Natale. Al centro dell’attenzione, per il momento, ci sarebbe l’articolo 3, considerato il più delicato, perché tratta delle relazioni sindacali e in particolare delle materie che possono essere delegate alla contrattazione, in particolare turni e orari. Un punto su cui si ravvisano ancora distanze e difficoltà per arrivare a un accordo.

Invece, dalla Camera dei deputati arriva un’altra novità. L’ufficio di presidenza della Camera che oggi ha approvato all’unanimità il progetto di bilancio 2018-2020, ha deciso di bloccare fino al 2020 stipendi e rimborsi dei deputati.

Un comunicato ha reso noto: “Per ciascuno degli anni del triennio il totale della spesa resterà ampiamente al di sotto del miliardo di euro, risultato conseguito nel 2015 per la prima volta dopo dieci anni. In particolare le misure relative al blocco dell’ammontare dell’indennità parlamentare e dei rimborsi dei deputati, che hanno costituito un indirizzo consolidato nella legislatura in corso e che l’ufficio di presidenza ha deliberato di prorogare ulteriormente al 31 dicembre 2020, hanno consentito una riduzione degli oneri rispetto all’andamento tendenziale della spesa pari circa a 43 milioni di euro per ciascun anno della legislatura”.

Salvatore Rondello

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