domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Australian Open 2018: il sesto Slam di Federer, il primo della Wozniacki
Pubblicato il 29-01-2018


2018 Australian Open - Day 14Australian Open 2018 molto avvincenti, ma caratterizzati dall’enorme caldo: trenta gradi in notturna, verso le ore 20-21. Inutile dire che le alte temperature hanno minato la tenuta fisica dei giocatori. È stato lo stesso Roger Federer a spiegarlo, scherzandoci su –durante una delle sue tante interviste esilaranti e curiose rilasciate a fine match a Jim Courier-: “quando sono arrivato in albergo mi hanno detto che i tennisti avevano richiesto di accendere l’aria condizionata per il caldo immenso, mi sono messo a ridere e non potevo crederci; ora devo dire che avevano ragione (lo abbiano visto, infatti, sudare e non solo per la tensione, lui che -di solito- non ha di questi problemi)”.

E proprio l’elvetico è stato uno dei due finalisti a Melbourne, affrontando Marin Cilic. Una finale strepitosa che si è conclusa con il sesto titolo vinto dallo svizzero qui agli Australian Open, che -così- dovrà aggiornare il numero dei titoli vinti in questo Grand Slam appunto, da 5 a 6, ben visibili sulle sue scarpe. Aveva giocato in maniera strepitosa fino a quel momento, senza regalare un set e avvalendosi del ritiro per vesciche del coreano Chung; “mi dispiace molto che Chung non abbia potuto giocare la partita sino all’ultimo come ha fatto sinora mostrando un ottimo livello di tennis; ma è capitato anche a me e quando hai le vesciche è meglio fermarsi prima che sia troppo tardi invece di proseguire”, aveva commentato Federer. Inutile evidenziare il tifo strepitoso che aveva per lui sugli spalti. Del resto, poi, Chung non era un avversario semplice né facile, anche se Roger stava dominando per 6/1 5/2. Al quarto turno, infatti, Chung aveva eliminato Novak Djokovic per 7/6(4) 7/5 7/6(3), giocando splendidamente, senza che Nole potesse fare nulla: è riuscito tutto al suo avversario, che ha messo in campo colpi profondi, violenti, precisi, anche nelle discese a rete, gli ha tolto completamente il ritmo anticipandolo con accelerate improvvise (soprattutto di dritto in lungolinea). Tanto di cappello. Altrettanto splendidamente Federer aveva giocato ai quarti contro Berdych (che aveva eliminato il nostro Fabio Fognini per 6/1 6/4 6/4 al quarto turno): un match vinto per 7/6(1) 6/3 6/4, prendendo sempre più campo e con il ceco che nel primo set conduceva avanti 3-1. Ha rigirato completamente la partita, rimontando per poi andare a dominare con colpi di livello eccezionale. Arrivava dunque abbastanza riposato alla finale, che è stata anch’essa molto altalenante. L’ha definita una vittoria memorabile, conclusa tra le lacrime di gioia per quella che è stata “la conclusione di una favola, un sogno che si realizza”, grato e riconoscente al pubblico per il supporto, che è ciò che lo sprona e lo fa proseguire (a 36 anni e mezzo) a mettersi ancora in gioco sui campi da tennis, aspirando alla conquista di primati che sono spettati a pochi. Rod Laver sugli spalti, il primo ad essere entusiasta (nel femminile invece presente Mary J. King). E lo possiamo capire bene, poiché è stata una partita molto lottata. Tra l’altro Cilic veniva da buoni risultati. A partire dai quarti, dove è stato protagonista dello scontro con Nadal (match interrotto sul 6/3 3/6 7/6 2/6 0-2 per il croato), con lo spagnolo costretto al ritiro per una lesione all’anca (come ha rivelato poi una risonanza). Cilic veniva da un match durissimo contro Carreno Busta (terminato con il punteggio di 6/7 6/3 7/6 7/6). Poi in semifinale ha completamente dominato l’inglese Edmund, che si è reso protagonista di un penalty point per regolamento antisportivo sanzionato con provvedimento di un quindici concesso a vantaggio dell’avversario. Edmund molto nervoso, perché non riusciva a trovare il bandolo della matassa della partita evidentemente (conclusasi in tre set netti per 6/2 7/6 6/2), che -tra l’altro- aveva eliminato in precedenza Dimitrov per 6/4 3/6 6/3 6/4 e prima ancora l’azzurro Seppi in quattro set, con il punteggio di 6/7(4) 7/5 6/2 6/3.

La finale maschile. Ma veniamo alla finale maschile tra questi due giocatori che hanno assolutamente convinto. Il risultato finale di una dura battaglia durata tre ore circa è stato: 6-2, 6-7 (5), 6-3, 3-6, 6-1 a favore della testa di serie n. 2, che conquista il suo ventesimo Grand Slam, a scapito della n. 6 del tabellone. Solo una tempra ferrea come la sua poteva riuscire nell’impresa. Non facile gestire tutte le pressioni e i momenti di discordante tensione, tra l’euforia di essere a un passo dalla gloria e un istante dopo il rischio di dover ricominciare tutto daccapo e recuperare il punteggio con il vantaggio annullato dall’avversario. Si va al quinto set. Federer vince il primo per 6/2 dopo essere andato subito avanti per 4-0. Nel secondo, sciupata l’occasione di salire nuovamente avanti di un break sul 2-0, non riesce a dominare così bene Cilic, che entra sempre più in partita (con coraggio, prendendo più rischi e spingendo più sui colpi, mettendo più in difficoltà Roger): si giunge così al tie-break, che vince meritatamente Cilic, premiato negli sforzi (anche attaccando continuamente l’avversario) che conquista i punti decisivi; ma poi Federer riprende possesso delle redini del gioco. Strappando il break decisivo al sesto gioco del terzo set, chiude questo parziale per 6/3 (portandosi avanti di due set a uno). Sembra partita chiusa con lo svizzero che, nel quarto, rischia di andare avanti 2-0 e poi 3-1, ma nulla, non realizza i vantaggi e così Cilic restituisce il 6/3 (stavolta a suo favore). Cilic sembra rientrato definitivamente in partita, con un Federer un po’ in calo e che inizia ad accusare la stanchezza. Invece, clamorosamente, conquista due break (il primo subito sul 3-0) e chiude in volata finale per 6/1 (forse un punteggio un po’ troppo duro e non meritato da un croato generoso).

La finale femminile. Non meno emozionante e significativa la finale femminile tra Caroline Wozniacki e Simona Halep. La danese conquista il suo primo Grand Slam e diventa la nuova numero uno. Anche la rumena inseguiva questo traguardo, ma fallisce. Amareggiata, ma non può rimproverarsi nulla. La Wozniacki ha giocato davvero bene, anche se ha tremato un attimo; ma l’emozione è tanta quando sfiori il sapore di una vittoria importante, che per lei ritorna dopo sei anni. La ex numero uno, infatti, aveva disputato due finali qui a Melbourne, entrambe perse (la prima contro la Clijsters nel 2009 e l’altra contro Serena Williams nel 2014). Quasi coetanee (27 anni Caroline, 26 Simona) danno tutto in campo. Matts Wilander aveva anticipato che forse avrebbe vinto la danese che vedeva favorita; ma di certo tutti erano consapevoli che avrebbe trionfato chi fosse riuscita a dominare meglio le emozioni. E, a fine match, è stata Mary J. King a sottolineare lo splendido exploit nella performance di Caroline (che ha giocato a livelli strabilianti) e la generosità di Simona (che non ha mai mollato). Prima è stata la rumena a chiedere il medical timeout (forse per problemi di pressione), poi è stata la volta della danese. Come nella finale maschile, si è giocato circa tre ore, si è andati all’ultimo e decisivo set (il terzo nel femminile) e si è conclusa la premiazione con la vincitrice in lacrime di gioia e commozione. Una soddisfazione immane per lei poter sollevare finalmente quella coppa, che ha voluto condividere con il pubblico, con gli organizzatori e dedicare al padre Piotr (che ha sempre creduto in lei) e al fidanzato sugli spalti David Lee (ex stella Nba), che con la sua presenza le ha dato la serenità e la tranquillità che le hanno permesso di recuperare la lucidità tattica e di gioco. Tuttavia, soprattutto la vincitrice ha voluto mostrare solidarietà alla finalista, complimentandosi per l’ottimo lavoro che ha fatto con il suo staff: lei ci è già passata (ben due volte) e sa cosa vuol dire perdere una finale dello Slam qui in Australia. Inoltre non è stato un torneo facile per la rumena, che al primo turno ha avuto un infortunio alla caviglia, poi ha dovuto annullare un match point al secondo e ha vinto in tre set su Angelique Kerber. Sicuramente del tabellone femminile resterà anche il ritorno della tedesca, che ha giocato in modo convincente e sembra davvero in forma.

7-6 (2) 3-6 6-4, il punteggio conclusivo della finale, che ha visto la danese giocare meglio nel primo set (sebbene in equilibrio e lottato sino al tie-break: la danese è avanti 3-0 e potrebbe allungare sul 4-0, ma si ritroverà sul 3-3). Lei è più vincente con il rovescio, mentre è il dritto lungolinea della Halep a metterla più in difficoltà. Nel secondo la situazione è diametralmente opposta ed è lei a subire un punteggio sul 3-1 per la rumena, che entra sempre più in gioco, messa in palla da scambi più lunghi da fondo (poiché Caroline ha perso un po’ in potenza, forse per stanchezza o forse per paura di vincere); poi, quando sul 5-3 Simona fa il break decisivo e conquista il secondo set, allungando il match al terzo, lei ritroverà il coraggio e la tenacia necessari per un terzo set molto lottato e combattuto, con una continua alternanza di break e contro-break, fino a quando non riesce a conquistare il break fondamentale per il 6/4 conclusivo, con un errore di rovescio a rete della Halep, molto amareggiata e affranta, ma anche molto sportiva (come del resto l’altra): le due non sono amiche, ma hanno dimostrato di rispettarsi molto, consapevoli di essere loro adesso le nuove protagoniste della scena del tennis femminile mondiale. Con Angelique Kerber che insegue, anche avvantaggiata dal calo della Pliskova. La tedesca si è fermata in semifinale, sconfitta in tre set dalla rumena (per 6/3 4/6 9/7); anche la ceca è stata eliminata dalla stessa avversaria: la Halep giustiziera di entrambe dunque, si impone su Karolina Pliskova con un parziale netto di due set (con il punteggio di 6/3 6/2).

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