martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dopo Davos, Ue pronta a reagire ai dazi Usa
Pubblicato il 29-01-2018


Participants arrive at the congress centrre prior to the opening of the World Economic Forum in Davos on January 21, 2014. Some 40 world leaders gather in the Swiss ski resort Davos to discuss and debate a wide range of issues including the causes of conflicts plaguing the Middle East, and how to reinvigorate the global economy.   AFP PHOTO  ERIC PIERMONT        (Photo credit should read ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images)

 AFP PHOTO ERIC PIERMONT (Photo credit should read ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images)

Dopo le dichiarazioni fatte dal presidente Usa, Donald Trump, in materia di commercio, c’è stata l’alzata di scudi dell’Unione Europea. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Junker, ha affermato: “L’Ue è pronta ad agire in modo rapido e appropriato nel caso in cui le sue esportazioni siano colpite da misure restrittive Usa”.
Donald Trump ha criticato l’UE dicendo: “L’Unione Europea è stata ingiusta con gli Stati Uniti in termini di scambi commerciali”.
Dopo aver imposto dazi sui pannelli solari e sulle lavatrici, prendendo di mira soprattutto Cina e Corea del Sud, Donald Trump ora punta l’occhio su Bruxelles. Ma, contemporaneamente, si manifesta possibilista per il rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi, in parte per il suo buon rapporto con il presidente francese Emmanuel Macron. Proprio Macron sarà il primo leader ospitato dalla Casa Bianca di Trump per una visita di stato. Ai microfoni della televisione inglese Itv, Trump ha detto: “Mi piace Emmanuel”. Poi il presidente americano è tornato a parlare di clima, sollevando dubbi sulla scienza che sta dietro al cambiamento climatico con le frasi seguenti: “C’è un raffreddamento, c’è un surriscaldamento. Prima non si chiamava cambiamento climatico, ma riscaldamento climatico. Ma anche questo termine, non ha funzionato bene visto che c’era un raffreddamento un po’ ovunque. Le calotte di ghiaccio avrebbero dovuto sciogliersi, ma al contrario stanno registrando record”. Affermazioni in linea con le precedenti prese di posizione sul tema del presidente che, nel 2014, twittò: “Le calotte polari sono a livelli record, la popolazione di orsi polari cresce. Dov’è il riscaldamento globale?”. Nonostante lo scetticismo Trump ribadisce di essere aperto a rientrare nell’accordo di Parigi a condizione che si tratti di un buon accordo per gli Stati Uniti. All’apparente apertura sul clima, si fanno più aspre le critiche commerciali all’Europa. È evidente che Trump ha fatto, con le intese sul commercio, un suo cavallo di battaglia. Trump recentemente, a Davos, ha affermato che sul fronte commerciale preferisce le intese bilaterali a quelle multilaterali spingendosi a dire: “Sarei più duro di Theresa May nelle trattative per la Brexit”.
Gli scambi commerciali sono uno dei temi al centro del discorso sullo Stato dell’Unione del presidente, in calendario martedì, con l’accordo di libero scambio del Nafta nel mirino. L’intervento al Congresso è l’occasione per Trump per delineare la sua politica economica, con l’atteso piano per le infrastrutture, e per chiedere un approccio bipartisan sui temi più sensibili, soprattutto l’immigrazione. In tutto Trump parlerà direttamente agli americani per 60 minuti senza filtro, in un discorso ‘calmo’ stile Davos, come riferisce l’amministrazione mantenendosi comunque cauta. Il timore è che Trump parli a mano libera, lasciandosi andare a commenti e affermazioni controverse. La paura è soprattutto che si pronunci sul Russiagate. Il discorso sullo Stato dell’Unione arriva proprio nel mezzo delle indagini sulle interferenze russe sul voto del 2016 e del fallito tentativo di Trump di licenziare il procuratore speciale Robert Mueller. Rompendo il silenzio degli ultimi giorni, alcuni senatori repubblicani già hanno avvertito il presidente che cacciare Mueller significherebbe la fine della presidenza.
Dunque, a breve, si profilano interessanti sviluppi sul proscenio politico degli USA.

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