mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Arriva il rapporto Unicef, bambini sotto attacco
Pubblicato il 28-12-2017


unicef

Il rapporto dell’Unicef 2017 sui minori di tutto il mondo denuncia una raccapricciante realtà. I bambini usati come scudi umani, mutilati o reclutati, stuprati, rapiti, costretti al matrimonio, ridotti in schiavitù: secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia sono le tattiche normali nei conflitti in Iraq, Siria, Yemen, Nigeria, Sud Sudan e Myanmar.

Nessun luogo può considerarsi sicuro per i bambini. Nei conflitti, in tutto il mondo, i bambini sono stati utilizzati come scudi umani, uccisi, mutilati e reclutati per combattere. Stupro, matrimonio forzato, rapimento e riduzione in schiavitù sono diventate delle tattiche normali nei conflitti in Iraq, Siria, Yemen, Nigeria, Sud Sudan e Myanmar. Nel rapporto dell’Unicef si legge che quest’anno i bambini che vivono in zone di conflitto in tutto il mondo hanno subito un numero impressionante di attacchi, mentre le parti in conflitto hanno palesemente ignorato le leggi internazionali per la protezione dei più vulnerabili.
In  Afghanistan, durante i primi 9 mesi dell’anno, circa 700 bambini sono stati uccisi.

Nel Nord Est della Nigeria  e in  Camerun, Boko Haram ha costretto almeno 135 bambini ad agire in attacchi bomba suicidi (un numero 5 volte più elevato rispetto al 2016).

In  Repubblica Centrafricana, dopo mesi di conflitti, un rilevante incremento delle violenze ha causato la morte, lo stupro, il rapimento e il reclutamento da parte di gruppi armati di diversi bambini.

Nella regione del Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo, le violenze hanno costretto 850 mila bambini a lasciare le proprie case, mentre oltre 200 centri sanitari e 400 scuole sono stati attaccati. Si stima che 350 mila bambini abbiano sofferto di malnutrizione acuta grave.

In Iraq e in Siria, i bambini sono stati usati come scudi umani, intrappolati sotto assedio, sono diventati obiettivi di cecchini e hanno vissuto intensi bombardamenti e violenze.

In  Myanmar, i bambini rohingya hanno sofferto e assistito a terribili e diffuse violenze, sotto attacco sono stati costretti a lasciare le loro case nello Stato di Rakhine, mentre i bambini nelle aree di confine negli stati di Kachin, Shan e Kayin continuano a soffrire le conseguenze delle tensioni in corso tra le Forze Armate del Myanmar e i gruppi armati delle diverse etnie.

In Sud Sudan, dove il conflitto e l’economia al collasso hanno portato alla dichiarazione di carestia in diverse parti del paese, oltre 19 mila bambini sono stati reclutati da forze e gruppi armati e oltre 2.300 bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto a dicembre 2013.

In Somalia, nei primi 10 mesi del 2017, sono stati registrati 1.740 casi di reclutamento di bambini.

In Yemen, secondo dati verificati, dopo circa mille giorni di combattimenti, almeno 5 mila bambini sono morti o sono stati feriti, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto.

Oltre 11 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria. Degli 1,8 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione, 385 mila sono malnutriti gravemente e rischiano di morire se non riceveranno urgentemente cure.

Manuel Fontaine, direttore dei programmi di emergenza dell’Unicef, ha dichiarato: “I bambini sono stati obiettivi e sono stati esposti ad attacchi e violenze brutali nelle loro case, scuole e parchi giochi. Questi attacchi continuano anno dopo anno, ma non possiamo diventare insensibili. Violenze di questo tipo non possono rappresentare una nuova normalità”.

Nei conflitti, in tutto il mondo, i bambini sono diventati obiettivi in prima linea. In alcuni contesti, i bambini rapiti da gruppi estremisti hanno subìto abusi anche dopo il rilascio, quando sono stati presi in custodia dalle forze di sicurezza. Altri milioni di bambini stanno pagando il prezzo indiretto di questi conflitti e soffrono di malnutrizione, malattie e traumi, dato che i servizi di base (accesso a cibo, acqua e servizi igienici e sanitari) vengono loro negati, danneggiati o distrutti durante i combattimenti.

Unicef ha lanciato un appello chiedendo a tutte le parti in conflitto di rispettare gli obblighi del diritto internazionale per porre immediatamente fine alle violazioni contro i bambini e all’utilizzo delle infrastrutture civili (scuole e ospedali) come obiettivi da bersagliare. L’organizzazione ha chiesto anche a tutti gli Stati che possono esercitare influenza sulle parti in conflitto di intervenire per proteggere i bambini.

Speriamo che l’appello Unicef venga accolto, ma soprattutto che le coscienze e le intelligenze di coloro che governano nel mondo sappiano dire mai più guerre ovunque.

Salvatore Rondello

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