lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

A Davos critiche europee al protezionismo di Trump
Pubblicato il 25-01-2018


US President Donald Trump arrives to speak live via video link to the annual "March for Life" participants and anti-abortion leaders on January 19, 2018 from the White House in Washington,DC.  The 45th edition of the rally, which describes itself as "the world's largest pro-life event," takes place on the National Mall -- with other scheduled speakers including House Speaker Paul Ryan.  / AFP PHOTO / Brendan Smialowski        (Photo credit should read BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

AFP PHOTO / Brendan Smialowski (Photo credit should read BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Il dibattito a Davos sta sviluppando molte critiche attorno alla politica protezionista messa in campo dal nuovo esecutivo degli Stati Uniti.
La cancelliera tedesca, Angela Merkel, intervenendo ieri, ha preso di mira il protezionismo e l’isolazionismo, con parole che sembrano riferirsi all’amministrazione statunitense guidata da Donal Trump atteso per domani. La Merkel ha detto: “Oggi, 100 anni dopo la catastrofe della Grande Guerra, dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L’unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo. Il protezionismo non è la risposta, dobbiamo cercare risposte multilaterali, l’isolamento non aiuta”.
Il segretario al Tesoro degli Usa, Steven Mnuchin ha detto: “Gli Stati Uniti sono assolutamente favorevoli al libero mercato”. L’affermazione di Mnuchin è arrivata dopo che il Presidente Donald Trump, soltanto due giorni fa, ha  imposto dazi all’import di pannelli solari e lavatrici dall’estero.
Mnuchin ha sostenuto che non c’è nessuna preoccupazione per i tassi di cambio, e che ‘un dollaro debole fa bene agli Stati Uniti da un punto di vista commerciale’. Poi ha aggiunto: “Non  ci sono incoerenze tra il programma del Presidente Trump  ‘America First‘ e l’obiettivo di collaborare con gli altri Paesi  da un punto di vista commerciale”. Il Segretario al Tesoro Usa ha manifestato poi di non essere  preoccupato dalle indiscrezioni secondo cui la Cina starebbe  pensando di tagliare gli acquisti di titoli di Stato Usa a causa della posizione dell’Amministrazione Trump sul libero scambio commerciale.
Il segretario al commercio americano Wilbur Ross ha affermato, invece, che esiste la possibilità di ritorsioni da parte della Cina in seguito all’introduzione dei dazi, spiegando che le guerre commerciali sono combattute ogni singolo giorno e che ogni giorno qualcuno cerca di violare le regole e ottenere vantaggi.
Ieri il premier indiano Narendra Modi, in un discorso a difesa dell’apertura agli scambi contro la tentazione di chiudersi in se stessi, aveva sostenuto: “Il protezionismo e la tentazione di riportare indietro le lancette dell’orologio sul tema della globalizzazione rappresentano una minaccia non meno preoccupante del cambiamento climatico e del terrorismo”. L’intervento del leader indiano è stato in netta contrapposizione all’America First: il concetto con il quale il presidente Usa, Trump, ha improntato la sua presidenza e che, molto probabilmente, ribadirà a Davos venerdì.

Dopo che l’Italia ha incassato il plauso dal FMI e dall’Ocse con l’incoraggiamento a proseguire, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, intervistato a Davos, ha commentato anche la revisione al rialzo della crescita dell’Italia  stimata dall’Organizzazione con sede a  Washington nel suo ultimo World Economic Outlook.
Il premier italiano ha citato gli effetti del jobs act, delle riforme del sistema bancario e della Pubblica amministrazione, e con senso di responsabilità ha affermato: “C’è ancora molta strada da fare ma queste sono le nostre riforme e questi sforzi devono continuare: l’Eurozona e l’Italia hanno davanti a sé anni migliori”.

Con riferimento all’ ultimo annuncio di Trump in materia di dazi, Gentiloni ha lanciato qualche avvertimento: “Fare molta attenzione che non ci sia una rincorsa verso posizioni protezionistiche. Il protezionismo apparentemente tutela i singoli Paesi, ma alla lunga creerebbe enormi problemi economici  e finirebbe per tagliare il ramo su cui poggia la crescita”.

Il protezionismo continua a tenere banco al World Economic Forum di Davos. A puntare i riflettori sul tema è stato l’ultimo annuncio di Trump  in materia di dazi sull’import di lavatrici e di pannelli solari.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, rispondendo ad una domanda, ha spiegato: “Occorre trovare in Europa una soluzione non aggressiva, ma pacifica al tema del protezionismo. Stiamo parlando di possibili minacce protezionistiche: è preoccupante e c’è necessità di rispondere”.

Le preoccupazioni di Padoan in materia di dazi, si sono aggiunte alle posizioni critiche già manifestate dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal Premier italiano Paolo Gentiloni nei confronti dell’ultimo exploit di Trump.

E mentre Steven Mnuchin, Segretario al Tesoro statunitense, rassicura che gli Stati Uniti  sono assolutamente favorevoli al libero mercato,  i fatti dimostrano il contrario ed LG Electronics ha già deciso di alzare i prezzi della maggior parte delle lavatrici che vende negli Stati Uniti.

Il primo Ministro canadese, Justin Trudeau, durante il suo intervento al Forum mondiale, ha annunciato: “Sono lieto di annunciare che abbiamo appena raggiunto a Tokyo l’accordo commerciale CPTPP: si tratta del giusto accordo che assicurerà posti di lavoro e benessere per le classi medie in Canada”. Justin Trudeau ha fatto riferimento all’accordo commerciale trans-pacifico delineato da 11 Paesi dopo l’abbandono dei negoziati da parte della Casa Bianca guidata da Donald Trump che ha fatto saltare l’originale negoziato TPP.
Mai invitato come uomo d’affari, Donald Trump è sbarcato oggi a Davos come presidente degli Stati Uniti. A dar retta al libro-verità di Michael Wolff, ‘Fire and Fury’, il vero motivo che ha portato Trump al World Economic Forum potrebbe essere appunto la smania di imporsi in quella élite che lo ha sempre ignorato. Verità o fiction, l’arrivo a metà mattinata è stato da film: scortato da un convoglio di elicotteri, a bordo di un black hawk dell’esercito svizzero, sul quale era salito all’aeroporto di Zurigo, dove era atterrato con l’Air Force One. Trump aveva una fitta agenda di incontri bilaterali, tra cui quelli con il premier britannico Theresa May e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La giornata clou, però, sarà domani, quando il presidente sovranista degli Stati Uniti interverrà di fronte a una platea di uomini d’affari e banchieri nel festival della globalizzazione. L’ultimo presidente Usa a partecipare al Wef era stato nel 2000 quel Bill Clinton che siglò il Nafta, l’accordo ora ripudiato dalla Casa Bianca.
Ad accoglierlo, Trump ha trovato ordinate manifestazioni di protesta (“né con Trump né con il liberismo”) nelle compassate città svizzere, e lo scetticismo del ‘popolo’ di Davos, anche se a ben vedere molti dei presenti beneficeranno del suo taglio delle tasse ai super ricchi, e al tempo stesso ancora galvanizzato dalla difesa del multilateralismo fatta ieri dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron.
Ieri, il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, a margine dei lavori di Davos, ha affermato: “E’ un bene che Trump venga qui ad ascoltare la voce di chi auspica un’America aperta e presente nel mondo, che sceglie il multilateralismo e rifiuta il protezionismo”. Poi, il Commissario Ue ha manifestato un desiderio quasi irrealizzabile: “Se domani da Trump arrivasse un messaggio sulla volontà di rientrare nell’accordo di Parigi sul clima, sarebbe fantastico”.
Molte delegazioni di Paesi africani stanno invece pensando di abbandonare la sala nella quale parlerà, durante il discorso, in segno di protesta per le parole insultanti usate nei confronti dei “Paesi cesso” dai quali proverrebbero troppi immigrati negli Stati Uniti.
L’arrivo di Trump è stato preparato dal varo dei dazi su lavatrici e pannelli solari, proprio nel giorno di apertura dei lavori del Forum, e dalla folta delegazione mandata in avanscoperta a propagandare il mantra protezionista dell’America First. Le irrituali dichiarazioni rilasciate mercoledì dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin sul dollaro (“se è debole aiuta l’export Usa”) hanno avuto significativi effetti collaterali. Mentre il segretario al Commercio Wilbur Ross anche oggi ribadiva che le truppe Usa sono sulle barricate della guerra commerciale.
Domani, il discorso di Trump, potrebbe somigliare all’entrata in scena dell’uomo forte, come nei film western americani, che cercherà di imporre la sua legge ad una platea considerata debole e con velleità da ridimensionare.
Le scelte dell’amministrazione di Donald Trump non promettono niente di buono e certamente non basteranno le critiche fatte a Davos per far cambiare rotta.
La situazione internazionale è diventata sempre più difficile con l’accentuazione di evidenti squilibri.
Ma come si sul dire: il tempo è galantuomo. Sarà sempre possibile trovare il modo giusto per le soluzioni pacifiche e dignitose che risiedono nella forza della ragione.

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