sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Insieme fa per tre
Pubblicato il 09-01-2018


Ci sono due proverbi assai contradditorii: “Chi fa da sé fa per tre” e “L’unione fa la forza”. Decidiamoci, almeno in politica. Potremmo oggi sintetizzarli così, utilizzando il nome e l’alleanza della nostra lista: “Insieme fa per tre”. Tre sono le forze che si sono accomunate: il Psi, i Verdi e un simbolo civico all’interno del quale figurano alcuni esponenti legati a Romano Prodi. Vedremo il risultato, se sarà o meno pari alle aspettative. Noto con piacere che i sondaggi danno la nostra lista in vantaggio rispetto a quella, assai più propagandata, dello strano connubio di Bonino e Tabacci. Vuoi che in questo secondo caso l’unione stia rivelandosi una debolezza?

Naturalmente ci sono anche amici e compagni che si definiscono socialisti e che storcono la bocca con motivazioni varie, ma quasi tutte condensate nella pluriventennale ritrosia a votare socialista, adducendo i più svariati e illogici motivi. Vantiamo, é noto, una schiera, che sui social appare numerosa e agguerrita, di supposti compagni di strada sempre pronti a tagliarla. Erano generalmente partiti da una convinzione. E cioè che il Psi avrebbe bissato il 2013, presentando solo uno o due candidati nella lista del Pd. Siccome questo non é avvenuto e il Psi presenta il suo simbolo sul proporzionale, sia pure assieme ad altri due soggetti, allora parlano di lista civetta. Cioè di una lista che, non superando la soglia di sbarramento, regalerà i suoi voti al Pd. Modo singolare di ragionare. Fanno mancare i loro voti lamentandosi dei pochi voti.

Se poi chiedi in quale alleanza e in che forma il Psi avrebbe dovuto presentarsi o non rispondono o sostengono che il modo migliore sarebbe stato proprio quello già sperimentato e fallito nel 2008. Fingono di non avere memoria per trovare una variabile impossibile. Lasciamo perdere le follie di madame Emma e monsieur Bruno, le affannose ricerche di motivazioni politiche allo strano matrimonio fornite da Gianfranco Spadaccia che si sforza, per giustificare l’innaturale intesa, a dimostrare l’esistenza di una vecchia propensione della Dc all’europeismo mentre i socialisti erano frontisti. Lasciamo perdere, per carità. Ma che altro avrebbe dovuto fare il nostro partito? Allearsi, anzi aderire, come hanno fatto alcuni nostri ex compagni, prima in movimento, e poi comodamente assisi, nel nuovo Liberi e uguali? E questo dopo aver fatto parte per cinque anni della maggioranza di centro-sinistra? Stravaganze. Sostenere poi ad un tempo questa via dopo aver denunciato la volontà di non presentare una lista socialista, e per di più in perfetta e solitaria autonomia, é il massimo delle contraddizioni. Direi una contraddizione triplice.

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Commenti all'articolo
  1. I radicali che invece di stare con i socialisti e con i verdi scelgono i democristiani.
    Marescotti, comunista, tsipriano alle ultime europee, che voterà m5s.
    Grasso e Boldrini che solo per fare dispetto a Renzi si inventano il partito del nonsappiamoconchistiamomacisiamo.
    Egregio Direttore, la Sinistra italiana manderebbe in crisi Freud…

  2. Circa la “ritrosia a votare socialista, adducendo i più svariati e illogici motivi”, come scrive il Direttore, a me pare che un socialista orientato a sinistra, ossia che vede con favore la propria collocazione nell’attuale schieramento di centro sinistra – faccio questa puntualizzazione o premessa perché ve ne sono altri che la pensano in modo diverso – possa essere invogliato a votare la lista che include il PSI, se il programma della medesima si differenzierà da quello del PD riguardo a tematiche di un certo rilievo, perché in caso contrario potrebbe essere tentato di scegliere quest’ultima forza politica (mi sembra di ritrovare lo stesso o analogo concetto anche nell’ultimo commento al precedente articolo del Direttore, dal titolo “Adesso pensiamo a noi”).

    Paolo B. 10.01.2018

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