giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fabio Ruta
Insieme per un nuovo manifesto laico e dei diritti
Pubblicato il 10-01-2018


Inaspettatamente la legislatura che ci lasciamo alle spalle – con il contributo dei parlamentari socialisti – ha prodotto significativi avanzamenti nel campo delle libertà e dei diritti civili.

Unioni Civili, Testamento biologico, Divorzio Breve, Responsabilità civile dei magistrati, Introduzione del reato di Tortura, legge contro il femminicidio e tutela degli orfani di crimini domestici, parità di diritti dei figli naturali rispetto a quelli nati in costanza di matrimonio, Dopo di Noi e legge sull’autismo per quanto riguarda i diritti delle persone con disabilità: questi sono solo alcuni tra i più importanti provvedimenti assunti. Leggi che istituiscono diritti prima inesistenti, garantiscono tutele e libertà.

Il bicchiere dunque, si può vedere come “mezzo pieno”. Ma anche “mezzo vuoto”.

Poiché il nostro Paese appare ancora arretrato in materia di libertà individuali rispetto ad altre democrazie europee. E la laicità dello Stato e delle Istituzioni – pur in presenza di un pontificato considerato dai più come aperto – resta ancora pienamente da conquistare: in un Paese dove vige da tempo immemore il combinato disposto delle ingerenze confessionali e della quasi generalizzata propensione alla genuflessione dei ceti politici.

I temi laici e dei diritti civili – per quanto trasversali – sono una componente importante della tradizione socialista, liberale, ecologista. Lascia sbigottiti la scelta di Emma Bonino di candidarsi con “più Europa” insieme al “centro democratico” di Bruno Tabacci, rispettabilissimo esponente della tradizione democristiana italiana. Il rifiuto di costituire insieme a noi un soggetto laico-riformista genera un vuoto nel panorama politico italiano. Quello che rappresentò la Rosa Nel Pugno, fortemente incentrata sullo spirito libertario, antiproibizionista, laico.

Oggi la lista Insieme, orfana della auspicata ed attesa partecipazione di Emma Bonino, è chiamata a riprendere quel filo. A rivolgersi al più ampio mondo dell’associazionismo laico, antiproibizionista, al movimento per i diritti civili, alla comunità lgbt, al mondo della ricerca scientifica, alle rappresentanze dei culti minoritari che sostengono la laicità e la libertà religiosa, ai cristiani riformisti che interpretano la loro fede in modo non impositivo, alle tante compagne e compagni radicali che non si riconoscono nella scelta divisiva di “Più Europa”. Occorre farlo, sia chiaro, senza pretese egemoniche e senza intenti strumentali. Ma puntando dritto ad obiettivi e contenuti che si intende conquistare. E che una presenza laico-eco-liberal-socialista in Parlamento potrebbe oggettivamente facilitare.

Andiamo a vedere dunque alcuni temi che potremmo affrontare, alcune proposte che potremmo lanciare. Cercando di essere il più possibile completi ed insieme sintetici.

Il 31 Dicembre la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni ha pubblicato sulla propria pagina facebook il seguente post : “C’è chi guarda alla legislatura appena conclusa pensando che con le leggi su ‘divorzio veloce’, ‘unioni civili’ e ‘fine vita’ si siano raggiunti tutti i traguardi di laicità e si sia esaurito il dibattito su certe questioni. In verità l’agenda laica per la prossima legislatura è più ricca che mai, e quelli di seguito sono solo alcuni temi annotati. -Legge sul pluralismo religioso e per il libero pensiero; – Abuso dell’obiezione di coscienza, come ad esempio su 194; – 8×1000 (quote inespresse); – insegnamento della regione cattolica a scuola (regime e status degli insegnanti di religione); – legge su omofobia (questa dimenticata); – sfruttamento prostituzione, prostituzione, vittime di tratta; – superamento della legge 40 e questione della GPA; – riforma delle adozioni. Sappiamo già che diranno che sono cose che riguardano pochi, che ci sarà chi sgomiterà per stabilire che questi temi non sono prioritari, in realtà questi “argomenti” toccano la vita quotidiana della maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Chi si candida alla guida del Paese dovrebbe avere l’interesse a governare i fenomeni sociali e il loro cambiamento, ma anche il dovere di riconoscere i diritti negati, permetterne il loro esercizio e ristabilire il primato della laicità dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi”.

Mi pare che il mondo politico nel suo complesso – e segnatamente il variegato fronte progressista – dovrebbero dare risposte a questo primo (seppur parziale) elenco di questioni ancora aperte segnalate dalla Consulta Milanese. La nostra lista in primis.

Ad esempio occorrerebbe enunciare che le Unioni Civili siano da considerarsi come un primo passo, verso la parificazione dei diritti che si potrà avere solo con il matrimonio egualitario e la possibilità di adozione (non solo la step child adoption) anche per le coppie omosessuali (provvedimento che potrebbe anche essere esteso ai single, previa verifica delle capacità di cura, sostentamento ed educazione a cui occorre far fronte in caso di una adozione).

Inoltre andrebbe ripreso il discorso della legalizzazione della Cannabis, che non può essere limitato alle sole funzioni terapeutiche. Ma deve comprendere anche il consumo ludico, considerare la auto coltivazione, pensare a canali legali di produzione e commercio che sottraggano alle mafie ingenti introiti. Rompendo inoltre quella contiguità di mercato tra sostanze leggere ed altre più pericolose che hanno i medesimi canali di distribuzione.

La prevenzione all’AIDS ed alle MTS è praticamente sparita dai radar. Andrebbe rilanciato il ruolo di campagne di informazione mediatiche sull’uso corretto del profilattico in funzione di protezione dei rapporti. E possibilmente non a tarda notte. Nella fascia Marzullo. Andrebbero anche individuate nuove funzioni per i consultori famigliari, al riparo dalle incursioni confessionali che hanno dovuto subire negli scorsi anni.

Occorre battersi per la abolizione della IRC nelle scuole e per la sua sostituzione con una disciplina improntata allo studio storico e scientifico non solo delle diverse confessioni religiose, ma anche dei pensieri atei, agnostici, razionalisti.

Il testamento biologico non esaurisce il tema del “fine vita”. Occorre guadagnare una legge che consenta la Eutanasia Legale ed il suicidio assistito, delimitandone e circoscrivendone il campo a determinate condizioni di inguaribilità, incurabilità ed insostenibilità di gravi condizioni fortemente inabilitanti e deficitanti (come nel caso noto di DJ Fabo, portato a conoscenza dalla coraggiosa iniziativa di Marco Cappato).

Un altro tema su cui occorre riflettere a fondo è quello dei costi delle Chiese, termine che in Italia vien da usare al singolare. A tal proposito da parecchio tempo la associazione UAAR ha il merito di renderne note dimensioni ed articolazioni, con tanto di voci e paragrafi di spesa. Tra finanziamenti ed esenzioni. Il tutto è riportato nel sito http://icostidellachiesa.it/. In data odierna, secondo il censimento UAAR i costi annui della Chiesa sarebbero di € 6.415.797.808. L’elenco delle voci che comporrebbero questo gettito sono molteplici, tra le quali: otto per mille; cinque per mille; esenzioni irpef per erogazioni liberali; Esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi); insegnamento della religione cattolica nelle scuole; contributi statali per i cappellani nelle forze armate- polizia di stato – carceri; contributi a scuole e università cattoliche; grandi eventi della Chiesa.

A fronte di una tale evidenza Insieme potrebbe portare in Italia almeno un refolo del vento di laicità della repubblica francese. Iniziando a ragionare sulla adozione di una carta della laicità analoga a quella francese sul divieto di ostensione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche, di tutti.

Una iniziativa opportuna che si potrebbe lanciare, credo con il consenso di nove italiani su dieci a prescindere dal credo religioso, potrebbe essere quella di una moratoria decennale (almeno quinquennale) dell’otto per mille alle confessioni religiose: con destinazione di quella parte di gettito fiscale alla messa in sicurezza di un territorio dissestato ed a alto rischio idrogeologico. La riduzione dei finanziamenti alle scuole private a vantaggio di un rilancio ed una riqualificazione della scuola pubblica è una altra carta che dovremmo giocarci.

Inoltre – se parliamo di laicità e diritti – dobbiamo farlo a 360 gradi. Senza dimenticare o far finta di vedere la minaccia che “fondamentalismi” di importazione possono arrecare alla cultura ed alla convivenza civile nel nostro Paese. Occorre lavorare affinché la accoglienza possibile sia sempre coniugabile a legalità e sicurezza ed integrabile con i valori propri delle democrazie liberali. Non bisogna avere alcun cedimento. Occorre dire che lo Ius Soli va adottato, ma affiancato da una campagna di promozione dei valori costituzionali: in primis quelli della laicità delle istituzioni, dei diritti individuali, dei diritti di genere. Occorre avere lo stesso coraggio che ebbe il primo ministro socialista francese Valls quando definì il burkini “incompatibile con i nostri valori”. Occorre proibire espressamente, senza alcuna esitazione (e senza trincerarsi dietro generiche leggi storiche sulla identificabilità), le coperture come burqa integrali e niqab. Occorre di un secco “no” ad ogni richiesta di orari differenziali di frequenza risevati a donne musulmane nelle piscine pubbliche ed altre cose di questo genere. Chi viene a vivere in Italia deve avere la contezza che si trova in una democrazia liberale, in un Stato di Diritto, paritario, incompatibile con precetti teocratici e discriminazioni di genere. Non possiamo lasciare la carta dell’antifondamentalismo alle varie Santanché.

Il tema dei diritti non dovrebbe poi assolutamente prescindere da chi è maggiormente colpito nella sfera della libertà, poiché recluso. Come scriveva Voltaire: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. L’espiazione della pena non deve essere una condanna a vita ed a morte. Occorre lavorare su più fronti per rendere la carcerazione rispettosa del dettato costituzionale, non vendicativa, ma rieducativa e risocializzante. I suicidi dei detenuti e persino del personale di sorveglianza sono un triste dato che ogni anno le statistiche registrano, testimoniando la invivibilità di molti istituti di pena. Occorre combattere il sovraffollamento carcerario, attraverso provvedimenti una tantum come amnistie ed indulti. Che però risolvono solo temporaneamente il problema. Bisognerebbe andare verso un sistema penale minimo che favorisca le alternative al carcere e consideri la carcerazione solo come extrema ratio. In Francia recentemente è passata la proposta di mettere un telefono in ogni cella. Mi sembra una misura giusta e minima affinché le mura carcerarie non divengano anche invalicabili barriere alla esperienza umana. Occorre abolire l’ergastolo ed il 41 bis. E occorre pensare ad una forma di carcerazione che si differente dalla “cattività” ma fornisca – come solo in certi casi avviene, prospettive di formazione, studio, riabilitazione. E non ultimo garantisca la affettività e la sessualità, rendendo la vita di un detenuto passibile di essere vissuta. Su questi temi è meritorio l’impegno da sempre profuso da personalità del mondo radicale come Rita Bernardini.

Questo seppur abbozzato e parzialissimo elenco parte dalla considerazione personale della necessità, anzi della urgenza, che la lista “Insieme” pensi alla proposta di un “Nuovo Manifesto Laico e per i diritti”. Aperto a tutti coloro che vorranno. Anche solo per fare un pezzettino di strada INSIEME.

Fabio Ruta

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