giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Siria. Negoziati di Sochi senza curdi
Pubblicato il 29-01-2018


negoziati di sochiI negoziati di Sochi per la pace siriana, le cui delegazioni arriveranno oggi, per ripartire il 31 gennaio, più che affrontare la questione siriana, sembrano voler dare una revanche tutta turca.
A mancare sono proprio la fetta più importante per la pace siriana, la lista di delegati curdi che avrebbero dovuto partecipare ai negoziati sponsorizzati dalla Russia, come voluto dal presidente Erdogan non ci saranno. I curdi di Rojava, ha fatto sapere una fonte siriana conversando con la russa Interfax, non sono mai stati formalmente invitati alla conferenza di Sochi.
Nel frattempo continua l’offensiva di Ankara contro i curdi in Siria giunta ormai al decimo giorno e secondo l’esercito turco, sono stati “almeno 597 i membri delle organizzazioni terroristiche” curde Pkk e Ypg e dell’Isis “neutralizzati”. Lo stato maggiore di Ankara fa sapere che negli scontri della notte sono anche rimasti feriti altri 4 miliziani “dell’Esercito siriano libero che sostengono” l’esercito turco, i quali non sarebbero in pericolo di vita. Nella notte, prosegue il bollettino dei militari sull’operazione ‘Ramoscello d’ulivo’, nuovi raid sono stati compiuti da 25 cacciabombardieri, distruggendo 44 obiettivi tra rifugi e depositi di armi. Per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’operazione ad Afrin, poi estesa ad Azaz e comprendente anche Manbij, mira a impedire la formazione di un “corridoio del terrore” utilizzato da Pkk, Pyd e Ypg al confine tra Turchia e Siria.
Un macello che mostra le vere intenzioni sia di Ankara che teme di ritrovarsi ai confini un territorio controllato dai curdi molto ben organizzati e con il vessillo di veri vincitori contro il sedicente Stato islamico, sia delle altre forze in campo quali la Russia e gli stessi Stati Uniti. Questi ultimi strizzano l’occhio al predominio turco per non inimicarsi un altro attore in campo siriano dopo la Russia e l’Iran. Ufficialmente la linea di Trump, espressa in queste ore da Tillerson, è che dopo l’Isis il vero nemico da fermare nella regione sia l’Iran.
Ma gli accordi per la rimettere pace in Siria si faranno a discapito proprio del vero protagonista delle battaglie contro l’Isis, i curdi che finora hanno sgominato le altre formazioni e controllano una buona fetta del territorio. Il governo di Damasco ha denunciato la “violazione della sovranità” siriana ma non ha finora reagito a livello militare, anche se si è detta disposta a “riprendere il controllo” del cantone di Afrin, che dalla fine del 2012 è governato di fatto dal Pyd, secondo la Turchia la “costola siriana” del Pkk. Nel cantone di Afrin vivono circa 200 mila curdi, più decine di migliaia di rifugiati da altre zone della Siria, civili in fuga dai combattimenti fra governativi e ribelli islamisti, che ora si trovano di nuovo sotto il fuoco.
Nonostante la sponsorizzazione e l’aiuto ai curdi da parte di Mosca, soprattutto dopo il gelo con Ankara per l’abbattimento del cacciabombardiere russo, ora la Russia continua a distanziarsi sempre di più dalla linea di sostegno curdo in nome dei propri interessi. In cambio del silenzio di Mosca sugli attacchi di Ankara ad Afrin, la Turchia avrebbe dato carta bianca alle forze di Mosca per annientare i gruppi sunniti ribelli concentrati nell’area di Idlib, città del Nord della Siria ritenuta fondamentale per gli interessi russi nel Paese mediorientale. In gioco non c’è solo il controllo di un’area strategica della devastata Siria ma la spartizione del territorio in prospettiva, non troppo lontana nel tempo del dopo-Assad.
I negoziati che inizieranno formalmente domani a Sochi anche se vantano la presenza di Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria e mandato in Russia dal segretario generale Guterres, non apriranno nessun dialogo praticabile in quanto mancano le principali forze di opposizione e soprattutto manca ancora, a sette anni dall’inizio della guerra civile, una definizione comune di “opposizione legittima”. Inoltre dopo sette anni di guerra civile anche una forza moderata come l’Esercito Libero Siriano si è schierata con la Turchia, contribuendo alla guerra ai curdi nell’operazione ‘ramoscello d’Ulivo’.

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