giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Dalle calende greche di Gentiloni a Calenda?
Pubblicato il 19-01-2018


Nel precedente articolo “La maglia n.10 si addice a Renzi” sottolineando l’indubbio successo come uomo-assist molto meno di raccordo, citavo due operazioni eccellenti: la Presidenza della Repubblica a Mattarella in piena autonomia dalle possibili richieste di contropartite di Berlusconi ed alla Presidenza del Consiglio di un uomo leale che smussa i toni della competizione politica ma sa dire anche di no, com’è accaduto nella vicenda della riconferma di Visco alla Banca d’Italia tenendo ben fermo l’asse con Draghi. Quel Gentiloni che continua a rendere un grande servizio al Paese seguendo la linea Mattarella di assicurare continuità al governo del Paese nel mentre in un prevedibile vuoto di maggioranza bisognerà trovarla tra forze disponibili a convergenze operative.

Ed è qui, in questo prevedibile snodo che Renzi, superando ogni tentazione di autoreferenzialità, fa un ulteriore provvidenziale assist, com’è successo nell’incontro di Milano verso un lungimirante Calenda, attuale ministro, che si è smarcato da un suo impegno diretto, necessariamente polemico in campagna elettorale, per accreditarsi come riserva della Repubblica per soluzioni di emergenza. Un ruolo a ben guardare che in un’altra direzione verso il M5stelle avrebbe potuto assolvere Grasso. Questo perché lo si voglia o no, l’unico collante affidabile a livello interno ed internazionale è il centrosinistra con perno il PD. Appena gli schieramenti in campo saranno chiari col corollario della qualità e dell’esperienza dei propri candidati, alla stazione del 4 Marzo gli elettori di troveranno davanti tre treni concorrenti per il governo del Paese e non più solo alle loro legittime ma parziali appartenenze o preferenze ed il confronto sarà a tutto campo con la domanda: dove porta ciascuno dei treni in corsa? Non sarà di poco conto l’interrogativo: “Rischiamo di vanificare i sacrifici fatti ed i risultati raggiunti ancorché insufficienti? Lo stellone italico potrebbe illuminare gli italiani e farci evitare dirottamenti, consapevoli che i binari elettorali hanno vistosi cedimenti specie sotto il profilo di quell’obbiettivo irrinunciabile in una “ democrazia matura” (Moro) di riportare al centro “Il cittadino arbitro” (Ruffilli) e non le oligarchie dei partiti con i loro nominati solo parzialmente ridotti.

Roca

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