martedì, 11 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il pil vede rosa. La ripresa si consolida
Pubblicato il 26-01-2018


PilLa ripresa italiana si consolida. Chiuso il 2017 con una crescita del Pil valutabile in un +1,4%, la dinamica economica dovrebbe mantenere la stessa velocità di crociera anche quest’anno per poi registrare una decelerazione nel 2019. Lo si legge nella nota sulla congiuntura pubblicata dall’Ufficio parlamentare di bilancio. “Grazie a un aumento congiunturale stimato nello 0,3% nel quarto trimestre, – si legge – il 2017 dovrebbe chiudersi con una crescita del Pil, non corretto per i giorni lavorati, pari all’1,4%. Con un contesto internazionale che resta favorevole, questa tendenza positiva dovrebbe confermarsi con un risultato analogo anche quest’anno, per poi rallentare parzialmente nel 2019, anno nel quale l’Upb prevede un aumento del Pil pari all’1,2%”.

Occupati +1,3% in 2017 e +1,2% in 2018

L’occupazione, nel quadro generale di ripresa, aumenterebbe dell’1,3% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018, per poi decelerare parzialmente (+0,9) nel 2019 risentendo della minore dinamica economica. E’ la stima dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), riportata nella nota sulla congiuntura di gennaio 2018. Il calo della disoccupazione, scrive l’Upb, si verificherebbe con gradualità (dall11,3% del 2017 al 10,6% nel 2019), riflettendo la prosecuzione del processo di aumento dell’offerta di lavoro e la lentezza che caratterizza l’assorbimento dell’area dei disoccupati di lungo periodo notevolmente ampliatasi nell’ultima recessione.

Inflazione in moderata accelerazione, +1,2% nel 2018

Inflazione in moderata accelerazione. L’inflazione, misurata sulla dinamica del deflatore dei consumi, risulterebbe solo in lieve rialzo nella media del 2018 (+1,2 per cento, contro una stima dell1,1 per cento per lo scorso anno) e si irrobustirebbe nel 2019 (+1,7 per cento), sotto la spinta dal graduale rafforzamento delle retribuzioni e, nel 2019, dallaumento delle imposte indirette. I fattori interni di spinta sui prezzi sarebbero in parte compensati, nel prossimo anno, dagli impulsi disinflazionistici provenienti dall’estero (ribasso del petrolio e apprezzamento del cambio). In un contesto di miglioramento della ragione di scambio, favorito dal rafforzamento dell’euro, il deflatore del Pil si collocherebbe al di sopra di queste dinamiche, accelerando da una stima dello 0,5 nel 2017 all1,4 per cento questanno e all1,9 per cento nel prossimo anno. Data l’evoluzione del Pil reale, l’aumento dell’inflazione e della ragione di scambio determinano una previsione di crescita del PIL nominale stimata dall’Upb nell1,9 per cento nel 2017, nel 2,7 per cento nel 2018 e nel 3,1 per cento nel 2019.

L’incertezza scelte nuovo governo =

Sull’andamento dell’economia italiana pesano i rischi legati alle tensioni internazionali e all’incertezza sulle scelte di politica economica del nuovo governo che si formerà dopo le elezioni di marzo. “I fattori di rischio che caratterizzano lo scenario di previsione – spiega l’Upb – derivano principalmente dall’andamento delle variabili internazionali. Il quadro globale, assunto come base per le proiezioni macroeconomiche, presuppone il contenimento delle tensioni geopolitiche, il graduale evolvere del processo di normalizzazione delle politiche monetarie nelle maggiori economie, l’assenza di brusche correzioni nei mercati finanziari e il mantenimento del grado di apertura internazionale dei sistemi economici. Episodi rilevanti di instabilità o rottura che si verificassero su questi fronti potrebbero avere ripercussioni sulla crescita mondiale, sulle quotazioni delle materie prime e sui mercati azionari con effetti avversi per le esportazioni e le decisioni di spesa interna dell’Italia. Ai fattori di incertezza di origine internazionale – conclude l’Upb – si aggiunge l’elemento specifico al quadro macroeconomico italiano relativo alle scelte di politica economica che saranno adottate dal nuovo Governo”.

Raffrontata alle più recenti proiezioni di crescita presentate da varie istituzioni – (proiezioni che si differenziano per le ipotesi relative al quadro internazionale e alla finanza pubblica (in particolare sull’attivazione o meno della clausola IVA), oltre che per l’effetto del calendario sui giorni lavorati appare per il 2018 leggermente più contenuta, a eccezione di quella del Fmi con la quale risulta allineata.

Per il 2019, la proiezione di crescita dellUpb è in linea con quelle di Banca d’Italia, Cer e Confindustria, lievemente più bassa di quella del Ref Ricerche e più alta di quella di FMI e Prometeia. Nelle previsioni riferite all’Italia, spiega l’Upb, “ai fattori di incertezza di origine internazionale si aggiungono quelli specifici relativi alle scelte di politica economica che saranno adottate dal nuovo Governo”. Nello scenario previsivo Upb, l’evoluzione dell’economia italiana sarebbe fondamentalmente trainata dalla domanda finale interna, che contribuirebbe alla crescita per 1,5 punti percentuali nel 2017 e nel 2018 e per 1,1 punti nel 2019. L’apporto della domanda estera netta, pari sostanzialmente a zero nel 2017, diverrebbe negativo per un decimo di punto nel 2018, tornando nullo nel 2019. In particolare gli investimenti, spinti dalle positive prospettive di domanda, dal permanere di condizioni favorevoli nei mercati finanziari e dagli incentivi fiscali si caratterizzerebbero per una dinamica complessiva sostenuta per l’intero triennio 2017-19. Anche i consumi, che nell’ultima parte del 2017 hanno beneficiato di un consistente miglioramento del clima di fiducia, conclude l’Upb, si manterrebbero su un sentiero positivo, avvantaggiandosi, in particolare nel 2018, dell’aumento del reddito disponibile sostenuto della prosecuzione del buon andamento del mercato del lavoro. Nel 2019, essi risentirebbero dell’erosione di potere dacquisto delle famiglie indotto dall’aumento dell’Iva, decelerando comunque meno del reddito disponibile.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento