venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Nostalgia
Pubblicato il 29-01-2018


Nessuno può imputare al Psi di avere svenduto la sua identità e il suo potere di condizionamento per quanto non certo elevato. Il partito si presenta a questo delicato appuntamento elettorale con una lista autonoma sul proporzionale, in comunanza con Verdi ed esponenti tradizionalmente legati a Romano Prodi, dopo che la scelta di Emma Bonino di marciare in solitudine aveva impedito di unificare le liste Più Europa e Insieme. Si tratta oltretutto di una lista che comprende il simbolo socialista, l’unico presente sulla scheda. Un appuntamento inequivocabile e da non mancare per tutti coloro che lo avevano a lungo auspicato.

La lista Insieme si presenta, come quella di Emma Bonino e della Lorenzin, alleata al Pd nella coalizione di centro-sinistra. Ci sono obiezioni? Quali? Avrebbe potuto presentarsi in altre alleanze? Difficile a questo punto, dopo il trattamento subito dai socialisti, avvertire qualche attrazione verso Liberi e uguali. Avrebbe potuto presentarsi da sola come il Psi fece nel 2008 tornando a mani vuote e severamente bastonato dall’elettorato? Quel risultato, non dimentichiamolo, è stato il peggiore in assoluto mai ottenuto da una lista socialista in questi venticinque anni.

Anche la trattativa sull’uninominale ha dato buoni risultati. Avere strappato sei collegi, dei quali solo uno appare francamente fuori portata, deve essere valutato con soddisfazione. Per di più in una situazione di enorme difficoltà in cui si è venuto a trovare il Pd, coi consensi e i parlamentari in forte calo, tra tensioni, esclusioni, spostamenti, sfide all’ultimo sangue. Aggiungiamo che nel collegio del Sudamerica si presenta con ottime possibilità di conferma il senatore socialista Longo e che in Europa gareggia il giovane e coraggioso Leo Scimmi. Il quadro definitivo lo verificheremo il 4 marzo. Ma la speranza che la pattuglia socialista non sia inferiore all’attuale pare avere qualche fondamento.

Sullo sfondo il colore opaco, anzi tetro, di tavoli con leader di partito che promuovono, eliminano, proteggono, sostituiscono, umiliano. E dall’altra parte candidati che pretendono, auspicano, pregano, si sottomettono, protestano, inveiscono. In questo poco edificante sipario da sceneggiata viene tanta nostalgia per il tempo che fu, quando i partiti si limitavano a proporre una lunga lista di candidati e i parlamentari venivano scelti dagli elettori con le preferenze. Sistema, quest’ultimo, colmo di difetti e di potenziali discutibili comportamenti. Ma é forse meglio il corridoio o l’ufficio del segretario? Meglio il capo o il popolo? Meglio una democrazia dove decide uno solo o una democrazia dove decidono tutti?

Le liste bloccate sul proporzionale vengono poi utilizzate come paracadute per i perdenti nell’uninominale. Come dire che chi viene bocciato dal popolo può essere nominato grazie al capo. Vera stortura della logica dell’uninominale dove passa chi vince e chi perde resta a casa. Noi abbiamo inaugurato il sistema del salvataggio affidando ai vertici il potere di essere eletti pur perdendo. Dunque il potere del corridoio risulta più forte di quello dell’elettorato. E per di più col voto unico, dove l’attrazione del nome sulla scheda é fortemente condizionato dal voto alla lista. Se non voglio votare il candidato del mio collegio uninominale non posso votare la mia lista sul proporzionale. Amletico mistero. Di tutte queste contraddizioni i socialisti e la lista Insieme sono immuni. Una ragione in più per accendere una speranza su di loro, dunque. Da oggi i giochi sono aperti. Giochiamo la nostra partita.

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Commenti all'articolo
  1. Mi astengo da ogni considerazione circa la prima parte di questo Fondo del Direttore, anche perché – di fronte a scelte già fatte, e al di là del fatto che le si possa o meno condividere – non resta che attendere ormai l’esito delle urne, per sapere se il PSI ha deciso in proposito nel modo più appropriato..

    Passando invece alla seconda parte, dove si parla di “nostalgia”, mi riconosco nel pensiero del Direttore, se non l’ho frainteso, posto che anch’io ho manifestato le mie perplessità, riguardo al vigente meccanismo elettorale (giusto nel commentare il suo precedente Fondo, dal titolo “I socialisti nell’uninominale”)..

    Mi ero peraltro già espresso in eguale maniera commentando un altro articolo del 19 gennaio, “Piccole note a margine sulla legge elettorale”, e in tale occasione avevo anche cercato di delineare la configurazione e il sistema di voto che vedrei bene, onde poter conciliare ed abbinare “governabilità” e “rappresentanza”.

    Nel mio caso si tratta tuttavia di un modo di vedere personale, che conta nulla, ma rappresenta comunque l’intento di avanzare e argomentare una proposta alternativa, rispetto a qualcosa che non si condivide, e a mio avviso dovrebbe seguire la stessa logica anche un partito, pur piccolo che sia, visto che un partito fa opinione (e può far breccia nel comune sentire).

    Ritengo in buona sostanza che per una forza politica non basti “avere nostalgia” di un modello passato, ed essere immune da “tutte queste contraddizioni”, ma sia invece necessario avere idee abbastanza precise sul cosa si preferirebbe, e nella fattispecie sul come si vorrebbe cambiare la legge elettorale, e semmai taluni aspetti dell’assetto istituzionale (specie se tale forza politica volesse insistere sull’ipotesi della Assemblea Costituente).

    Paolo B. 29.01.2018

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