giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gentiloni, non è il tempo delle cicale
Pubblicato il 18-01-2018


Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

“Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro”. Dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni arriva un chiaro invito alla sobrietà, rivolto a tutte le forze politiche in campo per le elezioni del 4 marzo e, in prospettiva, per chi dovrà assumersi l’onere di governare il Paese. Alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico della Luiss di Roma, il premier ha criticato, seppure in modo indiretto, la corsa alle proposte di smantellamento di alcune riforme-cardine della legislatura appena conclusasi, approvate dai governi presieduti da lui e Matteo Renzi. “Uno degli obiettivi – ha detto Gentiloni – dovrà essere passare dalla stabilizzazione e leggerissima discesa del debito a una fase di riduzione graduale, sostenibile e significativa del nostro debito pubblico”. E il premier ha rassicurato anche quanti, come ad esempio il commissario Ue Moscovici, temono ripercussioni sui mercati derivanti da una situazione di stallo politico post-elettorale: “l’Italia – ha detto – nonostante il cambio dei governi, è uno dei Paesi più affidabili. Alla frequenza dei cambi di governo non ha corrisposto un andamento altalenante delle scelte in politica estera ed economica a danno degli investitori. Siamo un paese che merita che fiducia, da parte nostra e da parte degli italiani”.

Ma dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ‘rischio politico’ legato alla situazione di incertezza che potrebbe uscire dalle urne all’indomani del 4 marzo, e’ di nuovo il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici è tornato ad avvertire i politici di casa nostra alle prese con la campagna elettorale, che uno sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil non sarebbe accettabile. Un messaggio indirizzato a quanti in questo inizio di campagna elettorale hanno proposto una lunga lista della della spesa senza fare i conti con le risorse disponibili. Moscovici, che già due giorni fa ha bocciato senza appello la promessa elettorale del candidato premier del M5s Luigi di Maio sulla possibilità che l’Italia possa rinegoziare i parametri stabiliti dal Patto, torna sull’argomento all’indomani delle parole del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo cui la regola del 3% “non è un dogma di fede”.

Con un deficit oltre il 3% non c’è crescita, premette Moscovici. Sforare “il 3% non è un obiettivo auspicabile se si vuole rafforzare la crescita”, ha aggiunto il commissario francese durante una conferenza stampa a Bruxelles, citando l’esempio di Germania e Olanda dove il bilancio è in pareggio, la crescita è forte e la disoccupazione ai minimi. Superare il 3% di deficit “non è una buona idea e non sono le nostre regole”, ha avvertito Moscovici, sottolineando che “l’Italia rispetta il 3% da un certo numero di anni, sta riducendo il debito e deve continuare così perché è interesse dell’economia italiana”.

Passando al fronte elettorale, il senatore socialista Enrico Buemi torna a parlare del ruolo dei partiti. “Il 4 di marzo si voterà per le elezioni dei rappresentanti politici nel parlamento italiano e nonostante la nostra Costituzione fin dal 1948 abbia previsto l’esigenza del riconoscimento giuridico dei partiti (articolo 49) con apposita legge di attuazione, dopo ben 70 anni, ciò non è ancora avvenuto”, ha dichiarato il senatore socialista Enrico Buemi, Capogruppo psi in commissione Giustizia. “Nel 2013, dopo aver messo piede in Senato il 22 maggio 2013 e dopo la campagna elettorale delle elezioni del marzo 2018, ho presentato il disegno di legge S. 891 “Norme in materia di organizzazione e di trasparenza dell’attività dei partiti politici” il giorno 27 giugno 2013, per dare attuazione al principio costituzionale”, ha spiegato Buemi. “Tanti si sono lamentati della problematicità dei rapporti interni ai partiti e in alcuni casi dell’assoluta mancanza di democrazia sostanziale, ma il mio disegno di legge è rimasto lettera morta”, ha concluso Buemi.

Sul fonte del centrodestra è arrivato l’annuncio, da parte del leader leghista Matteo Salvini, di una candidatura di prestigio nelle fila del Carroccio: la famosa avvocato penalista Giulia Bongiorno, già deputata del centrodestra. “Sarà capolista della Lega in diversi territori del Paese. Nel campo del centrosinistra la leader di “+Europa” Emma Bonino, se da una parte ha ricordato che sul piano nazionale l’alleanza con Ld è quasi cosa fatta, ha spiegato che nel Lazio e nella Lombardia, per le Regionali, la lista composta dai radicali e da Bruno Tabacci si presenterà “con proprie liste”, specificando però che con Nicola Zingaretti “il dialogo è aperto”. È già proiettato invece allo scenario post-elettorale l’ex-premier e ora autorevole esponente di Leu Massimo D’Alema, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha fatto sapere che a suo avviso “dopo il voto ci vorrà un governo del presidente e noi daremo il nostro contributo”. D’Alema non ha perso l’occasione di polemizzare con gli ex-compagni di partito del Pd, a partire dal segretario Renzi: “Lui e Berlusconi – ha detto – dicono le stesse cose, ma Berlusconi è più credibile: la destra è oltre il 35%, il Pd al 23%; se si deve creare un bipolarismo, è più fondato che lo possa dire Berlusconi”. A stretto giro, dal Nazareno, è arrivata la replica del numero 2 Maurizio Martina, dal quale è stato bollato come un politico “poco credibile”.

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