lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le missioni internazionali e il controllo delle frontiere
Pubblicato il 25-01-2018


missioni estereLa partecipazione italiana alle missioni internazionali è ormai un impegno costante per il nostro paese. Per il 2018 è prevista la partecipazione a 42 missioni per un costo di 1 miliardo e 504 milioni di euro. Si tratta di un’ampia gamma di attività che varia molto sia per tipo di missione sia da un punto di vista finanziario. Rispetto al 2017 si è registrato un costo aggiuntivo del 5,4% dovuto principalmente all’avvio di nuove operazioni. Visto che nel fondo missioni, previsto dalla legge 145/2016, attualmente è stanziata una cifra non sufficiente a coprire il costo per tutto il 2018 (la copertura del fondo è di 995,7 milioni di euro), il parlamento al momento ha autorizzato le missioni solo fino a settembre.
L’autorizzazione parlamentare avvenuta il 17 gennaio, ormai a camere sciolte, ha seguito la nuova procedura prevista dalla legge n. 145/2016. In passato le missioni internazionali erano approvate con il cosiddetto «decreto missioni», uno strumento non adatto a regolare una materia come questa. Seguendo la nuova procedura le camere hanno autorizzato le missioni con apposite risoluzioni.
Il senato le ha votate in commissione, e nel resoconto non è specificato come si sono espressi i diversi gruppi. L’unico dato che emerge dal documento è che mentre le risoluzioni presentate dal Partito democratico (Pd) sono state adottate, quella presentata dal Movimento 5 stelle (M5s) è stata respinta.

Alla camera invece le risoluzioni sono state approvate in aula ed è quindi possibile ricostruire più dettagliatamente la dinamica del voto. La risoluzione presentata dalla maggioranza è stata approvata tramite 6 diverse votazioni (votazioni n. 1,2,3,4,5,6). Rispetto a queste i gruppi di opposizione si sono comportati di volta in volta in maniera diversa.

Intanto si è notata una distinzione nella coalizione di centro destra, infatti mentre Forza italia (Fi) e Fratelli d’Italia (Fdi) si sono espressi favorevolmente in tutte le votazioni, la lega si è astenuta. Il M5s e Liberi e uguali (Leu) invece hanno votato in maniera diversa a seconda dei casi. Comunque entrambe queste formazioni si sono espresse negativamente nella prima votazione, che riguardava anche l’avvio delle due nuove principali missioni in Libia e Niger. Al contrario nel secondo voto, che riguardava la maggior parte delle missioni già in corso, si sono espressi in maniera favorevole. Le opposizioni hanno anche presentato 3 risoluzioni, una di Leu (votaizone n. 7) e due del M5s (votazioni n. 8 e 9) che però sono state respinte.

La tempistica dell’approvazione non è stata casuale, infatti la nuova legge stabilisce che il governo presenti alle camere la relazione sulle missioni entro il 31 dicembre. Si trattava quindi dell’ultima possibilità per il parlamento di trattare la questione in questa legislatura. Se da un lato era necessario rifinanziare le missioni in corso, dall’altro M5s e Leu hanno sostenuto che fosse inopportuno, a camere sciolte, impegnare il futuro parlamento su nuove missioni, e hanno votato di conseguenza.

Sono 6 le nuove missioni che partiranno nel 2018, 5 delle quali in Africa. Per la durata fin ora autorizzata, ovvero fino a settembre 2018, il costo delle nuove operazioni ammonta a circa 83 milioni di euro, di cui il 78% riguarda Libia e Niger. Proprio questi due paesi sono stati anche i beneficiari della maggior parte delle risorse del fondo Africa che attualmente gli assegna circa 108 milioni di euro.Screenshot 2018-01-25 18.36.25

L’attenzione italiana per Libia e Niger è strettamente legata al controllo delle rotte migratorie. Non a caso sia le missioni internazionali sia i programmi previsti nel fondo Africa convergono sugli stessi obiettivi. Per entrambi i paesi una parte importante dei finanziamenti del fondo Africa riguarda il controllo frontiere, i rimpatri e l’assistenza a rifugiati. Allo stesso tempo la missione internazionale in Libia ha tra i suoi obiettivi il controllo e il contrasto dell’immigrazione illegale, mentre quella in Niger punta tra le altre cose, a concorre all’attività di sorveglianza delle frontiere.

Openpolis

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Commenti all'articolo
  1. Attraverso alcuni siti in lingua araba, tra cui la “Voce del Libano”, Israele ha lanciato messaggi a cittadini e governanti libanesi a firma del portavoce militare, il generale Ronen Manelis per avvertirgli che l’influenza sul loro paese dell’Iran porterà instabilità e insicurezza: “I cittadini libanesi devono sapere che Iran e Hezbollah stanno giocando con la loro sicurezza. – ha scritto Manelis – La battaglia dipende da due parametri: 1) se la comunità internazionale permetterà a Iran ed Hezbollah di sfruttare la semplicioneria dei politici libanesi permettendo loro di impiantare la fabbrica di armi come stanno cercando di fare; 2) se Hezbollah sconfiggerà i partiti sunniti alle prossime elezioni. Israele è pronto a fronteggiare qualsiasi scenario”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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