domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

IL SALVATAGGIO
Pubblicato il 04-01-2018


bonino tabacci

Non è mancato il rammarico e la sorpresa da parte socialista per la decisione improvvisa dei radicali, storici alleati del Psi, di allearsi con Bruno Tabacci di Centro Democratico. L’ex ministro degli Esteri prima ha deciso di correre da sola nelle politiche del 4 marzo, poi non riuscendo a raccogliere le firme necessarie, ha protestato contro il Partito democratico e infine ha accettato di correre con Bruno Tabacci della Lista Centro Democratico già presente in Parlamento. Un vero e proprio valzer. Insomma alla fine sarà un piccolo partito cattolico a togliere le castagne dal fuoco ai laicissimi radicali di +Europa (e probabilmente anche a Renzi) sulla questione della raccolta delle firme per le elezioni del prossimo 4 marzo.

Il colpo di scena si è materializzato nel primo pomeriggio nella sede della stampa estera, quando i vertici radicali hanno invitato a parlare il leader di Centro Democratico Bruno Tabacci, che era seduto in prima fila. E che ha fatto sapere di “aver riunito in mattinata gli organi dirigenti” della sua formazione e di aver deciso di “mettere a disposizione” il proprio simbolo al progetto +Europa. Questo, in soldoni, significa che la neonata formazione non dovrà passare per le sottoscrizioni alle candidature, essendosi Centro Democratico già presentato alle elezioni del 2013. Una decisione che è stata definita dal diretto interessato “un atto di servizio alla democrazia”, mentre per Emma Bonino si tratta di un “gesto generoso e autonomo che ci consente di essere presente ai blocchi di partenza al pari degli altri”. Non a caso, la conferenza stampa si era aperta con una critica feroce al Rosatellum, definito “trappola” e “imbroglio”, e con l’annuncio di iniziative legali sul fronte nazionale ed europeo. Il problema, anche per effetto del martellamento mediatico operato negli ultimi giorni dagli esponenti di +Europa, era ormai noto ai più: secondo le norme approvate col Rosatellum, a Emma Bonino e compagni sarebbe stato necessario raccogliere 25mila firme per potersi presentare all’appuntamento elettorale, poiché la neonata lista +Europa non può contare su rappresentanze parlamentari e non ha precedenti elettorali. Un numero di firme non proibitivo in assoluto, ma certamente arduo da superare per una formazione che come +Europa non può contare su una importante struttura territoriale e quasi impossibile nel caso di un apparentamento col Pd, visto che in quel caso occorrerebbe attendere il 21 gennaio per formalizzare la coalizione e il 29 per presentare le liste con le relative firme.

Dal Nazareno, dall’inizio della trattativa politica condotta da Piero Fassino, si è più volte rassicurato gli esponenti radicali sul fatto che lo scoglio della raccolta delle firme sarebbe stato agevolmente superato grazie alla struttura del Pd, e che la priorità, nel breve, andava accordata al merito politico dell’accordo. Una linea che non è stata sposata dai radicali, inquietati dall’eventualità di una marcia indietro all’ultimo momento del Pd. Sullo sfondo, il “tira e molla” sulle candidature nei collegi uninominali che è fisiologico nella fase che precede la presentazione delle liste. Ancora stamani, il radicale Della Vedova aveva annunciato che +Europa si sarebbe attivato per raccogliere le firme autonomamente, non chiedendo l’apparentamento ai Dem per la mancanza di sufficienti garanzie politiche. Contestualmente, Piero Fassino aveva chiesto di “tenere la porta aperta”, rassicurando +Europa sulla raccolta delle firme. Una questione che ora risulta bypassata dagli eventi, anche se restano ancora dei nodi da sciogliere, come ad esempio la fisionomia che il nuovo ibrido politico dovrà avere, perché se è vero che per Tabacci “la collocazione è il centrosinistra”, ci sarà da valutare i modi dell’apparentamento col Pd di Renzi. A questo proposito, è stata annunciata un’assemblea per il 13 gennaio, nel corso della quale saranno definiti maggiormente i contorni di un’operazione politica che ha sorpreso tutti. Anche alcuni esponenti di Centro Democratico come il deputato Lorenzo Dellai, che ha fatto sapere di aver appreso della cosa “in tv”.

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