giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

X Factor. Tra Maneskin che cantano “di gola” e una giuria da riformare
Pubblicato il 19-12-2017


x factorQuest’anno il programma di punta di Sky Uno ha dato evidenti segni di stanchezza nelle fasi iniziali dei live, salvo poi riprendersi nelle fasi conclusive e in modo particolare nell’ultima puntata, che ha registrato il record di 2,7 milioni di spettatori. Ottimo come sempre il lavoro svolto dal presentatore Alessandro Cattelan, con la sua conduzione fresca e spigliata, e dal direttore artistico Luca Tommassini. Molti gli ospiti musicali degni di nota (Sam Smith, James Arthur, Harry Styles, Negramaro, Noel Gallagher, Ed Sheeran), da riformare completamente, invece, la squadra dei giurati.
Andremo ora a riflettere sul percorso di tutti gli artisti presenti in gara, in ordine di classificazione finale, e infine sui loro giudici.

LORENZO LICITRA – 7
C‘è chi dice che, con la sua vittoria, sia prevalso il vecchio sul nuovo (i Maneskin). Eppure un tenore di grazia che si butta nella musica pop è a tutti gli effetti una novità, per di più esportabile anche all’estero. Cosa questa, neanche lontanamente comparabile ai tenorini de Il Volo, che pure sono amatissimi in America: Piero, Ignazio e Gianluca non fanno né pop né lirica, ma il revival di uno stile antidiluviano a mo’ di Claudio Villa. Si spera in una strada diversa per il venticinquenne siciliano, che nella fase dei BootCamp scelse di esibirsi su “Titanium” di David Guetta e Sia, un pezzo non proprio antiquato. Licitra si è infatti dimostrato uno dei concorrenti più interessanti sin dalle audizioni, ma durante i live era partito un po’ in sordina a causa di alcune scelte poco azzeccate da parte della Maionchi (come “Sere Nere” di Tiziano Ferro), sebbene da parte sua non ne abbia mai sbagliato alcunché e abbia, anzi, acquisito sempre maggiore consapevolezza. Con il medley della serata conclusiva, composto da “Your Song” di Elton John, “Million Reasons” di Lady Gaga e “Who Wants To Live Forever” dei Queen ha letteralmente asfaltato la concorrenza e si può tranquillamente asserire che si è trattata di una delle migliori esibizioni a X-Factor Italia degli ultimi anni.

MANESKIN – 6
Anzitutto, le premesse: il giorno successivo alla finale, conclusasi con la vittoria di Lorenzo Licitra, si è scatenata una sorta di piccola insurrezione da parte dei fan della band, delusi per il secondo posto dei loro beniamini – combattuta spavaldamente a suon di ricatti a Sky e insulti nei confronti del primo classificato. Tutti, infatti, avevano dato per scontata la vittoria della formazione romana: il pubblico, Manuel Agnelli, lo stesso Licitra, ma soprattutto i Maneskin.
Ma da dove era giunta tanta sicumera da parte di Damiano & Co.? Come loro, anche il tenore siciliano non era mai stato in ballottaggio e aveva sempre ricevuto un altissimo numero di like sulla pagina Facebook del programma dopo ogni esibizione. Sicuramente non ha giovato l’atteggiamento del loro giudice, Manuel Agnelli, convinto di avere la vittoria in tasca. D’altro canto, è vero che la band ha fatto parlare di sé con esibizioni chiassose e forzatamente eccentriche, in grado di far presa soprattutto su un pubblico molto giovane, ignaro dell’esistenza di Iggy Pop, David Bowie e Guns N’ Roses. Musicalmente, il gruppo romano si muove su un immaginario crossover e pesca a piene mani dai grandi classici di vario genere: Red Hot Chili Peppers, Black Eyed Peas e Led Zeppelin, per esempio, dando vita a un melting pot invero molto stereotipato e affettato. Alcune esibizioni sono state senz’altro buone, in primis “Beggin’” di Madcon, ma è chiaro che non c’è stata alcuna evoluzione nel loro percorso, che si è anzi concluso in discesa, con il medley della serata finale, durante il quale Diamano si è affannato a correre di qua e di là, arrivando spompato e senza fiato già al secondo brano. E senza il suo sostegno, anche il resto della band, che non ha mai brillato per tecnica, è apparsa fiacca. In questo caso, la colpa è da imputare anche a Manuel Agnelli che non ha lavorato sulla vocalità del cantante, come suggerito anche da Skin durante gli Home Visit, l’unica ad aver fatto presente che cantare costantemente di gola non è proprio una buona cosa; e se non ti permette di reggere tre canzoni, figuriamoci un intero concerto.
Nonostante il secondo posto, si sono aggiudicati il Disco D’Oro, che è comunque un discreto risultato per una band esordiente, anche se – è giusto ricordarlo -, al giorno d’oggi per aggiudicarsi tale premio è sufficiente aver venduto 25 mila copie, tra fisiche e digitali, che non sono tantissime; difatti anche il terzo classificato, Enrico Nigiotti, lo ha da poco vinto e persino i Soul System, vincitori della scorsa edizione di X-Factor, si aggiudicarono tale riconoscimento sulla scia del successo all’interno del programma, salvo poi sparire nel nulla una volta spenti i riflettori.

ENRICO NIGIOTTI – 6
Un terzo posto inaspettato, quello del cocco della Maionchi. Nigiotti è un cantautore vecchio stampo, ma con una propria identità ben definita. Palesemente in difficoltà durante le prime puntate, non privo di qualche problema tecnico (spesso calante, qualche errore di dizione fin troppo evidente), è riuscito pian piano a farsi strada fino all’inedito, da lui scritto in italiano, che ha fatto breccia nei cuori di molti per via di una tangibile autenticità, difficile da trovare in un talent show. Peccato per la figuraccia con James Arthur.

SAMUEL STORM – 6.5
Il percorso del giovane nigeriano è stato molto lineare: ha cantato bene i brani di suo gradimento (“A Song For You” di Donny Hathaway) e meno bene quelli più lontani dal suo mondo (“Super Rich Kids” di Frank Ocean). Ha patito qualche difficoltà in più rispetto agli altri concorrenti, a causa della sua poca dimestichezza con l’italiano, della timidezza e qualche iniziale incomprensione col suo giudice, Fedez. Ma la voce calda e leggermente roca del diciannovenne non lascia indifferenti, così come l’inedito scritto di suo pugno, che racconta la sua storia travagliata.

ROS – 6
Quello della band toscana è stato un percorso altalenante, partito con qualche tentennamento e conclusosi con vistosi miglioramenti. Il cuore del gruppo, nato solamente due anni fa, è rappresentato dalla cantante e chitarrista Camilla, il cui canto è spesso sfociato in urla, inficiando il percorso della band all’interno del programma. Risulta però lampante la preparazione musicale di tutti e tre i membri del power trio, incentrato sulla sezione ritmica; aspetto questo purtroppo mai evidenziato dai giudici.

ANDREA RADICE – 6
Il concorrente più vocalmente dotato di questa edizione, dopo Lorenzo Licitra. Il pizzaiolo napoletano è però sempre passato in secondo piano a causa della scarsa valorizzazione delle sue doti canore e interpretative da parte della Maionchi, che sembrava più impegnata nel fare osservazioni sulla fisicità del suo concorrente che a proporgli brani adeguati. Unica eccezione “Diamante” di Zucchero.

RITA BELLANZA – 3
bellanzaRibattezzata Rita Bell’ansia dal popolo del web, Rita si aggiudica l’ambito titolo di concorrente più detestato di questa edizione di X-Factor (e non solo), toccato l’anno scorso a Loomy. Alle audizioni stregò tutti con una propria versione di “Sally” di Vasco Rossi, finendo anche su molti giornali e quotidiani, ma una volta giunta ai live la magagna è stata presto scoperta. Il grande pregio della ventenne è quello di avere un timbro vocale particolare, scuro, saturo e rotondo, per molti versi simile a quello di Ornella Vanoni; il grande difetto è che non sa utilizzare questo dono, complice da una parte l’insussistente preparazione tecnica, dall’altra l’eccessiva emotività. La difesa a oltranza di Levante, suo giudice, e le assegnazioni poco consone della stessa non hanno giovato alla situazione. E ancor meno ha giovato la sensazione, durante le prime cinque puntate, che i giudici fossero obbligati a mandarla avanti nonostante le esibizioni inadeguate della ragazza. Un esempio su tutti: nel corso della quarta puntata, avviene uno spareggio a tre tra lei, la sua compagna di squadra Camille Cabaltera e Gabriele Esposito. Proprio nel corso di quella puntata, viene chiamato Gianni Morandi come giudice d’eccezione e a lui tocca l’ardua scelta di salvare uno solo tra i concorrenti. La scelta di Morandi cade naturalmente sulla Bellanza, – unica tra i tre ad essersi esibita in italiano – tra i fischi e le urla di disapprovazione del pubblico.

GABRIELE ESPOSITO – 5
Gabriele è quel concorrente che sembra non avere alcun talento particolare: una voce come tante altre, lo stile ricalcato su quello di altre giovani pop star come Ed Sheeran e Shawn Medes. Eppure la disinvoltura e l’autenticità con cui canta e suona la chitarra non sono così comuni e sono frutto di inconfutabile dedizione e studio. Con lui Fedez ha scelto di azzardare continuamente con le assegnazioni, dalla rischiosissima versione di “Adam’s Song” dei Blink 182 all’ancora più rischiosa cover di “Hotel California” degli Eagles. Migliore esibizione: “Growing Up” di Macklemore e Ed Sheeran.

CAMILLE CABALTERA – 4.5
Solito talento da talent (non a caso aveva già partecipato a “Ti lascio una canzone”), voce poderosa, vocalità troppo rigorosa, interpretazione non pervenuta. Prima di cantare “Chandelier” di Sia afferma che è la canzone di una ragazza che “si lascia andare” e che è quello che anche lei vorrebbe fare, dimostrando di non aver compreso una sola parola della hit di Sia, cosa, questa, più che evidente anche nella (non) interpretazione del pezzo. Tranquilla Camille, sei in ottima compagnia: neanche Agnelli ha capito cosa racconta “Chandelier”.

SEM&STENN – 5
Più bravi di come non siano apparsi a X-Factor, dove erano troppo presi da coreografie ed estetica edonistica. Gli appassionati del sound 80s sono pregati di correre ad ascoltare il loro singolo “Jewels and Socks”.

VIRGINIA PERBELLINI – 3
C’è ancora molto lavoro da fare per la ventitreenne veronese, ancorata agli stereotipi del canto possente e urlato, carente di interpretazione. Incolore l’esibizione di “Thank You” di Alanis Morissette, va un po’ meglio con la splendida “Dogs Days Are Over” di Florence + Machine.

LORENZO BONAMANO – 6
Complice l’evidente emozione, Lorenzo dimentica il testo di “Sempre e per sempre” di De Gregori durante gli Home Visit, ma Fedez sceglie di portarlo comunque ai live. Una scelta apprezzabile, dato che quella del giovane cerveterano era una delle migliori voci in gara quest’anno. Peccato per la repentina uscita dal programma, dovuta a un particolare meccanismo di eliminazione sperimentato durante la prima puntata.

MANUEL AGNELLI (Giudice Gruppi) – 4
Se l’anno scorso era stato la rivelazione, il giudice severo e preparato ma dall’animo profondamente umano, quest’anno il leader degli Afterhours è apparso sulla via della morganizzazione: molto più antipatico e pieno di sé, molto meno obiettivo e anche scorretto. Sin dall’inizio dei live ha infatti deciso di giocare di strategia, andando persino a scontrarsi con Fedez, con il quale fino a quel momento c’era sempre stata una bella simbiosi. Durante la quarta puntata sceglie di salvare Gabriele Esposito a scapito di Camille Cabaltera perché dice di vedere in lui un percorso discografico migliore; nella puntata successiva dice di accettare l’offerta di TILT proposta da Fedez ma poi vota a sfavore di quel Gabriele incensato la settimana prima. Perché? Una strategia per mandare avanti i Ros il più possibile, ovviamente. Addita Nigiotti come cantante “vecchio” e chitarrista mediocre ma poi fa di tutto perché arrivi in finale, in modo da sgomberare la strada ai Maneskin da concorrenti più pericolosi (ma il piano non gli riesce). E si potrebbe continuare.
Non nasconde di preferire i Ros tra i suoi concorrenti, ma è convinto di vincere con i Maneskin. In entrambi i casi rimarrà con un palmo di naso perché i Ros andranno al ballottaggio ben 4 volte, mentre i Maneskin si vedranno sfilare la vittoria davanti.

LEVANTE (Giudice Under Donna) – 4
Ormai smessi da circa un anno i panni di cantautrice indie e indossati quelli di personaggio mainstream, Claudia Lagona in arte Levante, si è dimostrata poco “credibile” (per usare un termine da lei molto amato) nei panni di giudice. Non è un caso che sia stata la prima tra i giurati a rimanere ben presto senza concorrenti, giacché, nello scegliere le ragazze da portare ai live, le sue sono state le scelte più noiose e dozzinali. Per non parlare, poi, del percorso fatto con Rita Bellanza, evidentemente la sua favorita in squadra: un coach dovrebbe assegnare i brani più consoni alla vocalità e al temperamento dei propri ragazzi, non i propri brani preferiti.

MARA MAIONCHI (Giudice Over) – 4
Nessuno discute il fatto che la Maionchi abbia un certo istinto naturale per i talenti ma, oltre a essere stata smodatamente scurrile come al solito, ha dimostrato di non essere al passo con la musica e di essere rimasta ferma più o meno al 1999. Per un programma che si offre di trovare la nuova popstar, avere in squadra un giudice così è un grosso deficit. Anche la sua idiosincrasia verso la lingua inglese è stata eccessiva e fuori luogo e l’ha portata ad escludere quello che sarebbe stato un ottimo concorrente ai live, Valerio Bifulco, totalmente incompreso per via del suo background musicale di stampo british. X-Factor è un format britannico che si svolge anche in Italia, non il Festival di Sanremo di Sky.

FEDEZ (Giudice Under Uomini) – 6
Forse distratto dalla paternità in arrivo, durante le fasi iniziali del programma Fedez è apparso assente, per poi riprendersi a metà gara. Le sue opinioni sono state le più centrate e imparziali e la sfuriata contro un Manuel Agnelli sleale è stato uno degli episodi più coerenti di questa edizione.

Giulia Quaranta

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