martedì, 20 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

EMERGENZA LIBIA
Pubblicato il 15-01-2018


TRIPOLI, July 21, 2014 Lapresse Only italy The picture taken on July 21, 2014 shows the wreckage of a plane at Tripoli International Airport, Libya. The airport has been under constant attack by Islamist fighters since July 13 with the death toll reaching 47. (Xinhua/Hamza Turkia.

TRIPOLI, July 21, 2014 Lapresse Only italy The picture taken on July 21, 2014 shows the wreckage of a plane at Tripoli International Airport, Libya. The airport has been under constant attack by Islamist fighters since July 13 with the death toll reaching 47. (Xinhua/Hamza Turkia.

Torna in primo piano la situazione della Libia, dopo gli scontri di stamattina nell’aeroporto di Tripoli che hanno causato la morte di 11 persone e al ferimento di 37. Il Paese versa nel caos e Roma si è subito mobilitata chiedendo anche un aiuto a Mosca. È di poco fa la notizia della lunga conversazione tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il presidente russo Vladimir Putin. L’attenzione dei leader si è soffermata sulla Libia, con una confermata convergenza sull’evoluzione della crisi libica e sul comune impegno a contribuire ad una soluzione politica e alla progressiva stabilizzazione dell’area. In particolare Gentiloni ha apprezzato il ruolo svolto dalla Russia nel quadro del consiglio di sicurezza Onu, d’altro canto in cambio però l’Italia promette una ‘schiarita’ per quanto riguarda il difficile rapporto della Russia nell’Ocse dopo la crisi ucraina. Vladimir Putin ha infatti manifestato al presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni “interesse per il ruolo che l’Italia ricopre quest’anno come Presidente di turno Osce. I due leader hanno discusso anche di possibili iniziative che l’organismo internazionale potrebbe facilitare in relazione alla crisi ucraina”.
Dal Cremlino si viene a sapere che tra Gentiloni e Putin “ha avuto luogo uno scambio di opinioni sulle questioni attuali di politica internazionale tenendo conto in particolare della presidenza italiana dell’Osce di quest’anno. Inoltre – prosegue il Cremlino – è stata prestata attenzione alla soluzione della situazione in Libia e alla crisi interna ucraina. Le parti si sono dette d’accordo a continuare i contatti a vari livelli”. Inoltre, sempre stando alla presidenza russa, “sono state discusse le questioni riguardanti l’ulteriore sviluppo della cooperazione reciprocamente fruttuosa nel campo dell’energia, e in quello economico-commerciale”.
In realtà la situazione libica mette in risalto quanto l’uomo a cui si è affidata la comunità internazionale per la pacificazione libica, Serraj si stia rivelando in realtà un leader troppo fragile e diviso. I suoi avversari lo hanno definito “sindaco di Tripoli” per evidenziare quanto conti poco per il resto del Paese. In effetti, nonostante accordi che hanno a malapena rassicurato la comunità internazionale, a comandare sul una consistente fetta libica è il generale Haftar che nella regione orientale della Cirenaica controlla anche i maggiori terminal petroliferi e dispone di un esercito personale.
L’instabilità è diventata ancora più palese dopo l’attacco di stamattina, i responsabili appartengono alla milizia che fa capo a Bashir Al Baqara, forza riconosciuta dal ministero degli Interni libico che si occupa della sorveglianza dell’aeroporto e della prigione. L’intento del blitz era di liberare alcuni degli oltre 2.500 prigionieri presenti nella struttura detentiva: gli spari sono stati uditi anche nella città di Tagiura che dista una trentina di chilometri dalla capitale. Lo scalo è tornato sotto il controllo delle autorità governative. Le due compagnie aeree libiche, Afriqiyah Airways e Buraq Air, hanno segnalato diversi danni agli aeromobili che si trovavano sulla pista durante l’attacco: sono almeno quattro quelli danneggiati. Mitiga, ex base aerea nella zona orientale di Tripoli è stata trasformata in un aeroporto civile dopo che il principale aeroporto internazionale della città era stato gravemente danneggiato negli scontri tra milizie rivali a metà 2014. Il premier Fayez Serraj ha decretato l’immediato scioglimento della milizia Al Radaa e ordinato quindi ai suoi membri di deporre le armi.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento