mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Dopo le capriole sull’Euro arriva Di Maio il semplificatore
Pubblicato il 10-01-2018


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Come non ricordare Calderoli, al tempo ministro per la semplicazione del governo Berlusconi, mentre, fornito di lanciafiamme e con un’ascia sulla spalla, al centro del piazzale della Caserma dei Vigili del fuoco di Capannelle, si apprestava, a favore di telecamere e macchine fotografiche, a dar fuoco a scatoli impilati e pieni delle norme che, a detta sua, rendevano vecchia e lenta la burocrazia italiana. Quella volta in sol colpo bruciò colpo 375mila leggi. Nel rogo finirono carte e faldoni di leggi che il novello Nerone si vantava di aver abolito in due anni di governo. Circa 8 anni dopo, gesto plateale a parte, il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si ripropone nell’intento lanciando una campagna pubblica per sfoltire la burocrazia statale. L’obiettivo del pentastellato
è arrivare a quota 400 leggi da cancellare nel primo anno di governo. E ogni cittadino potrà fare la sua segnalazione direttamente sul sito leggidaabolire.it. E Di Maio spiega quali sono le leggi e in in cima alla lista mette “gli studi di settore, lo split payment, il redditometro e lo spesometro”.

Incendiari di scatoloni di leggi all’opera ci sono già stati, come l’allora ministro leghista Calderoli: “Ma i roghi – afferma il senatore socialista Enrico Buemi –  si sono spenti subito dopo la registrazione tv. Il leader pentastellato – aggiunge  – sta spiluccando un po’ di qua e un po’ di là qualche idea per giustificare la sua esistenza politica, però, con qualche problema di coerenza perché tra il dire e il fare e tra le cose dette prima e quelle dopo, e in particolare tra quelle fatte dopo, vi è un percorso faticoso. In quanto, poi, a capacità di innovazione e progettualità siamo al massimo”, conclude Buemi.

Una tirata di orecchie arriva anche dal Pd: “Vorremmo dare – affermano in una nota Silvia Fregolent e Michele Pelillo del Pd – un suggerimento al candidato pentastellato: si rilassi, faccia un respiro profondo e studi un pochino di più. Ad esempio, si legga il decreto ‘Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili’, convertito in legge il 22 ottobre 2016. Scoprirà che sono stati aboliti sia lo spesometro che gli studi di settore. Anche lo stesso redditometro di fatto non esiste più, sostituito da strumenti meno invasivi ma più utili in termini di lotta all’evasione, visto ad esempio il record dei 19 miliardi recuperati nel 2016. Non vorremmo che le capriole su ‘euro si’ ed euro no’ gli abbiano offuscato la memoria”.

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