lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

“Danza con me” di Roberto Bolle: un salto nelle e verso le emozioni
Pubblicato il 03-01-2018


roberto-bolleChe cos’è la danza? Ha provato a spiegarlo e a mostrarlo l’étoile Roberto Bolle con il suo spettacolo “Danza con me”, prodotto da Ballandi Multimedia e per la regia di Cristian Biondani. In prima serata su Rai Uno, quello che è stato definito dal New York Times “The king of the dance” (il re della danza), ha premesso in apertura che ha imparato ad esprimersi attraverso la danza più che con le parole; a comunicare le sue emozioni attraverso di essa, a superare i suoi limiti con essa (come la timidezza). Per questo crede nella potenza salvifica della danza, uno strumento sublime di espressione del sé. Affiancato nella conduzione da Marco D’Amore, che egregiamente e con stile ha raccontato questo viaggio nella danza e nella vita di Bolle. Il programma non poteva che partire raccontando la storia del giovane ballerino siriano Ahmad Joudah, perseguitato dall’Isis e ostacolato dalla famiglia perché da sempre voleva danzare. Ha dovuto superare le difficoltà della guerra, delle minacce di morte dell’Isis, ma non ha mai smesso di avere questo amore per tale disciplina; tanto da arrivare a tatuarsi la scritta “danza o muori” nel punto dove i guerriglieri dell’Isis usano dare il colpo finale per ferire a morte i “colpevoli” e “traditori”. “La danza -ha commentato Bolle- da un pericolo si è trasformato in strumento di salvezza, e Ahmad ne è l’esempio vivente”, dicendosi fiero di essere stato un modello che il giovane siriano ha inseguito per molto tempo senza mai averlo conosciuto e che, finalmente, ora ha potuto incontrare di persona fino a ballarci insieme. “Grazie alla danza sono un sopravvissuto. Per me danzare con Roberto è stato un sogno che si è avverato. Essere qui è un onore per me, non avrei mai pensato di poter riuscire a vivere questo momento” -ha ribadito Ahmad-. Momento definito emozionante, di forte empatia dallo stesso Bolle. I due hanno danzato sulle note della canzone interpretata da Sting “Inshallah”, dedicata a tutti i profughi del mondo: “è un invito a non voltare lo sguardo dall’altra parte” -ha voluto sottolineare Bolle-.

La danza non è solo salvifica, ma è anche passione: ne ha provato a spiegare il significato Miriam Leone; è disciplina e sacrificio, però, anche: duro lavoro dalla mattina per diverse ore fino alla sera per preparare gli spettacoli e le coreografie da portare in scena, come ha scherzato e raccontato a Geppi Cucciari lo stesso Roberto. La danza è qualcosa di innato, che si ha dentro, che si sente e percepisce ancor prima di conoscerne le caratteristiche essenziali per poterla praticare, anche se poi la principale regola è l’istinto di lasciarsi trasportare dalle emozioni che essa ci comunica e che ci attraversano mentre danziamo.

Un po’ come per la musica. Una cosa per cui ci si sente predisposti, per cui si sente di essere nati, che ci fa stare bene perché ci rispecchia, dice chi siamo, in essa ci riconosciamo e ci fa sentire veramente noi stessi. Per questo è stata molto emozionante ed entusiasmante, per stessa ammissione di Bolle, la partecipazione di Tiziano Ferro. Il cantante di Latina ha cantato “Il mestiere della vita” (mentre Bolle danzava un assolo su coreografia di Renato Zanella), ma soprattutto con Roberto hanno parlato di loro stessi, dei loro sogni da piccoli e delle loro passioni, di quanto la musica e la danza li abbiamo sempre “inseguiti” (mostrando alcune loro foto a circa 7 e 11 anni). Un modo sincero e simpatico di raccontarsi apertamente (senza troppe parole). Evidente la sincera amicizia e lo schietto abbraccio finale tra i due.

La danza è anche fatica. Anche se Pif ha provato a smontare (molto goliardicamente) il presupposto della necessità di ricorrere a regole ferree nei vari movimenti di estrema precisione, attraverso la ‘nuova’ tecnica che è esclusivamente quella del tapis roulant (di massima comodità e minimo sforzo dunque). La danza non è solo alchimia, empatia, ma è dinamicità, plasticità, non è mai staticità, neppure la luce che la contorna: come persino in pittura (in un quadro di Caravaggio ad esempio), è sempre in movimento. La danza è luminosa, non solo per le luci (delle riprese e inquadrature e dei colori degli abiti), ma perché illumina, nel senso di rivelarci a noi stessi e di aiutare a farci conoscere e capire dagli altri.

La danza è creatività che sconvolge e stravolge ogni canone classico, di dimensione spazio-temporale. Non solo si va al di là della costante standard di tempo, ma anche ogni limite spaziale è rotto: pensiamo ad esempio alla messa in scena della coreografia che Bolle ha eseguito con Virginia Raffaele in cui entrano ed escono dal teatro della Scala di Milano, quasi proiettato in 3D in un’atmosfera a tratti western, a passi di un ritmo di “classico accelerato”: un balletto a effetti speciali sulle note di Mutant Brain. Quasi un free-style, per una spy-story a metà tra il reale e il virtuale, a ritmo di rap. E di effetti speciali non ne sono mancati: tante luci, anche a formare sagome stilizzate poi proiettate sullo schermo, sullo sfondo, dietro e davanti al quale Bolle&co hanno ballato.

La danza è contaminazione, come ha spiegato Fabri Fibra, per cui il classico incontra il rap, un po’ come quando nella musica pop e rap suonano la stessa melodia: è quello che è accaduto a Roberto Bolle e al ballerino americano Lil Buck, reinterpretando ‘La morte del cigno’, unendo il classico allo jookin.

La danza comunica anche senza parole, è un linguaggio sui generis, ma non per questo meno pregnante. Ma davvero si può fare a meno delle parole, anche nella danza? Per chi non ne fosse convinto, Pif e Miriam Leone hanno rimediato rendendosi co-protagonisti di un balletto “tradotto” (con il loro parlato appunto a descrizione, spiegazione ed interpretazione di ciò che andava in scena).

L’étoile dei due mondi si è divertito e ha fatto divertire con stile e semplicità. Ha ballato tanto, anche in coppia con Polina Semionova, Melissa Hamilton e l’étoile di Parigi Léonore Baulac (ma anche i primi ballerini della Scala Nicoletta Manni e Claudio Coviello); ma ha anche giocato e scherzato con autoironia, come nel duello tra cattivi con Marco D’Amore. Ma, soprattutto, ha mostrato che la danza è sonora, è suono e ritmo insieme da seguire e tenere a tempo (del cuore quasi). Danzare soli o in due non è la stessa cosa, su un brano piuttosto che un altro, in un luogo o in uno diverso, in un momento più forte emotivamente o meno, non è la stessa cosa -come ha spiegato D’Amore-. Tutto questo un ballerino lo sa che fa molta differenza, anche nel risultato, nell’esecuzione, ma nella sua stessa interiorità. Ed è la consapevolezza di questo importante aspetto che permette la riuscita di un traguardo eccezionale come questa prima serata di Rai Uno di “Danza con me” e di spettacoli come “This is it” di Michael Jackson, che volle Bolle come suo designer. La danza, infatti, è anche corale non solo personale e intima, tanto che Bolle si è esibito anche con le giovani allieve dell’Accademia della Scala.

Naturalmente la riuscita di “Danza con me”, di cui Bolle aveva la direzione artistica oltre ad aver scritto il programma (insieme a Luca Monarca, Federico Giunta, Pamela Maffioli, Giovanni Todescan), deriva anche da altri fattori; in primis dalla consulenza artistica di Artedanza, dal contributo di Michael Cotten alla direzione creativa, alla collaborazione alla fotografia di Fabio Brera, alle scene di Luca Sala, alle coreografie straordinarie di Massimiliano Volpini. Tutto ciò ha permesso di parlare a tutto tondo di danza, in modo leggero e disinvolto, ma soprattutto inedito e particolare, inusuale, insolito per un ulteriore diffusione di tale disciplina in televisione. Un primo step, un passo iniziale per un proseguo che si intravede, perché una replica o un bis non è da escludere quando si ha per le mani una fucina di creatività, fantasia, arte, talento come Roberto Bolle (i suoi numerosi impegni rilevanti permettendo, ovviamente). Il programma ha dimostrato tutta l’eleganza, la sobrietà, la sensibilità (umana, non solo la leggiadria nel danzare), di Bolle. Il successo di ascolti, poi, ha fatto il resto dandogli ragione: il suo show ha vinto la serata con quasi 5 milioni di spettatori (4 milioni 860 mila per la precisione), pari al 21.5% di share. Bolle ci ha messo il cuore e si è visto; non a caso con le luci è stato disegnato sul suo corpo proprio un cuore in risalto.

Barbara Conti

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