domenica, 23 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Quando le opinioni diventano recensioni
Pubblicato il 22-01-2018


critici-gastronomici-da-sito-di-recensioni-online-piattoDa un po’ di tempo per scegliere un locale si sbirciano on line le “recensioni” di appassionati e lettori, in pratica, non addetti ai lavori. Se un tempo ad essere gettonate erano le guide gastronomiche, i giornali o si chiedeva “una dritta” all’amico, attualmente è la rete a esser protagonista! Ma vale la pena fidarsi del consiglio ‘di chi capita’ per decidere dove e cosa mettere sotto i denti? Vediamo di fare il punto della situazione.
Non si tratta di essere all’antica, ma la professionalità acquisita dopo anni di esperienza ‘sul campo’ è indiscutibile. Quando a casa c’è un lavoretto da portare a termine, in linea di massima, ci rivolgiamo a professionisti e non certo al primo che passa per la strada. Ciò per dire che stiamo vivendo in un periodo dove ogni cosa sembra fattibile da chiunque. Questo trend abbraccia anche la gastronomia, tuttavia, va bene fino a un certo punto. Probabilmente sarà capitato a tanti di leggere on line ‘la recensione’ gastronomica di caio o di tizio, che dopo aver pranzato o cenato in un locale esprimono – a pieno diritto – la loro opinione. Dove? Sui social, blog o portali dove si dettaglia “la cronaca” dell’assaggio. Ma a quale pro, per ostentare la personale “ambizione” post prandiale, o stroncare con piglio “tranchant” senza suggerimenti? In soldoni, chi mangia, beve, chiede il conto e toglie il disturbo (la maggior parte) – ha perizia ed esperienza professionale per “argomentare” pubblicamente sulla performance dell’esercizio testato?
In primis per giudicare ‘un milieu’ vanno tenute in mente un sacco di cosucce, che riguardano non solo il piatto ma tutto l’ensemble. È possibile, a titolo d’esempio, gustare un discreto antipasto ma le vivande successive risultare meno accattivanti. In questo caso non si può dire che tutto il desinare era pessimo! Nuovo frangente. Pietanze impeccabili ma servizio deludente. Stavolta, nel ‘racconto-recensione’ si dovrebbe evidenziare che il cibo era ‘ok’, mentre il resto meno. E ancora. Location da sogno, leccornie fantastiche ma il dovuto ci è sembrato esagerato. In quest’ambito – per quale ragione si deve criticare al negativo tutto l’ambaradan – dove l’unica pecca (se dimostrabile) è stato il conteggio? Che poi, proprio sul fatidico conto, è da vedere se è così esoso, poiché possono essere stati serviti ingredienti di pregio o difficile da reperire. Insomma, la critica deve essere professionale, imparziale e corretta, sempre, anche a casa del diavolo (si fa per dire).
In linea di massima è da applaudire il vecchio adagio “a ognuno il suo mestiere”. Ciononostante, rispetto e libertà per chi “diffonde” nel web la sua esperienza gastronomica, anzi, giustissimo sia così, ma costui sappia che esprime solo un’opinione, senza la pretesa di essere un gastronomo o un critico! Al giorno d’oggi, grazie ai media, è possibile argomentare e divulgare ciò che si pensa, senza censure, ma sempre con educazione. Dietro ogni piatto ci sono il lavoro e l’estro di tante maestranze – dalla cucina alla sala, e ancora – sacrifici, investimenti e passione. Facile “dire no” a un locale perché si ha ‘la sensazione’ di non avere pagato il giusto, la pasta magari non era al dente, e il titolare non è stato così gentile come da aspettative! Ad ogni modo i numeri dicono che tra chi decide di pasteggiare seguendo opinioni e pareri informali presenti nel web, ce ne sono altri che per scegliere una trattoria seguono ancora i consigli di esperti e critici, proprio come un tempo.
Comunque ognuno faccia come creda, ma qualora si decida di pubblicare qualcosa su questo o quel posto è auspicabile farlo con obiettività. Se il conto o la scaloppina non ci sono piaciuti e il dessert era tutto fuorché tale – la cosa migliore è chiedere spiegazioni in loco, naturalmente con cortesia. Successivamente, casomai le risposte apparissero inadeguate se ne terrà conto, poiché non esiste alcun obbligo a ritornare in una location che non ha convinto. Altra cosa che fa pensare sono “le recensioni” sin troppo generose, che effettivamente appaiono “incredibili”. Insomma, un “neo” salta fuori anche nella migliore realtà, o no? In questo caso, è abbastanza normale che prenda le mosse qualche perplessità, poiché la critica gastronomica non deve essere una celebrazione sine qua non, ma una sfilza di puntuali annotazioni che servono sia al cliente che al ristoratore.
Qualsiasi oste, infatti, ha piacere che un suo piatto sia applaudito – se meritevole, o stroncato se pessimo, però, in questo caso, motivando “l’insufficienza”, in modo che la prossima volta cerchi di migliorarsi. In breve, in una società dove tutto è fattibile da tutti (a parole), almeno il cibo sia trattato con il rispetto che gli è dovuto. Perciò, scegliete un locale con il criterio che ritenete più consono, nondimeno, andateci con la consapevolezza che sarete voi i registi dell’esperienza gustativa. E se alla fine la stessa vi ha convinto non siate avidi di complimenti e consigliatelo – de visu oppure on line –mettendo al primo posto trasparenza e obiettività!

Stefano Buso

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento