lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Adesso pensiamo a noi
Pubblicato il 05-01-2018


Quel che dobbiamo fare, dopo aver denunciato le due contraddizioni del nuovo connubio Bonino-Tabacci (l’aver pensato solo a sé e non a tutte le liste che devono raccogliere firme e aver rifiutato di comporre una lista identitaria con socialisti e verdi preferendo una lista senza progetto politico) é pensare a noi. La lista Insieme non ha al momento contratto alcun accordo col Pd. Dovrà predisporre alcuni punti distintivi da sottoporre agli alleati. Non un generico programma stile anni ottanta. Un libro dei sogni con disquisizioni filosofiche. Quattro, cinque punti caratterizzanti la nostra posizione e quella degli amici verdi, con contributi aperti anche dalla posizione civica e filo prodiana dei nostri nuovi compagni di strada.

Penso che per quanto ci riguarda dovremmo puntare a quelle felici intuizioni scaturite dalla nostra conferenza programmatica dell’ottobre del 2016 e ai suggerimenti della recente assemblea milanese sull’alleanza tra merito e bisogno. A mio giudizio potremmo rilanciare la nostra idea, fummo i primi a partorirla, della Costituente per le riforme, che non possono essere state definitivamente sepolte dal voto del 4 dicembre del 2016. Magari partendo dall’inizio e cioè dal modello di stato, se presidenziale o parlamentare, perché da qui si determina poi tutto il resto, fino alla legge elettorale. Un secondo argomento che ci appartiene deve essere quello riferito alla giustizia e in particolare alla necessità di separare le carriere dei magistrati sdoppiando il Csm, come del resto proponemmo alla Camera attraverso la legge Buemi nel 2007.

Come terza e quarta idea di programma sarebbe utile entrare a piè pari sui temi della giustizia sociale e dell’occupazione. Sullo sfondo l’Europa che si vuole politica e non solo monetaria e vincolistica. Dunque unita con un governo europeo, un parlamento che lo elegga, una banca europea, un’unica politica economica, un’unica politica della difesa ed estera. Sulla scia delle idee di Macron il centro-sinistra italiano non può considerare soddisfacente lo stato attuale dell’Unione, che necessita di una svolta profonda, pena l’affermazione di movimenti sovranisti ed antieuropei in tutti i paesi.

Noi dovremmo proporre un piano massiccio di investimenti pubblici, perché col rigore, com’é stato dimostrato, non solo si crea disoccupazione, ma si aumenta il debito. In particolare il piano di opere pubbliche dovrà incentrarsi su un grande intervento per sistemare l’Italia dal punto di vista idrogeologico. Serve un piano per i territori, la loro messa in sicurezza da alluvioni e un piano per gli edifici con una ristrutturazione in chiave antisismica. Poi un prelievo sulle pensioni più alte, con carattere triennale, dunque seguendo l’indicazione di transitorietà, ragionevolezza e uniformità dei prelievi prescritte dalla Corte costituzionale in materia. Questo per permettere un aumento delle pensioni più basse che vanno portate attorno ai mille euro al mese. E, non da ultimo, la laicità, tenendo presente che i temi tradizionalmente cari al mondo radicale difficilmente saranno appannaggio della lista Bonino-Tabacci. Non parlerei di immigrazione perché su questo, contrariamente alla lista Bonino-Tabacci, la lista Insieme dovrebbe sostenere le posizioni e le iniziative del ministro della Difesa Minniti.

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Commenti all'articolo
  1. Condivido totalmente il tuo pensiero Direttore, i punti che hai elencato aggiungendo la Scuola e la Sanità, dovranno essere sostenuti da tutti i Compagni con un impegno straordinario in questa Campagna Elettorale.

    Un Caro Saluto.

  2. come già detto aggiungerei scuola e sanità, però la spesa pubblica ormai è un grosso problema che rischia di farci affondare; un programma con pochi punti, chiari, comprensibili e realizzabili.

  3. Vedo riproposto anche qui l’importante binomio “merito e bisogno”, ma poi l’impressione è che ci si concentri soprattutto sul secondo, per il cui soddisfacimento occorrono comunque le relative risorse, ottenibili, da quel che riesco a capirne, tramite azioni di “prelievo” dalle tasche dei più abbienti, quanto a reddito o patrimonio (lo deduco dal fatto che in queste righe del Direttore non leggo alcun specifico cenno sul come reperire le necessarie risorse economiche).

    Ma una tale strada, quella cioè dell’aumentata pressione fiscale, nasconde a mio avviso il rischio di deprimere ulteriormente l’economia, conducendoci di fatto ad una sorta di “pauperismo” abbastanza generalizzato, che alla lunga non credo giovi a nessuno, neppure ai “bisognosi” di oggi dal momento che chi ha perso il lavoro, per fare un esempio, non ne troverà facilmente un altro – se per l’appunto l’economia langue o regredisce – e resterà dunque un “assistito” permanente.

    A questa linea di pensiero, ossia l’inasprimento fiscale progressivo per andare incontro ai bisogni, si contrappone quella dell’aliquota unica, la cosiddetta “flat tax”, con una soglia quanto più bassa possibile e che, a detta dei suoi proponenti, non farebbe saltare i conti pubblici perché “con il taglio della tasse saliranno gli investimenti, l’occupazione, il gettito tributario”, come riportato nell’articolo di ieri, sempre sull’Avanti, dal titolo “Berlusconi il mago in campagne elettorali”

    In buona sostanza, e ad opinione dei suoi sostenitori, la flat tax, oltre a far crescere le opportunità occupazionali, genererebbe pure nuove risorse, destinabili dunque al sostegno di quanti si trovano in condizioni di ristrettezza, e nel contempo riconoscerebbe i meriti dell’intraprendenza, spirito di iniziativa, creatività, ingegno, inventiva, ecc…., attraverso il meccanismo della defiscalizzazione, intesa come il non aggravio fiscale sui corrispondenti introiti e guadagni.

    Sul tema in questione, quello delle tasse e delle risorse, si fronteggiano quindi due punti di vista piuttosto diversi, se non opposti, l’uno ad impronta per così dire “statalista” e l’altro di segno tendenzialmente “liberista”, sui quali si giocherà verosimilmente una buona quota del confronto elettorale, e se i socialisti nutrono idee differenti, o intermedie, rispetto alle due suddette tesi, dovrebbero a mio avviso esplicitarle in una maniera che le faccia risultare chiare e comprensibili, e ben distinguibili (così da far capire al meglio come vorrebbero realizzare in concreto “l’alleanza tra merito e bisogno”.

    Paolo B. 06.01.2018

  4. Finalmente siamo arrivati ad annunciare una lista in cui la componente socialista sarà, se non preponderante, certamente importante e determinante. La lista apparterrà all’area del centro sinistra, ma si presenta come cosa diversa e indipendente dal PD. Dunque essa dovrà spiegare bene la sua proposta politica e in cosa essa si differenzia da quella del PD A mio parere, è prima di tutto necessario distinguersi per la serietà che la proposta deve avere, lontana dalle improvvisazioni demagogiche che si sentono ogni giorno, da parte delle principali forze politiche inclusa anche, ahimè, anche Liberi e Uguali. Saremo una lista con la quale due grandi tradizioni politiche (il socialismo democratico e liberale e i verdi) ritornano a proporsi al paese, dopo anni, e dunque il programma dovrà essere all’altezza di quelle tradizioni, e misurarsi coi problemi più sentiti dagli italiani, che sono il lavoro, sempre più precario, e l’insicurezza derivante dai flussi immigratori fino a poco tempo fa del tutto incontrollati. Pochi punti si, ma importanti. Lasciamo perdere questioni tipo la separazione delle carriere dei giudici, che sono tema – giusto – da addetti ai lavori.

  5. Nel commento di Riccardo si parla, a mio avviso molto opportunamente, di “proposta politica” e di “socialismo democratico e liberale”, un concetto, quest’ultimo, che dovrebbe giustappunto materializzarsi nella prima, ossia nella proposta politica (così da passare dalle parole ai fatti, e connotare nel concreto la “singolarità” liberaldemocratica, rispetto ad altre e diverse specificità).

    A me pare, per fare un esempio al riguardo, che la cosiddetta “flat tax” possa rientrare nella logica del socialismo democratico e liberale, anche perché sembra aver funzionato piuttosto bene la cedolare secca quanto ai canoni abitativi, se è vero che ha fatto incrementare del 40% circa gli introiti fiscali nel settore (il principio mi pare essere sostanzialmente lo stesso, ossia quello della tassazione unica e non progressiva).

    Mi piacerebbe però conoscere l’opinione in merito di Riccardo, e in ogni caso sapere come andrebbe a sua giudizio “interpretato” il socialismo democratico e liberale, di cui sentiamo sovente parlare, nel senso di indicare con sufficiente precisione quelle azioni che possono differenziarlo e distinguerlo da ciò che non appartiene alla cultura e tradizione politica democratica e liberale.

    Paolo B. 11.01.2018

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