lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Elisa Gambardella
Onorare Anna Kuliscioff significa battersi per tutte le donne del mondo
Pubblicato il 02-01-2018


Vedeva l’ingresso della donna nella storia come forza viva e vivificatrice per tutta la società e la crescente industrializzazione della società come momento storico di slancio per l’emancipazione femminile, grazie alla relazione tra acquisizione dell’indipendenza economica e affermazione dei diritti civili e politici. La società di massa e l’industrializzazione dovevano essere gli strumenti per l’innovazione utili a far uscire le donna di casa e permetterle di emanciparsi.

Anna Kuliscioff è sempre stata avanti su tutto, nelle lotte e nella vita. Personal is political sarebbe diventato lo slogan della seconda ondata di femminismo, anni ‘60 e ‘70, ma sembra cucito sulla storia di questa donna straordinaria. Contribuì a fondare il Partito Socialista in Italia, fu tra le massime esponenti dei diritti delle donne agli albori del ‘900, tra le prime donne medico e vivacissima mente alla base di Critica Sociale, il primo periodico del socialismo riformista, fondato e diretto insieme a FIlippo Turati. Anna Kuliscioff fu certamente protagonista di una delle pagine più coraggiose e feconde della storia del socialismo italiano.

Il compito di consegnare alla memoria le tracce della vita eccezionale di Anna Kuliscioff spetta agli storici. A noi spetta invece il dovere di continuare a onorare il lascito del suo lavoro, continuando a riflettere ed elaborare sulla società, interpretandone i cambiamenti e continuando a vedere nelle diverse forme dell’innovazione il progresso da governare per porla a servizio dell’emancipazione delle donne – e di tutti coloro che non hanno ancora la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni.

Viviamo tempi di sfiducia e disillusione nel progresso, in cui una buona parte della popolazione del mondo occidentale sceglie la fuga dalla politica anziché un programma di riforma. Tempi in cui si ritiene necessario aggiungere l’aggettivo “ottimista” per definire quei riformisti che credono che se governata la digitalizzazione possa svolgere quella funzione di emancipazione e liberazione individuale e collettiva che Anna Kuliscioff vedeva nell’industrializzazione e nella società di massa. E’ stata una visionaria, ma la ragione per cui possiamo dire che il socialismo è stato forza motrice di progresso e miglioramento delle condizioni di vita degli Italiani è che alla visione è sempre seguita l’ambizione della realizzazione.

Cogliere questa eredità significa riflettere su ciò che blocca ancora l’emancipazione femminile e guardare al governo dell’innovazione e della globalizzazione come forza per il progresso. Ad alcuni suona ancora visionario dire che la digitalizzazione dell’economia e della società andrebbe osservata con la stessa ambizione di Anna Kuliscioff.

Quando la Kuliscioff pensava al progresso, doveva essere ancora raggiunta l’immensa e inizialmente lontanissima conquista del diritto di voto delle donne. Oggi che votiamo dobbiamo ancora batterci per ottenere pari opportunità e piena emancipazione, dunque la possibilità di perseguire la realizzazione individuale e l’implementazione di politiche volte ad incoraggiare il superamento degli stereotipi di genere che ancora alimentano la diseguale possibilità per uomini e donne di essere liberi ed eguali fino in fondo.

Onorare Anna Kuliscioff oggi non significa (solo) organizzare convegni per ricordarne l’opera, bensì battersi per fare in modo che la violenza di genere sia estirpata dalla nostra società grazie a politiche per l’istruzione che aiutino a superare gli stereotipi di genere. Vuol dire avanzare proposte insieme al sindacato che facciano diventare realtà la parità salariale (stesso stipendio per lo stesso lavoro) e l’eguale accesso alle professioni. Significa pensare alla digitalizzazione dell’economia come strumento al servizio di una riforma del welfare che incoraggi le famiglie a non lasciare tutto il peso delle cure domestiche sulle donne. Non ultimo, vuol dire credere ancora che l’internazionalismo faccia del socialismo il movimento di liberazione globale dalle sofferenze. E dunque lavorare molto più intensamente alla globalizzazione dei diritti: i diritti civili e politici per cui Anna Kuliscioff tanto si è combattuta e ha fatto nella sua vita sono ancora lontanissimi dall’essere raggiunti in molti paesi del mondo. Onorare Anna Kuliscioff, oggi, significa non permettere che nessuno resti indietro e impegnarsi per lasciare un mondo senza privilegio, dove tutte le donne hanno pari dignità e opportunità, indipendentemente da dove siano nate e cresciute.

Elisa Gambardella

Segreteria nazionale PSI e Presidium member Young European Socialists

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Commenti all'articolo
  1. Sono state pubblicate recentemente anche le sue lettere private a Costa e Turati. Le ho lette d’un fiato. Era anche una donna dotata di un linguaggio colto, immaginifico, dolcissimo. E pensare che non era italiana e Costa lo conobbe in Svizzera.

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