domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gentiloni uomo della Provvidenza?
Pubblicato il 22-01-2018


Il Pd per ora non arresta la sua decrescita, tutt’altro che felice anche per i suoi alleati, costante e progressiva, che si sviluppa settimana dopo settimana e viene così certificata in tutti i sondaggi. Oggi la sua percentuale oscilla tra il 22 e il 23 per cento, contro il 41 ottenuto alle europee del 2014 e il 25 alle politiche del 2013 con Bersani segretario. Gli errori si pagano a caro prezzo in politica e mai come oggi in modo così rapido e impietoso. La comunità della protesta e del rancore non perdona. Renzi ha compiuto tre errori: volersi sostituire a Letta in modo tutt’altro che urbano e per di più con un gruppo di coetanei per dimostrare la validità della sua teoria della rottamazione, avere preferito la Mogherini, prima alla Bonino come ministro degli Esteri poi a D’Alema come commissaria europea, aver bocciato Amato come presidente della Repubblica, il candidato che gli avrebbe permesso di mantenere in vita il patto del Nazareno e di affrontare il referendum costituzionale con qualche margine di possibilità di vittoria.

Erano cose semplici da capire. Un governo, con un principiante a capo, lo si compone con figure di grande esperienza, forse D’Alema alla Commissione avrebbe reso meno invasiva la scissione e il Patto del Nazareno meno illusoria la prevalenza del Sì il 4 dicembre del 2016. Eppure il governo Renzi ha fatto anche buone cose. Credo che il jobs act e la buona scuola siano leggi coraggiose e positive anche se con qualche necessità di modifica, come pure l’impulso dato all’approvazione di leggi di libertà (le unioni civili, il divorzio breve, il biotestamento) che l’Italia attendeva da anni. E se oggi il Pil é ripartito, se nel 2018 le previsioni parlano di un quasi due per cento di aumento, qualche merito il suo governo ce l’ha.

Eppure solo a Gentiloni, nuova anima pulsante del consesso democratico, l’uomo preferito dagli italiani, vengono concessi crediti. Forse perché é l’anti Renzi come personaggio. Riservato quanto l’altro era ciarliero, rispettoso quanto l’altro era invadente, moderato quanto l’altro era esplosivo. Gentiloni non ha promesso l’America. Ma solo una vacanza a Rimini. E l’Italia, che con Renzi si era abituata a illusioni di viaggi interplanetari, gli ha creduto. Forse se non ci fosse stato Renzi non ci sarebbe neppure Gentiloni. Non solo perché fu Renzi a riscoprirlo togliendolo dal dimenticatoio e dal suo incipiente coinvolgimento nella renziana rottamazione, ma anche perché oggi si può apprezzare le sue caratteristiche solo paragonandole a quelle di quell’altro.

Si vocifera per questo di una campagna elettorale per produrre l’effetto Gentiloni, relegando Renzi in un ruolo marginale. Non so se sarà possibile considerando il carattere di quest’ultimo, ma non vorrei che la campagna del centro-sinistra si limitasse ad un pur doveroso elenco di cose fatte. Le elezioni politiche si vincono parlando del futuro. E dicendo quel che si intende fare per il quinquennio seguente. Anche perché da fare c’é tanto. Soprattutto sul tema del momento e cioè il lavoro e prima ancora la decantata imprescindibile riforma fiscale. Oggi Nicola Rossi, rinverdendo teorie già note di Milton Freedman e Anthony Atkinson, sostiene la possibilità di introdurre una flex tax al 25% assieme a un unico reddito vitale e a una riforma del welfare in cui paghino i ricchi. Rossi é storicamente economista vicino al Pd. Si misuri su questo terreno il centro-sinistra. E lasci stare Grillo e Di Maio, evitando di inseguirli nella loro deleteria demagogia…

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Commenti all'articolo
  1. Il PD nasce a vocazione maggioritaria e si riduce ad una condizione minoritaria.
    Gli errori gestionali di cui parla il Direttore sono certamente reali, tuttavia grava a mio avviso sulla sua progressiva erosione, principalmente l’originario vizio d’origine del suo improbabile impasto costitutivo.
    Evidente risulta allora che in assenza di un collante fondativo, le sorti dell’avventura riflettono l’abilità della guida: fino a quando questa funziona tutto si regge, nel momento in cui si commettono errori la struttura si scolla.
    Nelle prossime elezioni può ravvisarsi un’alternativa, in grado di tamponare l’emorragia e di preparare la ricostruzione.
    La lista “Insieme” può rappresentare il germe del rinnovamento di merito e di metodo.
    Nel merito, sulla base degli squilibri sociali ed ambientali prodotti dall’attuale modello di sviluppo, si propone una risposta politica che passi modernamente dalla cultura “Cattocomunista” a quella ” Ecosocialista”.
    Nel metodo, nell’esigenza di riunire il centrosinistra nell’ottica della vocazione maggioritaria, con la presenza dei ” Prodiani” si intende recuperare lo spirito primigenio dell’Ulivo.

  2. Caro Direttore, su Letta sono d’accordo, su Amato forse, sul resto no.
    Secondo me Renzi fece bene a non puntare sulla Bonino, sia per motivi anagrafici e di salute, sia perché la signora radicale, anche alla luce delle recenti vicende, appare poco affidabile politicamente. Avrà nome, carisma, cultura, ma in politica credo contino anche lealtà e affidabilità.
    D’Alema meglio perderlo che trovarlo, uno che serve solo a rompere, non certo per costruire. Grande talento politico ma vittima inguaribile del proprio narcisismo.
    Vero, il PD è in caduta verticale, ma non credo sia colpa degli errori di Renzi, veri e presunti. Non dimentichiamoci che al referendum, neanche quindici mesi fa, ebbe quattro italiani su dieci dalla propria parte. Credo che il PD scenda semplicemente perché salgono gli altri, ovvero i populisti. E questo avviene soprattutto perché quello è il vento che tira. La gente percepisce la situazione interna come pericolosa, percepisce non vuol dire che lo sia, e quella economica come disastrosa, e non lo è, e di conseguenza voterà per i demagoghi che promettono di ripulire le strade, rendere sicure le città, abbassare le tasse anche senza le coperture. Il tutto spremendo le fobie popolari, promettendo un colpo all’UE e un altro ai vaccini. Insomma come la storia di Trump che prometteva di occuparsi degli ultimi, degli sconfitti dalla globalizzazione.
    Per me è solo questione di vento. Poi il vento calerà, ma prima deve arrivare la bufera.
    Cordiali saluti, Mario.

  3. Nel leggere qui della “flex tax”, che se non erro mi sembra essere una impostazione piuttosto affine, se non simile, alla “flat tax”, mi viene innanzitutto da dire “meglio tardi che mai”, qualora esistesse per l’appunto tale analogia, giacché ritengo che detto metodo risponda ad una logica liberalsocialista, anche tenendo conto del vigente carico fiscale, che alla tassazione “nazionale” vede sommarsi un ulteriore e non piccolo aggravio di addizionali ed imposte “locali” (tanto che più parti politiche sono concordi nel ritenere eccessivo questo livello di “prelievo”, e si ripromettono di abbassarlo, ma poi occorre passare dalle parole ai fatti, nel senso di individuare la via).

    La seconda considerazione riguarda le parole, il cui significato sembra profondamente cambiare in base alle circostanze e secondo chi le pronuncia, posto che la “flat tax” in bocca ad una parte politica è suonata come demagogica e populista, e dannosamente neoliberista, o almeno così la si è voluta dipingere e rappresentare, mentre se passa di mano, finisce cioè nell’agenda degli “avversari” o “concorrenti”, perde la sua “pericolosità” e inattuabilità, per divenire una proposta su cui si può ragionare e discutere, senza preconcetti e preclusioni (del resto anche essere “uomo della Provvidenza” non era visto un granché bene non molto tempo fa).

    Mi spiace infine che l’ipotesi della aliquota fiscale unica sia avanzata da un “economista vicino al PD”, e non arrivi invece dalla componente socialista inserita nel centro-sinistra, dal momento che la tassazione del reddito in maniera non progressiva può premiare economicamente, e quindi gratificare, chi accresce i propri guadagni mediante dedizione al lavoro, ingegno, laboriosità, intraprendenza, ecc…, e nel contempo possono aumentare le entrate nelle casse pubbliche – come è successo con la cedolare secca per gli affitti abitativi – ossia maggiori risorse destinabili a chi necessita di aiuto (tanto da soddisfare sia i meriti che i bisogni, com’era, se ben ricordo, il proposito socialista degli anni Ottanta).

    Paolo B. 23.01.2018

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