sabato, 17 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Alfredo Ormando, lo Jan Palach del movimento gay
Pubblicato il 15-01-2018


baco_y_segioNon siamo degli specialisti della materia. Però, nel ricordare e commentare, oggi 14 gennaio, il ventesimo anniversario (ieri, esattamente) del sacrificio di Alfredo Ormando, il poeta e scrittore siciliano datosi fuoco in Piazza San Pietro, il 13 gennaio 1998, per protestare contro l’ostilità della Chiesa cattolica nei confronti delle persone gay, vogliamo cercare di essere il più possibile obbiettivi ed esaurienti.
L’attuale posizione generale della Chiesa sull’omosessualità è espressa nella “Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale” emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel gennaio 1976. Che, dopo aver distinto tra “omosessuali la cui tendenza […] è transitoria e omosessuali […] di istinto innato o di costituzione patologica, giudicata incurabile”, stabilisce, per questi ultimi, di giudicare “con prudenza” la “loro colpevolezza”. Escludendo,. però, la possibilità di qualsiasi metodo pastorale “che accordi loro una giustificazione morale”: ritenendo le relazioni omosessuali, secondo “l’ordine morale oggettivo”, “atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”. Posizione, questa, ribadita dieci anni dopo (1986) nel documento “Cura pastorale delle persone omosessuali”, emanato dalla stessa Congregazione a firma dell’ allora cardinale Joseph Ratzinger. La Chiesa, però (probabilmente, osserviamo, anche per la consapevolezza della diffusione storica dell’ omosessualità tra le sue file), è attenta alle discriminazioni subite dai singoli omosessuali (vedi anzitutto la “Lettera ai Vescovi” “Per la cura pastorale delle persone omosessuali”) , e, diversamente da vari Governi, specie del Terzo Mondo, condanna fermamente qualsiasi atto o espressione malevola nei loro confronti.

In sede internazionale, tuttavia, il Vaticano, tramite il suo rappresentante alle Nazioni Unite, Celestino Migliore, nel 2008 s’è opposto fortemente a un riconoscimento civile delle unioni omosessuali, e a possibili risoluzioni ONU che incoraggino una visione dell’omosessualità positiva e lontana dalle posizioni dell’alta gerarchia cattolica. Una prima parziale modifica della posizione uficiale della Chiesa sull’omosessualità s’è avuta coi coraggiosi interventi di Papa Francesco, ispirati soprattutto al Cristo del “Non giudicare, se non volete essere giudicati”, in occasione dei Sinodi sulla famiglia del 2014-2015 (vedi il saggio, a cura di Anna Maria Foli, “Chi sono io per giudicare?”, Piemme ed., 2016): con riferimento non solo all’omosessualità, ma anche a famiglia, contraccezione, coppie di fatto, unioni omosessuali, nuove famiglie, libertà religiosa, ecologia, finanza, nuove povertà e schiavitù, ecc…. Alla base di questo primo cambio di rotta della Chiesa, però, c’erano state, inizialmente (episodio facilmente dimenticato da una certa stampa), anche le dichiarazioni rilasciate da Papa Bergoglio nel 2013, relativamente allo specifico caso d’un alto prelato vaticano.

Fin dagli anni ’60 del ‘900, comunque, son sorti spontaneamente in seno alla Chiesa cattolica, come in altre confessioni religiose e nella società in generale, movimenti, associazioni e gruppi di persone omosessuali: che, come le scuole di pensiero ad essi collegate, non si basano su un approccio unitario, ma su una pluralità di ermeneutiche dottrinali, e su diversi orientamenti in campo pastorale, pedagogico, sociale e politico. Parallelamente, s’ è sviluppata una notevole letteratura cattolica, altrettanto variegata, sull’omosessualità. A livello teologico, una minoranza di teologi cattolici tende, oggi, a criticare la posizione magisteriale: e, senza mai arrivare ad un’ equiparazione fra coppie gay ed etero, propone, come “bene minore” (ma unico fattualmente perseguibile per le persone omosessuali), la relazione omosessuale stabile e fedele. Espressioni di queste nuove tendenze teologiche sono, in Italia, Giannino Piana ( docente di Etica cristiana alla Libera Università di Urbino, già presidente dell’ Associazione Italiana Teologi Moralisti) ed Enrico Chiavacci ( 1926-2013, tra i massimi teologi morali italiani del secondo ‘900, sui temi soprattutto di etica sessuale, giustizia sociale e pace); e negli USA Charles Curran (teologo tra quelli osteggiati, a suo tempo, da Giovanni Paolo II, attualmente docente all’ Università Metodista del Sud a Dallas, Texas). In tale prospettiva, questi autori s’ esprimono favorevolmente sul riconoscimento civile delle unioni omosessuali, sulle adozioni per queste coppie e per la possibilità di celebrare benedizioni di coppie formate da persone dello stesso sesso.

Alfredo Ormando, nato a San Cataldo (Caltanissetta) nel 1958 da una famiglia di operai d’origine contadina, con 8 fratelli e sorelle, autodidatta (era riuscito a conseguire a 20 anni la licenza media, e a 35 il diploma magistrale), non aveva incontrato alcuna accettazione della sua omosesssualità, né in famiglia, né in società (era stato anche 2 anni in un seminario francescano, uscendone, poi, per gli stessi motivi). Iniziata una carriera di scrittore indipendente (“Vagiti primaverili: poesie”, Pietraperzia, Di Prima, 1986; “Il fratacchione”, Palermo, Publisicula, 1995; “L’escluso”; “Sotto il cielo di Urano”, scritto dov’è evidente il richiamo al filosofo e politico tedesco Karl Heinrich Uhlrichs, autore, nella seconda metà dell’800, del rivoluzionario saggio sull’ omosessualità “L’ enigma dell’amore uranico”; “Epigrammi priapei e non”; “Aforismi, 1998)”, Ormando il 13 gennaio 1998 , a 39 anni da poco compiuti, si dava appunto fuoco in Piazza S.Pietro. ( sarebbe poi morto, dopo piu’ di 10 giorni di sofferenze, all’ ospedale “S.Eugenio”). Sperando – come scritto in una lettera a un amico – di lanciare un segnale chiaro, come “forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia. ».
Da allora, in ricordo di questo “Jan Palach del movimento GLBTQ”, immolatosi un po’ come i bonzi nella Saigon anni ’60, proprio il 13 gennaio si tiene la Giornata Mondiale per il Dialogo tra Religioni e Omosessualità, e l’ ArciGay organizza una sua commemorazione ufficiale. Il confronto tra omosessualità e cattolicesimo prosegue, pur fra tante difficoltà e incomprensioni; venerdì 13 gennaio, Ormando in Piazza S. Pietro è stato ricordato, con la deposizione di fiori proprio nel punto esatto del suo suicidio, dagli attivisti del “Gay Center” (tra i principali centri italiani per i servizi alla comunità LGBT, nato dalle esperienze delle realtà fondatrici: Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, NPS, Azione Trans) e della Fondazione “Luciano Massimo Consoli” (nata in memoria di Massimo Consoli, 1945-2007, scrittore e giornalista tra i “founding fathers” del movimento gay italiano, di cui è stato recentemente commemorato, in Campidoglio, il decennale della morte).

Nei giorni immediatamente successivi all’“autodafè” di Alfredo, il Vaticano in un comunicato stampa affermava che Ormando s’ era tolto la vita per problemi di famiglia, non quindi legati alla sua omosessualità. Oggi, vent’anni dopo, non riteniamo sbagliato sperare che, un giorno, Papa Bergoglio o, al massimo, il suo successore, nel solco di Papa Wojtyla ( giunto a pronunciare piu’ di 90 interventi in riconoscimento di storiche colpe della Chiesa o in richiesta di perdono, dalle Crociate all’appoggio alle dittature, dalle guerre di religione all’ antisemitismo, dall’ Inquisizione alle corresponsabilità nella Shoah) pronunci un “Mea culpa” anche per l’omofobia. Ricordando proprio il volontario olocausto di Alfredo.

Fabrizio Federici

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento