giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La maglia n.10 a Renzi per il recupero
Pubblicato il 09-01-2018


In gergo calcistico la maglia numero 10 individua un ruolo decisivo, non a caso ricoperto da grandi campioni, i cui nomi italiani o stranieri sono sulla bocca di tutti. Le caratteristiche essenziali per eccellere in questo ruolo si possono così riassumere: la capacità di fare gli assist decisivi per mandare il centravanti e gli altri in goal perforando la difesa avversaria; la capacità di raccordo tra l’attacco e gli altri reparti; infine non disdegnare gli inserimenti ed andare in goal inserendosi in difese agguerrite, ma intente a marcare ad uomo gli attaccanti. È implicito in questo ragionamento che Renzi mancherebbe al compito sopra illustrato se si ostinasse a voler tornare in tempi stretti a fare l’uomo di punta, il centravanti per la sua coalizione. Nessun dramma se questa sua aspirazione dovrà attendere tempi migliori quando risulterà evidente che la sua politica dei piccoli passi, alleati permettendo, aveva prodotto dei risultati di cui oggi potrebbero giovarsi i suoi concorrenti, primo fra tutti la fine di quel bicameralismo perfetto, esempio residuale paralizzante, non a caso rimasto unico in tutta Europa. Ammesso e non concesso che gli altri punti della riforma bocciata fossero assimilati all’acqua sporca, è un dato di fatto che è stato buttato anche il bambino che riduceva significativamente il bicameralismo perfetto ai fini della governabilità del Paese. La storia sarà molto severa sui chierici che hanno demonizzato quella riforma leggendovi un accentramento di potere di cui non c’è ombra, tanto che giustamente Violante, inascoltato, aveva caldeggiato almeno l’inserimento della sfiducia costruttiva alla tedesca non solo per limitare le imboscate parlamentari ma anche, grazie alla maggiore stabilità di governo, per stroncare sul nascere le tentazioni presidenzialiste latenti nel Paese. Ma torniamo a noi, alla maglia n.10 che si addice a Renzi in questa fase politica che cercherà per la sopravvivenza della legislatura personalità meno divisive (caratteristica che non è sempre un difetto se è segno di coerenza) mettendo in conto che Renzi non ha problemi per la giovane età a stare in lista d’attesa da una posizione invidiabile di leader di un partito necessario per gli equilibri politici del Paese. Tornando al parallelo calcistico la capacità di assist da parte di Renzi è comprovata con due operazioni di indubbio successo: Mattarella alla Presidenza della Repubblica sottraendo la sua nomina al condizionamento ed alle contropartite verso Berlusconi e quella di Gentiloni a Presidente del Consiglio, certamente spendibile più di un Belusconi, dato per probabile vincitore ma il cui unico dato certo è la lotta per succedergli, e più di un Di Maio atteso al varco da un Di Battista attendista che il Mstelle vada a sbattere contro la sua presunta e presuntuosa autosufficienza (evoca tanto la vocazione maggioritaria) quand’anche avesse i voti necessari. Il centrosinistra  obiettivamente rimane l’unica ancora di salvezza proponibile anche con elezioni anticipate. Dove si è rivelato finora insufficiente Renzi è nell’opera di raccordo con gli altri reparti interni ed esterni al PD e ne ha pagato il prezzo. All’interno mi preme segnalare il mancato adeguamento delle norme per far funzionare l’ascensore politico, quello che consente l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto. Una vera e propria barriera istituzionale è quella che comporta, col venir meno negli enti locali del vertice per qualunque motivo, lo scioglimento delle Assemblee elettive, una remora che non consente quando occorra di presentare le energie migliori e collaudate di cui il centrosinistra è certamente più dotato rispetto ai suoi concorrenti. Altra omissione imperdonabile mentre si predica il minor costo della politica, consentire che rimangano in vita le grandi circoscrizioni elettorali specie nella aree metropolitane, città e regioni metropolitane, fonte prima del connubio tra potere politico ed economico, legale e non. Per i comuni una lungimirante e rivoluzionaria proposta politica che introduce il ticket secondo il modello degli esecutivi americani perfino con alternanza di genere è quella presentata già nel 2014 con primo firmatario il senatore Claudio Moscardelli, proposta ripresa a fine legislatura alla Camera dall’on. Federico Fauttilli. Chi impedisce alle regioni a guida di centrosinistra, meno le due già sciolte Lombardia e Lazio, di dare un segnale forte di rinnovamento avvicinando gli eletti agli elettori, così come con grande sensibilità si è fatto per i collegi e le circoscrizioni a livello nazionale? Ricostituire la fiducia degli elettori rende necessaria l’interdipendenza e lo scambio ravvicinato tra eletti ed elettori tanto più che questa assenza ormai cronica ereditata dal regime dei nominati ha aperto autostrade a tutti i movimenti antisistema.

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