giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Incertezza Catalogna. Salta l’elezione di Puigdemont
Pubblicato il 30-01-2018


catalognaLa Generalitat catalana rimane senza il suo president. Non riuscendo a superare l’impasse, il presidente del Parlament catalano, l’indipendentista Roger Torrent, guadagna tempo e però non risolve l’impasse: ha rinviato ‘sine die’ la sessione inaugurale, prevista per il pomeriggio, in cui si doveva votare l’investitura di Carles Puigdemont. Una mossa che ha provocato polemiche e una frattura nel fronte indipendentista catalano. Nonostante il rinvio, Torrent ha però mantenuto la candidatura di Puigdemont, autoesiliatosi da tre mesi in Belgio perché in Spagna rischia l’arresto dopo la sfida autonomista a Madrid: Torrent non proporrà altri candidati.

“Né Soraya Sa’enz de Santamari’a, né la Corte Costituzionale decideranno chi dovrebbe essere il presidente della Generalitat. Mi impegno a garantire l’immunità di Puigdemont e andare fino alla fine”, ha promesso Torrent. In precedenza aveva detto alla Corte costituzionale che il deposto presidente della Catalogna ha “tutti i diritti” di essere un candidato della ricca regione spagnola e dei suoi 7,5 milioni di abitanti. Torrent non ha ceduto al pressing chi gli chiedeva di rinviare il plenum e trovare un nuovo candidato, né si è allineato a Junts per Catalunya e al CUP, che chiedevano comunque la sessione plenaria, anche se con un esito puramente simbolico e che sarebbe stato immediatamente sospeso dall’Alta Corte. E intanto guadagna tempo perché le tre forze indipendentiste trovino un accordo su investitura e programma di governo. Ma il gesto ha evidenziato la spaccatura interna agli indipendentisti.

Torrent ha fatto sapere che, prima di annunciare il rinvio, ha chiamato più volte Puigdemont, senza però ricevere nessuna risposta (l’ex presidente catalano voleva a tutti i costi che si tenesse la sessione). Torrent ha optato per una terza via che gli evita il reato di disobbedienza, ma gli risparmia anche l’accusa di essere ritenuto il responsabile dell’affossamento di Puigdemont. Sabato, la Corte costituzionale aveva infatti vietato la partecipazione di Puigdemont al voto e avvertito che un’eventuale elezione a distanza, non sarebbe stata valida. Puigdemont ha presentato un ricorso e la Corte oggi lo ha bocciato all’unanimità. Una decisione che si sicuramente attirerà sull’alto consesso, composto da giudici nominati principalmente dalla maggioranza conservatrice, nuove accuse di parzialità da parte dei separatisti, che contestano la Corte da quando ha annullato nel 2010 parte dello Statuto che accorda maggiore autonomia alla Catalogna, una delle radici del conflitto attuale.

E dunque tre mesi dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza votata in Parlamento il 27 ottobre, il braccio di ferro tra il governo e i separatisti non accenna ad allentarsi e non si intravede una strada verso il dialogo. Tutti si arroccano sulle loro posizioni. “Il Parlamento della Catalogna, come chiunque, deve rispettare ciò che decide la Corte Costituzionale”, aveva avvertito in mattinata il premier, Mariano Rajoy.

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