venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

A “Casa Nathan” il ricordo di Franco Cuomo
Pubblicato il 30-01-2018


cuomo 2Alla sala convegni di “Casa Nathan” (il complesso polifunzionale realizzato pochi anni fa, in uno stabile vicino Viale delle Medaglie d’Oro, dal Grande Oriente d’Italia, come centro convegni e manifestazioni), è stato ricordato, a poco più di dieci anni dalla morte (2007), Franco Cuomo, giornalista, scrittore e autore di teatro. Proprio all’ “Avanti!”, Cuomo aveva collaborato tanti anni: ricoprendo – per incredibile coincidenza storica – lo stesso posto, di responsabile della pagina culturale, che tanti decenni prima era stato di Antonio Gramsci (al quale, tra l’altro, egli aveva dedicato la pièce teatrale “Compagno Gramsci”).

Carlo Ricotti, docente di Storia delle istituzioni politiche alla LUISS, ha ricordato anzitutto il saggio di Franco “I dieci…” (2006), minuziosa ricostruzione dell’ iter accademico (purtroppo, anche postfascismo) di quei docenti universitari che, nell’ estate del 1938, avevano firmato il “Manifesto per la difesa della razza”, fornendo una pseudocopertura scientiifca ai filonazisti deliri razziali del tardofacismo. “Saggio che – ha precisato Ricotti – ebbe il merito d’ avviare un nuovo filone di ricerca, centrato appunto sulle napoleoniche carriere e le incredibili protezioni che costellarono la vita di questi docenti e tanti loro collaboratori e simpatizzanti”. Santi Fedele, docente all’ Università di Messina, s’è concentato, invece, sulla passione di Cuomo per la storia medioevale, e specialmente degli ordini cavallereschi e dei Templari (la cui vicenda, poi, rappresenta un po’ uno dei “miti fondativi” della Massoneria, non solo italiana).

Alberto Cuomo, figlio di Franco, tra gli organizzatori del “Franco Cuomo International Arward” (premio che, ogni autunno, viene assegnato a personalità meritorie della cultura, dell’ arte, della società civile), a proposito dei Templari ha evidenziato anche la loro forte carica d’ attualità: “specialmente quello che, nelle intenzioni di quest’ Ordine, era un piano universale di pace, in primo luogo con l’ Islam (si pensi alla vittoriosa “crociata” di Federico II di Svevia, che, grazie a un accordo col Sultano, nel 1223 aveva portato al riconoscimento della piena libertà di culto in Terrasanta e al suo temporaneo reinserimento nell’ orbita occidentale, N.d.R.). Piano il cui fallimento, per la miopia e la crudele avidità di molti governanti d’ allora, in primo luogo Filippo il Bello di Francia, portò alla soppressione dell’ Ordine e al ritorno, in Medioriente, di quel caos geopoltiico destinato a sfociare, a lungo termine, nel dominio degli interessi imperialistici, sino alla guerra “di tutti contro tutti” di oggi”.

Riprendendo gli studi di Cuomo sui Templari, Dino Fioravanti, responsabile del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’ Italia, ha ricordato la loro fisionomia di Ordine essenzialmente militare; e messo in guardia dalle tante informazioni errate su questo tema circolanti soprattutto in Rete e su testi poco seri. Soffermandosi, poi, sulla coerenza e onestà intellettuale di Franco: “Che in ogni momento della vita testimoniò personalmente l’importanza d’ esser sempre pronti a rimettere in discussione le proprie convinzioni e il proprio corso, quando necessario”. “Proprio come fa il protagonista del romanzo di Cuomo, finalista al premio Strega 1990, “Gunther d’ Amalfi cavaliere templare”, ha sottolineato Filippo Grammauta, presidente dell’ Accademia Templare: “Gunther è un templare di ritorno in Europa dalle Crociate, che perde ogni certezza, ogni fiducia anche in sè stesso, ritrovando poi la forza attraverso l’amore e un nuovo interesse per la vita. E che, al tempo stesso, non dimentica la dura disciplina imposta ai Templari dalla loro Regola: che aveva centinaia di articoli e scandiva la loro vita quotidiana con ritmi simili, in realtà, a quelli dei cistercensi”.

Sergio Masini, ricercatore storico, s’è soffermato, invece, sull’ ultimo romanzo di Cuomo, “Il tradimento del Templare”: il cui protagonista, Esquinn de Floryan, è un po’ un “antiGunther”, il cui tradimento dell’ Ordine risulta in un certo senso necessario per permettere a quest’ultimo, attraverso la “Via crucis” che gli imporrà Filippo il Bello con la connivenza del debole Papa Clemente V, di purificarsi uscendo dal decadimento morale degli ultimi decenni del secolo XIII. “Mentre da tutta l’opera di Cuomo emerge una concezione profonda della libertà, ma anche della responsabilità, dell’uomo:per questo, cogliendo appunto il senso piu’ profondo degli scritti di Franco, definirei la nostra natura col termine, piu’ che di “uomini del dubbio”, di “uomini della ricerca e della responsabilità”: che poi conducono, chiaramente, al dubbio nel senso migliore e piu’ costruttivo del termine”.
Chi scrive, infine, ha ricordato la fraterna amicizia con Franco, conosciuto, negli anni ’80, appunto alla redazione dell’ “Avanti!”.Ricordando la sua capacità, come giornalista e ricercatore storico, d’ andare sempre oltre le “verità precostituite” , i clichès di comodo: vedi, ad esempio, nel luglio 1981, un articolo di Franco per l’ “Avanti”, nel centenario della pubblicazione di “Pinocchio”, evidenziante le indubbie, sorprendenti analogie tra la suia figura e quella di Cristo ( anche Pinocchio è figlio d’un falegname, vuole farsi Uomo e deve affrontare tutta una serie di prove iniziatiche, culminanti anch’ esse in un sacrificio e una resurrezione finale; Collodi, del resto, era massone). Mentre negli anni ’90, Cuomo pubblicava, su un settimanale d’ attualità, una documentata inchiesta sulle origini della mafia: origini che non vanno ricercate solo in Sicilia e nei tempi moderni , dal ‘500 in poi, ma assai prima e altrove. Cioè in quelle associazioni segrete, a sfondo anche esoterico, contigue alla criminalità comune e agganciate al potere politico, nate in realtà in Germania e iniziate a diffondersi, in Sicilia e in tutto il Sud,.già addirittura con l’invasione normanna. Pur essendo fortemente laico, infine, Franco riservò molto interesse anche alle figure di vari santi cattolici ( Santa Rita, ad esempio, di cui scrisse una biografia); mentre non esitò a partecipare anche a varie iniziative culturali di scuole cattoliche (ma con rigore fortemente laico) come l’ Istituto “Santa Maria” di Roma, a Viale Manzoni.

Fabrizio Federici

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