domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Conversione di Berlusconi ad alfiere dell’Europa
Pubblicato il 24-01-2018


tajani-berlusconiUna volta voleva “rompere” con l’Europa a trazione tedesca, adesso intende “discutere”. La conversione di Berlusconi è totale anche se non priva di problemi. Negli ultimi mesi il cambiamento si è dipanato progressivamente, fino ad arrivare alla stupefacente metamorfosi avvenuta negli incontri a Bruxelles con i vertici della commissione Ue e con quelli del Partito popolare europeo (Ppe), la “casa comune” sia dei democristiani di Angela Merkel sia di Forza Italia di Silvio Berlusconi.
L’ex presidente del Consiglio si è complimentato per il governo di grande coalizione deciso in Germania tra i democristiani e i socialdemocratici e ha messo da parte i vecchi dissapori con la cancelliera tedesca: «Io con la signora Merkel ho sempre avuto degli eccellenti rapporti di stima ed interesse reciproco». I forti contrasti di un tempo li ritiene creati strumentalmente da altri. Comunque si tratta di acqua passata: «Qualcuno ha cercato di mettere zizzania, ma al di là di questo i nostri rapporti sono stati sempre positivi e la signora Merkel ci sostiene con determinazione nella nostra campagna elettorale».
Conversione di Berlusconi. Il leader del centro-destra italiano è soddisfatto dopo essere passato da un’impostazione euroscettica ad una europeista. Non parla più della possibile uscita dell’Italia dall’euro (come fa l’alleato leghista Matteo Salvini), né del lancio di un sistema di “doppia valuta” (la lira da affiancare alla moneta comune europea) per rilanciare l’economia e l’occupazione. Vuole discutere con Bruxelles, soprattutto con Germania e Francia, su come rivedere le regole della Ue per sostenere la ripresa economica. In ogni caso ha assicurato: «Rispetteremo la regola del 3% nel rapporto» tra deficit pubblico e Prodotto interno lordo (Pil), il parametro base sul quale è stato costruito l’euro.
È una eccezionale conversione ad “U” contestata immediatamente, però, da Salvini, così la coalizione di centro-destra ha una nuova bufera da superare. Il segretario della Lega critica il rispetto della regola del deficit entro il 3% («non esiste» se danneggia famiglie ed imprese) e le scelte europeiste alla base della Ue («i vincoli europei sono una gabbia e noi vogliamo aprirla»).
Critiche e dubbi, di opposto segno, arrivano da Pier Carlo Padoan. Ironizza sulla ‘flat tax’ , la tassa piatta al 23% proposta da Berlusconi in sostituzione delle aliquote Irpef, sulla quale pure si era detto pronto a discutere. Il ministro dell’Economia ora invece definisce la ‘flat tax’ la “fatina blu” e la “bacchetta magica” incapace di funzionare senza le coperture finanziarie. Da Bruxelles arriverebbero delle critiche secondo Padoan: «I partner Ue sono implicitamente preoccupati per il rischio di uno stop della crescita e della stabilità in Italia».
Il presidente di Forza Italia raccoglie ampi apprezzamenti, ma ha un nuovo problema da risolvere con l’alleato Salvini (fautore di una politica di spesa pubblica in deficit) e, sembra, con Bruxelles (attenta al rigore dei conti pubblici).
Dai governi Ue però, salvo improvvisi ripensamenti, sembra arrivare a Berlusconi l’investitura di alfiere dell’Europa contro i populismi, forti anche in Italia. Il segretario generale del Ppe Antonio Lopez non ha fatto mistero di puntare sul leader del centro-destra: «Per noi l’Italia è fondamentale» nelle decisioni da prendere per cambiare l’Europa, ciò sarà possibile con «il futuro governo» che sarà forte grazie anche «all’influenza di Berlusconi». L’ex Cavaliere è giudicato un personaggio importante e un amico: «Il Ppe è la sua casa». Il presidente della commissione europea Jean Claude Juncker ha avuto a Bruxelles un lungo colloquio e ha abbracciato il leader del centro-destra: incontro “eccellente”.
Conversione di Berlusconi. Sono lontani anni luce i tempi nei quali raccoglieva le critiche e i sorrisi sarcastici di Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy nei vertici della Ue. Sono passati i tempi delle “guerre” politiche e finanziarie del 2011 contro l’allora presidente del Consiglio italiano. Quasi sei anni fa il presidente di Forza Italia fu costretto a lasciare repentinamente Palazzo Chigi al successore tecnico Mario Monti sotto l’incubo della bancarotta dei conti pubblici: i titoli del debito pubblico italiano stavano franando sui mercati valutari internazionali per un’enorme ondata di vendite. Berlusconi parlò di “colpo di Stato” ai suoi danni, gli avversari denunciarono l’alta spesa pubblica e la sua incapacità d’impedire il collasso finanziario. Dopo la sconfitta politica seguirono i guai giudiziari: nel 2013 fu condannato per frode fiscale e scontò la pena ai servizi sociali aiutando gli anziani inabili.
Berlusconi si vanta di essere «l’unico argine» contro la vittoria dei cinquestelle. La sua campagna elettorale, fondata su promesse di meno tasse per tutti e sulla pensione minima a 1.000 euro al mese, sta avendo successo. Contro ogni previsione, è tornato protagonista: potrebbe addirittura vincere le elezioni del 4 marzo mentre il Pd di Matteo Renzi è in grande difficoltà e il M5S di Luigi Di Maio sarebbe il primo partito. Gli ultimi sondaggi elettorali confermerebbero il 37% dei voti al centro-destra (Forza Italia prenderebbe più voti dell’alleata Lega), il centro-sinistra scenderebbe al 28%, i cinquestelle navigherebbero sul 27%, la sinistra di Pietro Grasso si attesterebbe al 6%.
Ma Berlusconi, a sorpresa, riscuote l’apprezzamento anche di alcuni irriducibili avversari di sempre nella stampa italiana di sinistra. È il caso di Eugenio Scalfari. Il fondatore di ‘Repubblica’ annuncia una decisione un tempo impensabile: tra un governo guidato da Berlusconi e uno da Di Maio «sceglierei Berlusconi». Altrettanto stupefacente è la posizione di Michele Santoro. Il conduttore televisivo inventore della battaglia contro la “Rainvest” sentenzia: «Silvio Berlusconi è come me, cioè una specie di vecchio saggio». Gli antichi attacchi scompaiono. In testa quello dominante: il conflitto d’interessi tra il Berlusconi leader politico e il Berlusconi proprietario dell’impero Fininvest e delle televisioni Mediaset.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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