domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Padoan: la flat tax come la fatina blu
Pubblicato il 23-01-2018


padoan

La “flat tax” del programma elettorale del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, “fa parte di quelle proposte che io chiamo ‘bacchetta magica’ o ‘fatina blu'”; e il modello della Federazione russa a cui l’ex Cavaliere ha fatto riferimento “lo vedrei difficile come caso da applicare all’Italia”, visto che “l’economia russa è totalmente dipendente dal prezzo del petrolio: se sale va bene, se scende va male”. Lo ha affermato oggi a Bruxelles il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante la sua conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin commentando la proposta del centrodestra di introdurre una flax tax con aliquota unica per tutti i contribuenti a prescindere dal reddito dichiarato.

“Non conosco la proposta di Berlusconi, ma in generale quando sipropone un taglio delle tasse si deve anche dire come trovare lecoperture, con tagli di spesa o altro”; comunque, ha osservato Padoan, “la progressività dell’imposizione con la flat tax è molto debole e molto limitata”. Padoan ha poi riferito sulla discussione avuta con i colleghi europei riguardo alla situazione e le prospettive in Italia alla vigilia delle elezioni. I ministri delle Finanze degli altri paesi Ue “mi hanno chiesto il mio punto di vista sulla campagna elettorale in Italia. Io ho esposto il dibattito fra le proposte ‘fatina blu’, le proposte ‘Terminator’ (come l’abolizione della legge Fornero) e poi quelle che prevedono la costruzione paziente delle misure. Tutti sono al corrente del fatto che nella situazione attuale, con quattro anni di stabilità economica, l’Italia ha fatto passi avanti, e c’è implicitamente o esplicitamente – ha concluso il ministro – la preoccupazione che questo possa interrompersi”.

Una tassa incostituzionale perché dà ai ricchi togliendo ai poveri, favorendo le diseguaglianze sociali, spiega il coordinatore dei Verdi e promotore della Lista Insieme Angelo Bonelli. “Ma il centrodestra – afferma – continua a proporla come nulla fosse. Del resto non ci aspettiamo nulla di diverso da chi sta sponsorizzando un condannato per frode fiscale, oltre che interdetto dai pubblici uffici, come candidato premier”. “I cittadini – scrive ancora su Facebook Angelo Bonelli – sono abituati alle false promesse di Berlusconi e capiscono anche che la cosiddetta coalizione di centrodestra ha al suo interno tutto e il contrario di tutto. Oggi per esempio, il tentativo di rassicurare l’Europa di Berlusconi parlando di rispetto della regola del 3 per cento del deficit viene smentito immediatamente da Salvini con un ‘per noi non esiste. La nostra coerenza fa perno sull’idea di un’Europa dei cittadini e non dei finanzieri, unita e coesa per rilanciare l’economia, l’occupazione e la difesa dell’ambiente. Grazie ad un Green New Deal che incentivi investimenti nell’innovazione, su auto pulita e mobilità sostenibile, sul recupero urbano, su piani contro il dissesto idrogeologico, energie rinnovabili e agricoltura biologica”, ha aggiunto Bonelli.

Dal Fmi alla Bce nessuna prova che funzioni
Il fisco è un pò come i sistemi elettorali. Ogni paese ha il proprio, come un vestito su misura. Nel dibattito della campagna elettorale è tornata di attualità la flat tax, proposta da Forza Italia e Lega ma con architetture diverse. La Flat tax è in vigore in oltre venti paesi al mondo ma con rilevanti differenze, a conferma che ogni Stato cuce un proprio sistema fiscale. Non solo. In nessun paese è applicata la Flat tax pura secondo l’idea di Hall e Rabushka del 1983. I due ideatori indicavano la stessa aliquota per redditi da lavoro, da impresa e redditi finanziari e la cancellazione di qualsiasi detrazione e deduzione fiscale. Questo per garantire gli obiettivi di semplicità e compliance del fisco.

I fautori della Flat tax ne sottilineano gli effetti benefici su evasione, stimolo agli investimenti e al lavoro e sul Pil, mentre i critici mettono in evidenza che l’aliquota unica è regressiva, anche se va rilevato che nessun paese al mondo ha un sistema fiscale totalmente progressivo, in quanto la tassa sui redditi è solo una parte del gettito fiscale.

Diversi studi sono stati condotti sulla Flat tax. Tra il 2005 e il 2017 anche istituzioni come Fmi, Bce, Banca Mondiale e Ocse hanno alimentato la letteratura sulla Flat tax e il risultato è sostanzialmente lo stesso: non c’è alcuna evidenza che la Flat tax funzioni in termini di stimolo all’economia e abbassamento dell’evasione fiscale. È invece piuttosto evidente una maggiore semplicità del sistema fiscale (ma dipende da quante deduzioni e detrazioni vengono mantenute) e un calo dei costi della macchina fiscale.

Non ci sono evidenze, inoltre, che l’introduzione della Flat tax non abbia riflessi sul gettito, così come non c’è sufficiente chiarezza sugli effetti distributivi delle imposte. Uno degli ultimi studi sulla Flat tax è della Bce con riferimento ai paesi dell’est Europa. Le conclusioni sono indicative. “La Flat tax non garantisce automaticamente la semplificazione del fisco. Il fatto che i paesi che hanno introdotto la Flat tax abbiano al tempo stesso realizzato altre riforme strutturali rende molto difficile isolare l’impatto della Flat tax a livello macroeconomico e sul livello del gettito fiscale”.

Il Fmi in un working paper ha indicato, sempre in relazione all’esperienza dei paesi dell’Est Europa, che in quelli dove la Flat tax era decisamente più bassa, rispetto alla precedente aliquota marginale più elevata, si è verificato un vistoso calo del gettito. Come nel caso di Slovacchia e Ucraina mentre l’incremento di gettito registrato dalla Russia “non sembra il risultato della Flat tax ma l’effetto della rilevante crescita del prezzo del gas nei primi anni del 2000”.

Altro elemento da valutare è che la proposta di Forza Italia e Lega sulla Flat tax è limitata al reddito individuale, mentre i paesi che l’hanno introdotta negli ultimi 20 anni hanno modificato anche la tassazione sulle imprese e sulle transazioni finanziarie. Non solo, hanno anche ampliato la base imponibile. La Russia ad esempio, unica grande economica a introdurre la Flat tax, nel 2001 introduce l’aliquota unica sui redditi delle persone al 13% mentre prima c’erano quattro aliquote tra il 12 e il 30%. La tassazione sulle imprese era il 15% e la riforma del 2001 la innalza al 35% per poi abbassarla al 24% nel 2007.

Un caso che merita attenzione è quello della Slovacchia che ha introdotto la Flat tax nel 2004 per poi tornare al sistema a più aliquote nel 2014. La Slovacchia è il paese che più si avvicinato alla proposta di Hall e Rabushka, introducendo un’aliquota del 19% per i redditi persone fisiche (prima c’erano tre aliquite dal 10 al 38%), per le imprese (dal 25%) e per l’Iva (era al 14%). Al tempo stesso amplia la no tax area e introduce pochissime deduzioni.

Uno studio dell’Ocse rileva tuttavia che la robusta crescita economica del paese tra il 2004 e il 2009 non è attribuibile alla riforma fiscale. Anzi, la Flat tax incide negativamente su deficit e debito pubblico a partire dal 2008 tanto che nel 2014 il Paese torna al sistema di imposte progressive. Anche il Fmi aveva osservato che la Slovacchia deve fronteggiare un preoccupante processo di invecchiamento della popolazione e nell’ambito delle misure di austerità il paese ha tagliato dal 9 al 4% la quota di reddito che può essere trasferita ai fondi pensioni privati, innalzando la quota a carico delle imprese.

La Flat tax non è in discussione nei paesi europei che l’hanno introdotta per primi. Si tratta di Estonia, Lituania e Lettonia (1994). Ma qui l’aliquota scelta coincide con quella massima del precedente sistema progressivo: il 33% in Lituania, il 25% in Lettonia, mentre in Estonia il 26% (l’aliquota massima era il 33%). E grazie al sistema di detrazioni e deduzioni il sistema fiscale mantiene un’impronta progressiva. Sugli effetti distributivi, un altro working paper dell’Ocse indica che le imposte progressive tendono a produrre benefici soprattutto per la middle class e che nel caso dei paesi dell’Est Europa è stata proprio la categoria di contribuenti più colpita dalla Flat tax. Anche per il Fmi gli effetti distributivi sono “complessi”. In generale il secondo gruppo di paesi che hanno introdotto la Flax tax (con una aliquota molto bassa rispetto al sistema precedente) ma ampliando la no tax area (Russia, Serbia, Ucraina, Slovacchia, Georgia, Romania, Macedonia e Montenegro) ci sono stati consistenti benefici per le categorie di contribuenti più ricche e per quelle con bassi redditi.

Un altro studio del 2007 pubblicato dal Fmi sottolinea che la Flat tax è stata adottata da quei paesi (quasi tutti appartenenti ex blocco sovietico) che avevano “l’ansia di inviare il messaggio sul profondo cambiamento politico ed economico, affermando sistemi orientatati al mercato. E in molti casi quel segnale è stato ricevutio. Ma per paesi che non hanno problemi reputazionali l’appeal della Flax tax è molto inferiore”. (La Presse)

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