lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
I primi quindici anni di Aifos
Pubblicato il 22-01-2018


La celebrazione dei primi 15 anni insieme ai nostri associati storici, incontro e premiazione di soci e amici che si sono particolarmente distinti in questi 15 anni di attività, svoltosi nella prestigiosa sede dedica al Beato Paolo VI, la sede scelta ha allietato i convenuti ricordando la memoria del Beato Paolo VI, ed è anche stato un momento di richiamo dell’importanza della cultura prevenzione Sicurezza sul lavoro, tutela della salute equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, viste le ultime recenti tragedie accadute in ambito lavorativo. Al contempo il Presidente AIFOS Rocco Vitale, volle ricordare il primo Papa che nella sua umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI, nella Messa di Mezzanotte del Natale 1968, che Paolo VI volle celebrare negli stabilimenti dell’Italsider a Taranto è un «emblema». «L’emblema del suo stile e del suo magistero sul lavoro», spiega il Presidente AIFOS Rocco Vitale.

Il viaggio nella capitale dell’acciaio fu la prima visita di un Pontefice all’interno di un grande complesso industriale. «Vederlo lì con il famoso caschetto sulla testa – prosegue Vitale – è stato come affermare che quanto i preti operai avevano intuito nella Francia della fine degli anni ’40 doveva entrare nella prassi pastorale: ossia che, sulla questione del lavoro, c’era bisogno di una Chiesa in uscita, si direbbe con papa Francesco. E, con la sua straordinaria capacità di leggere i segni dei tempi, Beato Montini ci ha lasciato un’eredità che è oggi pietra miliare della Dottrina sociale». Beato Paolo VI ricordava che il cristianesimo ha conferito dignità al lavoro e che «la Chiesa ama e difende il mondo del lavoro». «Nell’era della globalizzazione queste parole sono una grazia – sostiene il Presidente Rocco Vitale –. Oggi è facile cadere nella rassegnazione. Ecco, occorre lottare: contro la disoccupazione o l’affarismo. E il verbo “lottare” è magnifico è etica: ma non va inteso secondo un approccio marxista, bensì scrutando la forza della cultura della “prevenzione” e dignità al lavoro che ha portato avanti la bandiera di tutti i lavoratori. È la cultura della prevenzione stesso che ci propone il modello di un lavoro che plasma l’uomo e non lo schiavizza, che lo edifica e non lo sfrutta».

Eppure Beato Paolo VI sosteneva nella Populorum progressio che un lavoro sempre «più scientifico e meglio organizzato» rischia di «disumanizzare il suo esecutore». «Adesso – chiarisce il Presidente Rocco Vitale – il lavoro è ben più tecnicizzato e, rispetto agli anni del Beato Paolo VI, non ha quella disumanità che aveva ad esempio la catena di montaggio. Ma si presentano altre schiavitù». Quali? «La maggiore è la precarietà, soprattutto per i giovani. Poi c’è il lavoro minorile che è una piaga in ampie aree del mondo. Infine cito le delocalizzazioni che avvengono nel segno del fiuto dell’interesse. Penso alla nuova Fiat Chrysler Automobilies: è spaventoso che un’impresa nata in Italia, aiutata per oltre centoventi anni dalla Stato e fatta crescere grazie dall’impegno di tanti operai, abbia un pezzo in Olanda, uno in Inghilterra e sfidi la Borsa a New York. Sono operazioni che tolgono a chi lavora il sapore del proprio sforzo. A ciò si aggiungono la scuola che non forma in maniera adeguata alle professioni e la famiglia che non prepara al lavoro». «Paolo VI, forgiato dallo studio di Jacques Maritain, ha portato la Chiesa a guardare ad ampio raggio al pianeta lavoro.

Da qui la sfida di interpretare le domande nuove e a tratti taglienti che questo ambito pone. Del resto numerose pagine della Gaudium et spes sono frutto di questa sua attenzione che è penetrata anche nel Concilio». «ETICA» di AIFOS connessa al lavoro. «Questa economia uccide, scrive papa Bergoglio nell’Evangelii gaudium. Un monito che era stato preannunciato con espressioni meno energiche ma altrettanto profonde dal Montini. Il Beato Paolo VI è stato un profeta, un anticipatore di temi che San. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno, poi, sviluppato». Con la Lectio magistralis del Segretario Generale Francesco naviglio, pronti per ripartire con l’obiettivo #aifos2033 – “Visione Zero – dalla visione alla realtà”. Adottare la Visione Zero significa credere nella possibilità concreta di prevenire tutti gli infortuni sul lavoro e le malattie derivanti dall’attività lavorativa. Questa mentalità impone un cambiamento di paradigma a tutti i livelli delle organizzazioni, passando dall’individuazione delle responsabilità a focalizzarsi sulla ricerca di soluzioni per prevenire infortuni e malattie professionali. Per raggiungere questo obiettivo occorre l’impegno da parte di tutti i soggetti interessati a tutti i livelli della catena produttiva. “Lavoro sano – vita sana”. Il mondo del lavoro, e in futuro lo sarà ancora di più, sta diventando sempre più competitivo, complesso e frenetico. Di pari passo, diviene sempre più stretto il legame tra ambiente di lavoro e salute dei lavoratori. Per migliorare la salute dei lavoratori e garantire loro una vita più lunga e sana (sul lavoro e nel privato), le esigenze di sicurezza sul lavoro e della salute dei lavoratori devono essere gestite in maniera integrata. L’approccio integrato è quello in cui i dipendenti e i datori di lavoro lavorano insieme continuamente per sostenere, proteggere e promuovere la sicurezza e la salute reciproca sul posto di lavoro. “La persona al centro della prevenzione”. La protezione dei lavoratori sta al cuore della tutela di sicurezza e la salute sul lavoro. Per costruire posti di lavoro sostenibili che integrino i principi di salute e sicurezza, è fondamentale tenere da conto elementi demografici chiave come l’invecchiamento, il genere, la cultura e l’istruzione. Per sostenere questi sforzi, sono fondamentali strategie volte alla promozione, protezione ed istruzione delle persone.

Celso Vassalini
Associato storico AIFOS e volontario vice presidente AIFOS Protezione Civile

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