martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Maurizio Ballistreri
Il 4 marzo e la questione socialista
Pubblicato il 29-01-2018


Il bieco elettoralismo dei satrapi del potere della Seconda Repubblica, ma anche i gravi errori dei socialisti a vario titolo presenti nello scenario politico, non cancellano la grande attualità della “Questione-socialista” in Italia nei confronti della sinistra italiana o, per meglio dire, rispetto a ciò che rimane di questa grande tradizione. Si, proprio quella “Questione-socialista” che dopo il giugno 1976 e il Midas venne rilanciata sulle colonne di “Mondoperaio”, con, tra gli altri, l’intervento magistrale di Norberto Bobbio sul tema del rapporto tra sinistra e pluralismo, in un tempo in cui la concezione dell’egemonia di stampo gramsciano era maggioritaria nel campo progressista, non solo comunista.

In questi anni si è assistito, purtroppo, ad una sinistra che al governo ha dato luogo a norme regressive sui diritti del lavoro, all’attacco sistematico ai sindacati (che, di loro, hanno compiuto molti errori, soprattutto a dividersi nel recente passato e a non contestare con l’adeguato conflitto sociale le politiche del governo-Monti-Fornero), ad una politica economica sul lato dell’offerta, all’abbandono del Mezzogiorno: insomma: l’antitesi di una visione socialista riformista. Ciò è avvenuto nel mentre la destra si è riorganizzata lungo l’asse sovranista, termine del politically correct per non dire di tipo nazionalista, Belusconi-Salvini-Meloni e dando vita, nei fatti, ad una politica neo-centrista, generando un grande vuoto a sinistra.

Ma attenzione!, non c’è bisogno di una sinistra radicale, protestataria e anti-moderna, ma riformista e di governo, che si candidi a guidare il paese, sulla base delle idee tradizionali della socialdemocrazia europea: intervento pubblico in economia e regolazione del mercato, welfare riformato, redistribuzione fiscale dei redditi, democrazia economica, e dei nuovi fermenti di movimenti di base come Podemos in Spagna e quelli portoghesi, alleati dei socialisti di quei paesi, con la revisione delle norme-capestro per i cittadini europei di Maastricht.

Una domanda, quindi, è d’obbligo: perché la piccola comunità socialista, in tutte le sue articolazioni, dopo il 4 marzo con la desertificazione della presenza socialista in Parlamento, mettendo da parte rancori e divisioni, grande per la sua tradizione e per il suo ruolo nella storia d’Italia, non concorre alla ricostruzione di una sinistra, che voglia svolgere la funzione naturale di rappresentante degli interessi popolari e democratici?

Insomma, è attuale quanto preconizzato lucidamente da Pietro Nenni all’alba degli anni 80 del secolo trascorso, prima della sua scomparsa, allorquando sull’Almanacco socialista scrisse: “”Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.

Per la politica italiana rimane per intero la “Questione socialista”, intesa non solo come doveroso recupero di una storia e una tradizione che è alla base della nascita e dello sviluppo nel nostro paese di una sinistra inserita nel sistema democratico, contro tutte le vergognose rimozioni di stampo orwelliano, come quella della Rai sui valori della nostra Costituzione repubblicana; ma anche di un rigoroso profilo programmatico, che ponga al primo posto il tema del lavoro e delle sue tutele e dei diritti sociali. D’altronde, nel pieno della cosiddetta “Seconda Repubblica” fu un intellettuale comunista come Alberto Asor Rosa, sovente in odore di “eresia”, che durante gli anni del compromesso storico tra Dc e Pci aveva affermato l’avvenuta sintesi di Turati e Lenin, a dire “la vera anomalia italiana è che manca, da noi, un grande partito socialista”.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Mi par di capire che l’Autore di queste righe rimanda al “dopo il 4 marzo”, ossia ad elezioni avvenute, l’iniziativa della “piccola comunità socialista” per concorrere “alla ricostruzione di una sinistra, che voglia svolgere la funzione naturale di rappresentante degli interessi popolari e democratici”, e visto che siamo in tema di domande viene spontaneo chiedersi in primo luogo cosa debba intendersi per interesse popolare (nel senso di dare corpo e sostanza ai concetti e alle parole, e non rimanere a livello di generici enunciati di principio, a loro volta fonte di crescente sfiducia verso la politica)..

    L’interrogativo non è a mio avviso pleonastico o retorico, essendovi chi, per fare un esempio concreto, vede e traduce la “redistribuzione fiscale dei redditi” come ulteriore aggravio delle imposte sulla “ricchezza”, ivi compresa l’ipotesi di una tassa patrimoniale, così da ottenere maggiore risorse utilizzabili a favore delle classi sociali meno abbienti, e se anche il PSI fosse sulla stessa lunghezza d’onda il suo apporto non risulterebbe di fatto molto originale, perché a sinistra non manca chi pensa già a questa strada (nel senso che la voce del PSI si confonderebbe con quella di altri soggetti politici).

    Diverso sarebbe invece il discorso se il PSI ritenesse di esprimere una politica liberal riformista, attenta ai meriti oltre che ai bisogni, ma se così fosse dovrebbe allora farlo conoscere prima del voto, e quanto prima possibile, perché se una tale sua linea dovesse incontrare un certo qual consenso elettorale, ne trarrebbe forza il proposito di allargare la concezione e tradizione socialdemocratica all’interno della sinistra (a me sembra un tentativo molto arduo, causa la buona dose di massimalismo che ancora vi intravedo, ma chi ci crede può ovviamente provarvi).

    Andando nella direzione liberal riformista che dicevo, non sottovaluterei, da socialista pragmatico e realista, l’dea di una aliquota fiscale unica, o comunque con una progressività differente rispetto alla attuale, non tanto per copiare o inseguire in materia il centro destra, ma perché sembra aver funzionato piuttosto bene la “cedolare secca” quanto agli affitti abitativi, producendo anche maggiori entrate nelle casse pubbliche, del che andrebbe tenuto ragionevolmente conto, a meno di non avere un approccio ideologico all’una o altra questione.

    Paolo B. 31.01.2018

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