mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

50 anni di avventure per Corto Maltese l’ultimo vagabondo dei sette mari
Pubblicato il 08-01-2018


CORTO MALTESE 02

I vagabondaggi di Corto Maltese per Oceani e Continenti hanno superato la boa dei cinquant’anni ma, essendo un personaggio di fantasia, non sembra invecchiato di un solo giorno dal suo esordio sulla carta, avvenuto quando aveva l’età fittizia di 26 anni. Il romantico marinaio, ultimo di una lunga stirpe di inquieti viaggiatori e gentiluomini di ventura, esordisce il 10 luglio 1967 in “Una Ballata del Mare Salato”, scritta e disegnata da Hugo Pratt e pubblicata sul primo numero della rivista “Sgt. Kirk”.

Il Maestro di Malamocco, nato per caso a Rimini il 15 giugno 1927, ma veneziano doc, e morto a Losanna, Svizzera, il 20 agosto 1995, era stato contattato da un suo grande fan, il futuro editore genovese Florenzo Ivaldi, che l’aveva coinvolto anche nel progetto editoriale che voleva far conoscere in Italia la sua già grande bravura. Accanto alla prima avventura di Corto, infatti, troviamo sia la produzione sudamericana di Pratt, sia la ristampa delle mitiche storie di Asso di Picche realizzate dal 1945 da un gruppo di giovani di belle speranze che diventeranno grandi autori di fumetti. Nel 1949, alcuni di loro, fra cui Pratt, si trasferiranno a Buenos Aires, in Argentina. L’ultima puntata della Ballata appare nel febbraio 1969, data che segna anche la chiusura della rivista. Ma questa pubblicazione è solo l’inizio di una grande avventura senza mai fine. Avrà compiuto pure 50 anni ma Corto non ha ancora nessuna voglia di cercare un approdo sicuro e di appendere le vele al chiodo.

CORTO MALTESE 00Corto Maltese, nato a La Valletta (Malta) il 10 luglio 1887, il cui nome in andaluso vuol dire “svelto di mano”, è figlio di una gitana di Siviglia e di un marinaio inglese, nato a Tintagel, in Cornovaglia, ed è cresciuto nel barrio de la Juderia di Cordova. Tra i suoi antenati anche un bisnonna, da parte di padre, che era una strega dell’isola di Man. I suoi genitori si sono incontrati a Gibilterra, dove la mamma era chiamata la Nina di Gibraltar. Dalla madre ha appreso la cultura mediterranea e l’esistenza delle arti magiche; dal padre ha ereditato il piacere del vagabondaggio, della libertà e del difendere le cause perse. Per lui, che da ragazzo ha usato il rasoio del padre per tracciarsi sulla mano sinistra una sua personale linea della fortuna, l’importante è proprio il viaggio non la meta, non il ritrovamento di un tesoro perduto o di continenti leggendari.

CORTO MALTESE 03Corto è alto 1 metro e 83 centimetri e ha sempre il fisico agile e asciutto dei 26 anni che ha appena compiuti nel 1913, anno in cui inizia la Ballata. Ha folti capelli neri sempre spettinati, lunghe basette, indossa un cappello da marinaio, con l’ombra della visiera che a volte serve a nascondere gli occhi castano chiari. Nel lobo sinistro porta un orecchino rotondo dal duplice significato: di appartenenza alla marina mercantile e al movimento anarchico dei primi del Novecento. Indossa un lungo cappotto nero della marina, un gilet rosso chiaro, una camicia bianca con il colletto alzato e una sottile cravatta nera. Una sorta di marchio di fabbrica che lo accompagnerà in quasi tutte le sue avventure. Così come fumerà sempre “quei sigari sottili che si fumano solo in Brasile o a New Orleans” (da Il segreto di Tristan Bantam) vuoi per il piacere in sé o per recitare per un pubblico invisibile. Con buona pace del Codacons e dei suoi esposti (di cui scriveremo più avanti). La sua barca, fedele compagna di tante avventure per i sette mari, è uno yawl, iolla in italiano, un piccolo bastimento a vela con due alberi.

“Una Ballata del Mare Salato” (Pratt ci teneva all’articolo indeterminativo) è ambientata durante la Prima guerra mondiale, nel Pacifico del Sud, nelle isole Salomone, tra il novembre 1913 e il febbraio 1915. Ed è proprio l’Oceano in prima persona a raccontare l’incipit di una delle tante storie di uomini e barche che per uno scherzo del destino si trovano a doverne affrontare l’ira: “Sono l’Oceano Pacifico e sono il più grande di tutti. Mi chiamano così da tanto tempo, ma non è vero che sono sempre calmo. A volte mi secco e allora do una spazzolata a tutti e a tutto. Oggi per esempio mi sono appena calmato dall’ultima arrabbiatura. Ieri devo aver spolverato via tre o quattro isole e altrettanti gusci di noce che gli uomini chiamano navi … questa qui … Sì, questa che vedete, non so come sia riuscita a farcela. Forse perché il capitano Rasputin è uno che sa il fatto suo e i suoi marinai sono delle isole Figi. Oppure perché hanno un patto con il diavolo. Ma questo non importa ora. Oggi è “tarowean” il giorno delle sorprese, giorno di tutti i Santi 1 novembre 1913”.

E la sorpresa più grande di tutte sarà quel Corto Maltese che a pagina 5 della storia troviamo vagare in mezzo al mare legato a una improvvisata zattera e destinato a morte certa: il suo equipaggio, infatti, si era ammutinato per impadronirsi del carico di fucili che trasportava e aveva deciso di buttare a mare (letteralmente) il capitano. Se l’esordio non è dei più felici, il nostro romantico gentiluomo di fortuna, che si dedica alla pirateria più per necessità economiche che per vocazione, diventerà una vera e propria star del mondo dei fumetti e il suo autore si conquisterà un posto importante nell’Olimpo dei narratori. Pratt è forse l’ultimo esponente di quella scuola di viaggiatori e grandi affabulatori che nelle sue file annovera scrittori tipo Robert Louis Stevenson, Joseph Conrad, Herman Melville, Jack London, Ernest Hemingway, Emilio Salgari, Zane Grey, anche se l’ispirazione diretta per la sua Ballata arriva da “La laguna azzurra” scritto nel 1908 dall’irlandese Henry De Vere Stacpoole (1863-1952). Da questo libro il regista Randal Kleiser trarrà il film “Laguna Blu”, 1980, con una giovanissima Brooke Shields.

CORTO MALTESE 08“Una Ballata del Mare Salato” inizia con il catamarano di Rasputin che, dopo essere sfuggito alla spazzolata dell’Oceano Pacifico, prima raccoglie a bordo due giovani naufraghi, i cugini Cain e Pandora Groovesnore, e qualche vignetta dopo Corto Maltese. I due ragazzi sono di famiglia ricca per cui Rasputin pensa di chiedere un sostanzioso riscatto, ma Corto li prende sotto la sua protezione costringendo il tanto brutto quanto cattivo capitano a cambiare i suoi piani. Il resto, come si suol dire, è leggenda.

Sin dalle prime battute si capisce subito che tipo è Corto Maltese: romantico, sognatore, innamorato della vita, con un ironia leggera ma affilata come un bisturi, sempre pronto a prendere le difese dei più deboli, un poeta, un marinaio che molte volte è un melanconico spettatore di vicende nelle quali sembra si trovi coinvolto suo malgrado. La storia editoriale del Corto Maltese realizzato da Hugo Pratt è lunga ventinove avventure e tra i tanti personaggi di carta che hanno condiviso le sue avventure ricordiamo Rasputin, il suo eterno nemico/amico, il misterioso Monaco di cui non vedremo mai il volto, Cain e Pandora Groovesnore, il tenente di vascello Slutter, Tarao, un indigeno maori che parla con un divertente accento veneziano, il professor Steiner, Esmeralda, Venexiana Stevenson, Tristan Bantam, Soledad, Bocca Dorata e Levi Colombia. Il nostro eroe non disdegna di incontrare personaggi veri e immaginari, tipo Jack London, Eugene O’Neill, James Joyce, Ernest Hemingway, Herman Hesse, Tamara de Lempicka, il mago Merlino, la fata Morgana, i maestri dei continenti perduti e anche un giovane Stalin che lavora come portiere d’albergo ad Ancona. E tanti altri, troppi anche per una sola citazione.

L’ambientazione delle sue storie spazia ovunque, dagli Oceani ai Continenti: i mari del Sud, il deserto, l’Irlanda, la Svizzera, l’Africa, il Brasile, Venezia (tanto amata da Pratt che vi ambienterà due storie), la Russia e ancora il Sud America e i Caraibi. E se Corto è un viaggiatore instancabile, un moderno Ulisse capace di trasformare in un luogo fatato qualsiasi approdo, Pratt è un fine affabulatore, l’ultimo dei grandi narratori di avventure che sa sempre come catturare l’attenzione dei lettori.

CORTO MALTESE 01Una Ballata nasce come un romanzo a fumetti che doveva concludersi con la parola “fine”, tanto che ancora oggi viene considerata una delle prime graphic novel del mondo. Indispensabile nota: romanzo, in inglese, si traduce novel si traduce, mentre novella in short story; quindi graphic novel significa romanzo disegnato, al maschile. Ma alcuni esperti ritengono non sia sbagliato declinarlo al femminile perché ormai è entrato nell’uso corrente. Riprendendo il nostro discorso, a dimostrare che Pratt considerava quest’opera come autoconclusiva c’è anche una introduzione, che non appare in tutte le edizioni: una lettera datata 16 giugno 1965 in cui R. Obregon Carrenza, nipote di Cain Groovesnore, spiega all’editore Florenzo Ivaldi che i manoscritti dello zio sono stati affidati al signor Pratt, che risulta quindi essere il cronista di una storia vera ricavata dal racconto diretto dei protagonisti. Questa lettera ne cita un’altra scritta da Pandora Groovesnore che dà notizia della morte di Tarao e dello stato di salute di Corto che, ormai vecchio, ha accolto nella sua casa: “Quando vedo zio Corto starsene seduto solo in giardino con gli occhi spenti di fronte a quel suo grande mare, mi si stringe il cuore”. Una storia, quindi, che si concludeva con la romantica ultima vignetta che sottolineava la parola fine, Ma il destino è in agguato, pronto a trasformare Corto Maltese da comprimario di una lunga saga corale con tanti personaggi di buon livello, in protagonista assoluto, una vera star che in pochi anni ha conquistato una meritata fama internazionale non solo nei fumetti.

Il destino, nel nostro caso, ha il nome di George Rieu, caporedattore del settimanale francese Pif-Gadget. Siamo alla quinta edizione del Salone dei Comics di Lucca, la sera di domenica 2 novembre 1969, a cinquantacinque anni e un giorno di distanza dal racconto dell’Oceano. Testimone Gianni Brunoro, critico letterario e grande esperto di fumetti, che in un articolo del 26 luglio 2016 apparso nel sito Guida del fumetto italiano, racconta come iniziò la scalata di Corto Maltese al mercato mondiale. In sintesi, e ringraziando Brunoro per aver voluto dividere questa chicca con il fandom, George Rieu era rimasto molto colpito dalle tavole della Ballata esposte a Lucca e aveva proposto a Pratt di incontrarsi a Parigi per discutere di una serie di cui poteva anche essere l’autore completo, cioè realizzarne testi e disegni. Pratt, viaggiatore instancabile come il suo Corto, non era molto propenso ad accettare un contratto con scadenze troppo vincolanti ma sul treno per Parigi decise di accettare l’offerta e di proporre proprio Corto Maltese come personaggio principale di questa nuova serie. Così il 3 aprile 1970 sul n. 1296 di Pif-Gadget appare “Il segreto di Tristan Bantam”, seguito la settimana dopo da “Appuntamento a Bahia”. La ripresa delle avventure di Corto Maltese sarà la svolta decisiva della carriera di Pratt, che in poco tempo conquisterà prima i lettori francesi poi quelli di tutto il mondo. Col tempo Pratt affinerà, quasi prosciugherà il suo tratto, una linea chiara stringata ed essenziale ma di grande impatto visivo. Quella di disegnare “sottraendo”, cioè usando uno scarno tratteggio per produrre vignette che alla fine risultano piene e non vuote, è una tecnica poco usata nel campo dei fumetti. L’unico altro esempio che ci viene in mente, pur in un contesto diverso, è “The Phantom” di Ray Moore. L’Uomo Mascherato, lo ricordiamo, inventato nel 1936 da Lee Falk è il capostipite degli eroi in calzamaglia con una mascherina sugli occhi. Ma la fortuna di Corto non è legata solo al disegno, alla trama o alla profonda caratterizzazione dei personaggi, anche la cifra di Pratt ha il suo peso: raccontare disegnando e disegnare raccontando è un approccio narrativo ancora oggi rivoluzionario, che forse è il vero segreto di un successo lungo più di cinquant’anni.

Un successo che non riguarda solo i fumetti perché Corto Maltese, da grande star dell’intrattenimento, è un personaggio multimediale che viene declinato in tutte le variazioni possibili: poster, spille, portasigarette altro merchandising; cartoni animati; due spettacoli teatrali, nel 1982 e nel 2002, entrambi con le musiche di Paolo Conte; romanzi scritti sia da Pratt sia dal suo collaboratore Marco Steiner; una statua a Grandvaux, lago di Ginevra in Svizzera, e una ad Angouleme, in Franca. E non possiamo dimenticare l’abbigliamento per gli amanti del mare, così come qualche campagna pubblicitaria. Manca solo il film con attori veri, ma per questo c’è sempre tempo, forse il cinema non è ancora pronto. Ma possiamo lanciare una provocazione: Luc Besson, regista di “Valerian e la città dei mille pianeti (2017)”, e nella parte di Corto proprio quel Dane DeHaan che ha ricoperto il ruolo principale del film.

Nel corso degli anni, “Una Ballata del Mare Salato” è stata pubblicata a puntate su svariate riviste e ha avuto diverse edizioni in volume. Ne citiamo solo due. La prima edizione a colori, con Mariolina Pasqualini ai pennelli, per i tipi di Albatros, apparsa nel 1976. Un volume cartonato, 208 pagine in grande formato, cm. 24,5 x 34,5, con una prefazione sempre realizzata da Pratt: “Corto Maltese raccontato da Corto Maltese”. Quindici acquerelli inediti, accompagnati da un testo scritto a mano, che ne raccontano l’infanzia. Il 10 luglio dell’anno scorso, la Rizzoli Lizard presenta l’edizione del cinquantenario, un cartonato che ripropone i disegni di Pratt nel formato originale, cm. 32 x 41. Il volumone, 192 pagine a colori e in bianco e nero, contiene una raccolta di disegni molto rari e una postfazione sulle influenze non solo cinematografiche che hanno ispirato Pratt mentre dava forma alle sue immortali storie.

Ma che fine fa un Eroe, che è anche una macchina per fare tanti soldi, quando muore il suo creatore? Di norma, la sua vita editoriale prosegue, non foss’altro per soddisfare la voglia dei lettori di leggere sempre nuove storie e per rimpinguare le casse di chi ne gestisce i diritti. Sulla sorte di Corto è stato lo stesso Pratt ha proporre diverse versioni, quasi si divertisse a confondere le idee dei lettori. “Corto Maltese non morirà mai – da “Storia del fumetto” di Manfredo Guerrera, 1995, Newton Compton Editori –. Se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, è consumo, non c’è posto per un tipo come Corto Maltese”. Prima che diventasse famoso, cioè nella lettera del 1965 che introduce la Ballata, Pandora racconta di zio Corto che guarda il mare con i suoi occhi spenti (triste per la morte di un amico o perché diventato cieco?). Qualche decennio dopo spunta l’ipotesi che potrebbe essere stato ucciso durante la guerra civile spagnola, dopo il 1936, così almeno afferma Cush ne “Gli scorpioni del deserto”. Ma c’è anche una quarta versione proposta nella storia “Le Helvetiche” del 1987: Corto trova il Santo Graal e, proprio grazie al calice che ha raccolto il sangue di Gesù sulla croce, diventa immortale.

Ma qualunque sia la versione esatta, il Valhalla può attendere. Nel 2015, infatti, a dieci anni dalla morte di Pratt, Rizzoli Lizard pubblica “Sotto il sole di mezzanotte”, trentesima avventura di Corto Maltese e prima realizzata da una nuova coppia di autori entrambi spagnoli, lo sceneggiatore Juan Diaz Canales e il disegnatore Rubén Pellejero. L’anno scorso i due hanno firmato “Equatoria” che, prima di apparire in volume, è stata pubblicata in grande formato e in dieci puntate, dal 4 al 13 agosto, dal quotidiano “La Repubblica”. Eccellenti entrambi, meritano un grande plauso perché, almeno secondo noi, hanno saputo catturare l’essenza, l’anima se preferite, di Corto e riproporla in nuove storie.

In occasione della pubblicazione di “Equatoria” si sono levati gli strali del Codacons. L’associazione avrebbe fatto una denuncia all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni e alla procura della repubblica di Roma. Corto Maltese che fuma “potrebbe integrare una possibile violazione del divieto di propaganda dei prodotti da tabacco nonché una forma di pubblicità pericolosa contenente messaggi di istigazione al fumo, in particolare verso i minorenni” che magari preferiscono i manga giapponesi (che annoverano nelle loro fila grandissimi professionisti) al fumetto d’autore, se e quando leggono. Perché a nessuno dei fumettari italiani è venuto in mente il “ma mi faccia il piacere!” di Totò? Comunque sia, dopo il polverone iniziale, il caso si è sgonfiato, ed è proprio finito in una nube di fumo, anzi di fumetto. Riportiamo stralci da un lancio Ansa del primo settembre dell’anno scorso. “Il bonario bluff è riuscito. Così la rappresentazione di Corto Maltese che si accende una sigaretta e fuma, torna a essere vista per quello che è: un’opera d’arte e non un’istigazione al tabagismo. Il Codacons, protagonista della crociata anti fumo, getta la maschera e ammette che la denuncia su Corto Maltese, involontario testimonial del tabagismo, è stata una provocazione” che ha messo “in risalto l’imitazione-emulazione di modelli e/o personaggi celebri, con sullo sfondo il gravissimo problema della pubblicità occulta”. Cioè quella che si è procurata il Codacons attaccando Corto che fuma.

Siamo alle solite, sembriamo tornati a quel periodo oscurantista iniziato alla fine degli anni Quaranta quando preti, insegnanti, moralisti e censori delle neonata Repubblica italica puntavano il dito contro i fumetti perché portatori di valori diseducativi e pericolosi per i giovani lettori, che mica dovevano sapere che la stampa è libera e non può essere sottoposta ad autorizzazioni o a censura, come recita la Costituzione, e dovevano leggere pubblicazioni “sane” e dalla specchiata moralità preferibilmente cattolica, anche se la Sinistra del tempo non è che abbia fatto grandi battaglie su questo argomento. Magari si può finalmente entrare nell’ordine di idee che il fumetto, il cinema o la televisione e anche i libri devono solo raccontare storie, magari divertenti, speriamo interessanti, e non educare le genti. Ma ve lo immaginate Bogie in Casablanca con la sigaretta cancellata dal computer? La Giocanda senza il suo enigmatico sorriso? Una mano di bianco sulle volte della Cappella Sistina?

Lasciamo perdere pulsioni censorie e concludiamo chiediamoci che fine ha fatto quell’imprescindibile piccolo veliero, lo yawl, inseparabile compagno di tante avventure del nostro eroe? Una risposta la troviamo nell’ultimo numero, il 118 del 1993, della rivista “Corto Maltese” nella storia “La rotta dei sogni”, scritta e disegnata da Vittorio Giardino. Un’affascinante ipotesi, un omaggio a Corto, al suo yawl e ai temi cari a Hugo Pratt con una fine che non è una fine. Siamo negli anni Novanta del Novecento e un piccolo veliero, costruito nel 1912 nei cantieri di Plymouth, naviga nel mar Tirreno verso Cala Lupo, località turistica vicino a Stintino, nella costa nord ovest della Sardegna. L’attuale proprietario dello yawl è Diego Martin, un marinaio che l’ha acquistata da una creola di nome Bouche Dorèe, che l’aveva ricevuta in regalo da un suo amico marinaio, di cui non viene fatto il nome ma di cui si dice che portava un orecchino al lobo sinistro e fumava sigari brasiliani. Stiamo quindi parlando di Corto e della sua amica Bocca Dorata. Diego Martin si sta dirigendo verso Cala Lupo perché ha deciso di vendere la barca a un narcotrafficante in quanto ha urgente bisogno di soldi. Ma dopo un incubo premonitore cambia idea e rotta. “Non mi avranno mai vivo” è la frase che conclude la storia. Così il veliero di Corto, lascia intendere Giardino, ritorna a solcare i sette mari della fantasia, quelli dove le avventure non hanno mai fine.
Antonio Salvatore Sassu

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