giovedì, 26 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

I socialisti nell’uninominale
Pubblicato il 28-01-2018


Botte da orbi dentro il Pd con Renzi che, a giudizio di tutti gli osservatori, si prende la stragrande maggioranza dei parlamentari e mette all’angolo le minoranze. I socialisti se ne escono con sei candidati. Enrico Buemi, senatore uscente sarà candidato nel collegio senatoriale di Moncalieri (Torino), un collegio difficile, ma non impossibile. Di combattimento, come nel carattere del personaggio. Anche in Lombardia avremo un candidato. Sarà Lorenzo Cinquepalmi, segretario regionale, a battersi nell’uninominale del Senato di Lumezzane, molto complicato e a netto vantaggio del centro-destra. Il segretario del Psi Riccardo Nencini è candidato nel collegio senatoriale di Arezzo-Siena, che viene considerato buono per il centro-sinistra, sia pure parzialmente complicato dalle vicende bancarie che hanno investito il Pd. Riccardo anche con la mobilitazione dei tanti socialisti del collegio dovrebbe farcela.

Oreste Pastorelli, dopo un duro braccio di ferro, ha mantenuto la candidatura nel collegio senatoriale di Roma due, difficile, ma non impossibile da strappare al duplice avversario grillino e di destra. Incarnato é candidato nel collegio della Camera di Castrovillari (Calabria) dove la competizione é aperta e le possibilità di successo sono concrete. Abbiamo anche un candidato socialista nel collegio della Camera di Cassino, Gianrico Ranaldi, memtre il senatore socialista Longo è ricandidato nel collegio estero del Sudamerica con ottime possibilità di rielezione e in Europa si candida il nostro giovane e bravo Leonardo Scimmi.

Fuori dal Psi nessuno ha ottenuto un minino di riconoscimento. Bobo Craxi ha rifiutato le proposte, svantaggiose, formulate dal direttorio di Liberi e uguali, mentre Marco Di Lello (Di Gioia non é mai stato nominato e si è tenuto fuori) è rimasto ai box. Possiamo ben dire che di coloro che sono usciti dal Psi (Risorgimento socialista è finito in Potere al popolo con i vetero comunisti) il solo Felice Besostri é stato candidato ma in una posizione impossibile. Adesso inizia la campagna elettorale e compito di tutti i socialisti é di sostenere la lista Insieme, formata anche dai Verdi e dai prodiani. Chi chiedeva di rivedere il simbolo del Psi nella scheda elettorale é stato soddisfatto. Si dimostri che quel simbolo non sara stato inutile nella scelta elettorale degli italiani.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. A suo tempo si è fatto un gran parlare di collegio uninominale, i cui tanti sostenitori ne lodavano le diverse “virtù”, vedi il collocarsi nella logica del maggioritario, così da sapere chi guiderà il Paese una volta aperte le urne, vedi il trattarsi di un meccanismo che valorizza la territorialità, ossia il rapporto tra il candidato e corpo elettorale, con la possibilità che le qualità del primo gli facciano riscuotere maggior consenso rispetto al partito di appartenenza, giustappunto da parte di un elettorato che lo conosce e stima, e ne ha fiducia.

    Si “celebrava” in buona sostanza la competizione tra candidati del posto, mentre alla prova dei fatti si è invece assistito all’aver luogo di candidature esterne ed estranee al collegio, quando il collegio è come si dice “blindato”, ossia piuttosto sicuro anche per chi viene da fuori, senza semmai rinunciare al cosiddetto “paracadute”, cioè il contestuale inserimento dell’interessato nelle liste del proporzionale, un ombrello tanto più impiegato quando il collegio lascia margini di incertezza, circa l’esito del voto, il che dà l’idea che il vero confronto non sia poi così ambito e gradito.

    Questa constatazione, se non è frutto della mia fantasia, mi sembrerebbe contraddire lo spirito del maggioritario, talché mi piacerebbe conoscere l’opinione in merito dei suoi “storici” ed abituali sostenitori, ma in ogni caso, qualora la politica dovesse riaprire il discorso sulla legge elettorale e sugli assetti istituzionali, – percorrendo ad esempio la via di una Assemblea Costituente, della quale si sente periodicamente parlare – io penso che si dovrebbe valutare il sistema presidenziale, o del premierato forte, per le ragioni che ho esposto commentando qui l’articolo “Piccole note a margine sulla legge elettorale”.

    Inoltre, il collegio uninominale, dove passa chi ottiene anche un solo voto in più rispetto agli altri candidati, può “lasciare fuori”, cioè senza voce e rappresentanza, formazioni numericamente consistenti, sacrificando la rappresentanza a tutto favore della governabilità, mentre l’elezione diretta del Presidente o Premier, sostenuto da una coalizione di partiti, ciascuno col proprio simbolo e propria lista riuscirebbe a mio avviso nel compito di coniugare le due cose, ossia governabilità e rappresentanza (entrambi pilastri della democrazia)

    Il fatto poi che il Segretario del PD “si prende la stragrande maggioranza dei parlamentari e mette all’angolo le minoranze”, o possa aver “trascurato” in qualche modo gli alleati, come traspare dall’articolo “Insieme: O condivisione o rivalutiamo posizione”, non dovrebbe stupire più di tanto, nella previsione che nel dopo voto egli debba prendere decisioni “complesse”, per le quali si aspetta il più alto, se non unanime, consenso, all’interno delle proprie fila, o della propria coalizione, i cui componenti dovranno pertanto parlare con “una voce sola”.

    E proprio in tale prospettiva di consonanza e uniformità, a me parrebbe che i partiti minori alleati dovrebbero quantomeno differenziarsi nel programma della quota proporzionale, diversamente l’elettore potrebbe chiedersi perché mai non votare il partito maggiore della coalizione, e da ultimo non posso non notare che anche la sinistra è stata “contagiata” dal leaderismo, dopo che lo aveva a lungo criticato in casa d’altri (vale dunque una massima delle mie parti che dice “le meraviglie si attaccano”, nel senso che poi copiamo ciò che prima avevamo stigmatizzato o censurato).

    Paolo B. 29.01.2018

Lascia un commento