giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

L’attualità di Craxi
Pubblicato il 22-01-2018


Lentamente si sta diradando la damnatio memoriae sul grande leader socialista e statista italiano Bettino Craxi, la cui vicenda politica e personale può senz’altro essere paragonata a due personalità dello storia del nostro paese. Giordano Bruno, il grande filosofo-monaco nolano bollato come “eretico” dalla Santa Inquisizione, e Giuseppe Garibaldi, che più volte venne dichiarato contumace e latitante, morendo esule a Caprera dopo essere stato protagonista dell’Unità d’Italia.

Se si eccettuano le solite affermazioni di chi ritiene si debba usare la giustizia come una clave contro gli avversari politici, i meriti che il leader socialista, scomparso il 19 gennaio del 2000 in esilio ad Hammamet, ha avuto per il nostro Paese ed i suoi errori sono oggi oggetto di una valutazione più serena.

La revisione del Concordato, la sconfitta del massimalismo sindacale nel referendum sulla scala mobile e del potere di veto del partito comunista, l’abbattimento dell’inflazione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della nostra economia, il consolidamento dello Stato sociale, l’affermazione dell’identità nazionale a Sigonella a petto degli americani (negli anni del reaganismo!) e dell’europeismo, con l’allargamento, imposto alla “Dama di ferro” inglese Margareth Thatcher: questi sono alcuni dei risultati conseguiti da Craxi, negli anni della sua presidenza del Consiglio, la più lunga della storia della prima Repubblica.

Inoltre, la visione umanitaria e libertaria del socialismo (si veda la battaglia per salvare Aldo Moro dalle mani dei brigatisti rossi e lo scontro politico per impedire il compromesso storico), senza cioè vizi ideologici e dottrinali tipica dei custodi del dogma marxista-leninista in Italia, e il grande ruolo nel promuovere i valori della democrazia contro la feroce dittatura militare di Pinochet in Cile ed il totalitarismo comunista in Polonia e di libertà dal bisogno come vicesegretario generale delle Nazioni Unite, nei paesi del Terzo mondo.

E certo ci sono anche gli errori. Di Craxi si tace un aspetto però: egli fu avversario non solo degli ideologismi della sinistra ma anche del liberismo e dei “poteri forti” del capitalismo finanziario nazionale ed internazionale, con i loro corifei mediatici, che vedevano in lui l’avversario da abbattere per mettere le mani sul prezioso sistema delle Partecipazioni Statali del nostro Paese, come testimonia il celebre incontro sulla nave reale inglese Britannia, il 2 giugno 1992, tra imprenditori e grand commis di Stato, per spartirsi sotto l’egida della finanza anglo-americana a prezzi di saldo i “gioielli” dell’industria pubblica: proprietà del Ministero del Tesoro, come: Telecom, Seat, Ina, Imi, Eni, Enel, Mediocredito Centrale, Bnl; dell’Iri come Finmeccanica, Aeroporti di Roma, Autostrade, Stet, Ilva, Comit, Credit, Banco di Roma e Mediobanca; dell’Eni: come Enichem, Saipem, Nuovo Pignone; dell’Efim. Nella difesa dell’economia pubblica dal capitalismo monopolistico e parassitario italiano Craxi fu sempre intransigente, come lo fu nel giudizio sull’Europa dell’euro e dei banchieri; nel suo libro postumo “Io parlo, e continuerò a parlare!”, lo statista e leader socialista afferma: “Ciò che si profila ormai è un’Europa in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserva, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche, si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congeniato in modo non corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli equilibri sociali che non possono essere facilmente calpestati…Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene conto della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione”.

Maurizio Ballistreri

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