martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Nicola Capria, una vita per il riscatto delle popolazioni meridionali
Pubblicato il 23-01-2018


Nacque a  San Ferdinando di Rosarno, piccolo comune calabro sul Golfo di Gioia Tauro, il 6 novembre del 1932, ed ivi trascorse gli anni dell’infanzia. Si trasferì poi a Messina, dove compì interamente il corso degli studi, fino al conseguimento della laurea in Legge. Giovanissimo ancora, aderì al PSI. Nella città del Faro il socialismo aveva svolto già dalla fine dell’800 una positiva azione di risveglio degli strati popolari, grazie all’impegno di uomini di forte tempra come Francesco Lo Sardo, Nicola Petrina, Giovanni Noè, la cui lotta si era principalmente indirizzata contro una classe dirigente fortemente conservatrice e maestra di trasformismo. Il Psi aveva articolato la propria presenza in diversi comuni, organizzando contadini e artigiani, e nel capoluogo anche un buon numero di marittimi, e diffondendo il proprio messaggio attraverso le pagine de “Il Riscatto”. La città e l’entroterra avevano dato all’antifascismo figure adamantine e di grande fede nella libertà e nel progresso, la cui espressione massima era stato il martirio di Lo Sardo. Su questo solco si era incamminato il partito a partire dal ’43, riprendendo l’attività propagandistica e organizzativa. Capria a norma di Statuto fece prima parte della FGS, poi entrò nel partito, tra gli adulti. I dirigenti compresero subito le sue doti: era un giovane vivace, intelligente, colto, e per questo lo valorizzarono designandolo a posti di responsabilità. Capria fu infatti segretario di sezione, consigliere comunale e poi capogruppo, e lavorò con Vincenzo Gatto, Gaetano Franchina e altri, contribuendo alla nascita di nuove sezioni e alla crescita degli iscritti. Sposò intanto Gabriella Molè, docente di lingua cinese antica nell’Università di Roma e sinologa illustre, figlia del prof. Enrico Molè, uomo politico e di governo nel primo e nel secondo dopoguerra. Nel 1967 il partito e l’elettorato gli dimostrarono forte legame e stima, eleggendolo deputato all’ARS. La sua presenza all’Assemblea lasciò importanti segni, sicchè il partito lo ripresentò nelle successive elezioni  eleggendolo con larga messe di voti. Nel 1971 venne eletto  Assessore regionale all’Industria e  nel successivo anno vice-presidente della Regione.

La sua  azione risultò in quegli anni largamente positiva: tra l’altro egli concluse un accordo con l’Algeria per la costruzione del gasdotto che da quella terra africana avrebbe portato il metano in Sicilia e un accordo con l’ URSS per la costruzione del gasdotto, di cui, essendo ancora in carica, vide realizzata la prima parte. Nel 1974 venne eletto segretario regionale del PSI. Due anni dopo fu tra i principali sostenitori della cosiddetta svolta del Midas, per la quale Bettino Craxi assunse la guida del partito subentrando a Francesco De Martino, e il partito, rinnovandosi profondamente, si collocò vie più sulla strada della collaborazione con la DC con l’obiettivo, difficile da raggiungere e poi non raggiunto, della supremazia nella sinistra.

Da quel momento la sua attività si trasferì a livello nazionale. Eletto nel 1978 componente della Direzione nazionale del partito, lasciò l’ARS non senza avere prima ottenuto l’approvazione della legge sul turismo, che prevedeva tra l’altro la edificabilità lungo le coste solo oltre i 150 metri dalla battigia. Si dimise anche dalla carica di segretario regionale del PSI, e da allora svolse  interamente la propria attività a Roma. Deputato nazionale  dalla  VII alla XI Legislatura, fu Ministro per il Turismo, poi Ministro per la Cassa per il Mezzogiorno, Ministro per il Commercio estero e successivamente Ministro per la Protezione civile. Furono anni densi di impegni ed estremamente fruttuosi. Nel 1985, in qualità di Ministro per il Commercio estero, promosse un accordo con il Governo cinese per la costruzione in quel paese di  una fabbrica di veicoli leggeri della IVECO. In quegli anni, però, il mondo politico cominciò a essere scosso  da “mani pulite”, nella quale si esprimeva la questione morale relativa al mondo politico, per i tanti episodi di corruzione di cui erano protagonisti uomini di governo e parlamentari, appartenenti ai partiti di governo, e inoltre uomini d’affari.

Anche Nicola Capria incappò nella rete di inchieste, sospetti, processi. Nel gennaio del ’94, l’anno nel quale la questione morale fu centralissima nella vita nazionale e si estese investendo anche alcuni rappresentanti del PSI, egli venne  raggiunto da un “avviso di garanzia” per “concorso esterno in associazione mafiosa” in relazione alla vicenda Sirap. Dal processo emerse però la sua estraneità ai fatti in questione, di conseguenza egli venne assolto con formula piena. Capria era rimasto però colpito per l’accanimento della stampa, la facilità dei giudizi espressi con superficialità estrema, l’atmosfera che ormai si respirava anche all’interno del partito. Profondamente turbato, decise perciò di abbandonare completamente la vita politica, e tenne ferma questa decisione, resistendo alle molte sollecitazione di segno contrario, fino alla morte, avvenuta  il 31 gennaio del 2009. Esprimendo con parole semplici e con viva commozione i sentimenti dei socialisti, che erano anche di una vastissima area pollitica, Giovanni Palillo, allora segretario regionale del PSI, affermò: ”E’ morto un uomo giusto, un socialista, un uomo che ha dedicato tutta la vita al riscatto delle popolazioni meridionali. I socialisti siciliani lo ricorderanno sempre come politico di grande spessore umano….”.

 Giuseppe Miccichè

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