domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Alessandro Pietracci
La damnatio memoriae senza fine
Pubblicato il 03-01-2018


“L’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre. La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita”.

In queste poche parole, pronunciate nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica ha condensato l’attuale momento storico cercando di andare oltre la cronaca, oltre “la trappola dell’eterno presente” da lui giustamente stigmatizzata. Quante volte si è detto che una civiltà (o un Paese) senza memoria è destinata al naufragio. Mattarella ha fatto benissimo a ricordare due anniversari, tra loro molto diversi ma accomunati dal loro legame con la guerra e la pace: il 2018 è il centenario dalla vittoria nella Prima Guerra mondiale; sono anche i settanta anni dall’entrata in vigore della Costituzione, una Carta che, insieme con la costruzione dell’Unione Europea, ci ha garantito pace e democrazia.

Peccato che, nel ricordare questo avvenimento, quasi tutti, in particolare la TV di Stato, hanno dimenticato – forse volutamente, in una damnatio memoriae senza fine – che i socialisti furono protagonisti, come o più di altri grandi partiti, di quella indimenticabile fase costituente (basta ricordare i nomi di Nenni e Saragat). Occorre rimarcare questa presenza non tanto per rivendicare, lamentosamente, un “c’eravamo anche noi”, ma per segnalare che quella tradizione politica è viva, anche se provata da sconfitte ed errori ed è attrezzata anche per far fronte alle incognite di questo tempo.

Come diceva Piero Calamandrei, per cui “la Carta Costituzionale è lo strumento di garanzia che si scrive da sobri e da usare per quando si è ubriachi”, oggi più di ieri occorre risalire a quelle radici. Ciò non toglie che anche la Costituzione vada aggiornata: dopo il Referendum del 4 dicembre 2016, se ne riparlerà, dopo le elezioni del 4 marzo, magari passando attraverso una nuova fase costituente.

Viene da chiedersi se pure qui da noi si debbano rivedere i documenti costitutivi della nostra autonomia. Tutti sono concordi sulla necessità di questa riforma ma in conclusione, come ha sottolineato il Presidente del Consiglio Provinciale Dorigatti in un’intervista di fine anno, non si è giunti a una proposta realistica e soprattutto condivisa dalla comunità politica e non solo. Siamo al punto di partenza nonostante il lavoro – per ora infecondo – della Consulta per il Terzo Statuto. Paradossalmente, ma non tanto, sono stati i parlamentari del centro sinistra autonomista a rendere una legislatura tormentatissima per l’Italia molto utile per il Trentino, con il raggiungimento di nuove deleghe (per esempio nel campo dell’energia).

Capiamo così la delicatezza di questa fase in cui la nostra coalizione sta valutando le candidature per le elezioni politiche. Tutti i trentini parlamentari – di maggioranza o di opposizione qui a Trento come a Roma- dovrebbero avere ben presente il senso complessivo della nostra autonomia e agire di conseguenza. Tuttavia, chi amministra la nostra Provincia quasi da venti anni ha una responsabilità in più.

Per questo la girandola di incontri, retroscena, possibili nomi deve essere assolutamente accompagnata da una seria, ponderata e trasparente riflessione. Rivolgo dunque, da queste colonne, un invito agli altri partiti: abbattiamo barriere e muri, usciamo dalle nostre case matte e cominciamo con l’indicare chi non può non esserci a rappresentare il Trentino il resto verrà di conseguenza: io sono convinto che Lorenzo Dellai debba essere in qualche modo della partita, per via della sua storia passata -spesso condivisa- e per la sua azione presente, soprattutto a livello nazionale. Conseguentemente si potrebbe costruire una squadra di candidati che non appartengano solamente alla cerchia dei partiti. Per esempio Psi, Verdi, Prodiani, presenti alle elezioni con la lista “Insieme” (spero anche con i radicali di Emma Bonino) non pretendono di indicare un loro candidato di bandiera ma sono convinti che un nome appartenente all’ area cui fanno riferimento sia un valore aggiunto per tutta la coalizione.

Il centro sinistra autonomista, pur in circostanze difficili, fa bene ad essere consapevole di rappresentare ancora la maggioranza dei trentini. Deve dunque rivolgersi per prima a loro. Poi sicuramente ci saranno anche gli equilibri nazionali da rispettare. La squadra di candidati per Camera e Senato non può scaturire dal soddisfacimento o meno di pur legittime ambizioni o aspettative personali. Ai nostri partiti va richiesto un passo in più, quello di pensare al “bene comune” che non può confliggere con i legittimi interessi di parte. Parafrasando Mattarella, occorre essere consci della responsabilità che abbiamo verso il Trentino e verso l’Italia. Pensare al nostro territorio non è localismo ma consapevolezza del fatto che la gente ci guarda. E si aspetta qualcosa di utile e di giusto per la comunità trentina.

Alessandro Pietracci
Segretario Provinciale PSI

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