martedì, 16 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Padoan sposa la flat tax di Berlusconi
Pubblicato il 09-01-2018


Euro coins. Euro money. Euro currency.

La flat tax berlusconiana incredibilmente fa breccia all’interno del centro-sinistra, dentro il Pd, tra le file del governo. Pier Carlo Padoan apre le porte alla cosiddetta tassa unica, piatta, proposta da Silvio Berlusconi dall’opposizione per ridurre le imposte, da sostituire alle pesanti, impopolari aliquote Irpef per lavoratori e pensionati.

Il ministro dell’Economia in una lunga intervista al ‘Corriere della Sera’ sposa l’idea e fa una sola obiezione: «La questione cruciale è il livello». In sintesi no a una flat tax al 15% ipotizzata dal leghista Matteo Salvini, dialogo sul 25% sul tavolo del presidente di Forza Italia (il primo è “un numero insostenibile” per i conti pubblici mentre il secondo è “un numero meno insostenibile”). Padoan va anche nei particolari: «Una riforma fiscale che preveda la semplificazione delle aliquote fino a una sola, meglio due, la esplorerei». Per dare vita alla rivoluzione tributaria pone solo una serie di paletti in difesa dell’equità fiscale, evitando una riforma favorevole soprattutto agli alti redditi.

È una vera svolta nel campo nel centro-sinistra soprattutto per due motivi: 1) il ministro dell’Economia converge su un cavallo di battaglia di Berlusconi lanciato fin dalla sua “discesa in campo” nel lontano 1994; 2) Matteo Renzi aveva promesso di tagliare le aliquote Irpef negli ultimi quattro anni, ma la mancanza di coperture per l’impegnativa spesa aveva fatto naufragare il progetto (la sua maggiore impresa fiscale da presidente del Consiglio è stata il bonus di 80 euro al mese per i lavoratori con i salari più bassi).

Adesso Padoan, forse perché la ripresa economica si è fatta sostenuta, è pronto a discutere anche sulla flat tax senza temere più conseguenze negative per i conti pubblici. Potrebbero cambiare anche gli equilibri politici. Il ministro dell’Economia (prima al governo con Enrico Letta, poi con Renzi e da un anno con Gentiloni) delinea anche nuovi, possibili scenari politici dopo le elezioni del 4 marzo. Padoan polemizza con il M5S di Luigi Di Maio, con la sinistra di Massimo D’Alema, parla dei dissensi con il segretario del Pd ed ex presidente del Consiglio. Soprattutto non esclude una alleanza con Forza Italia se dalle urne non dovesse emergere una maggioranza politica.

Se il Parlamento non fosse in grado di votare la fiducia a un nuovo esecutivo dopo le elezioni, la soluzione audace è questa: «L’Italia potrebbe reggere mesi e mesi in cui i partiti negoziano fra loro» mentre il governo Gentiloni continua nel suo normale lavoro (obiettivo «non solo l’ordinaria amministrazione»). E proprio la flat tax potrebbe essere uno dei perni di questo ipotizzato negoziato di governo tra il centro-sinistra di Renzi e Berlusconi.

Non la giudica un’impresa impossibile. Il ministro-economista, molto apprezzato in Europa per la sua competenza, fa l’esempio dell’Olanda, della Spagna e soprattutto della Germania, paesi per lunghi periodi senza un governo dopo la chiusura delle urne. Angela Merkel, a tre mesi dalle elezioni politiche tedesche, sta ancora trattando con i socialdemocratici un programma per varare un governo di grande coalizione.

Certo il presidente di Forza Italia è l’avversario storico del centro-sinistra dal 1994, ma le situazioni cambiano: dal bipolarismo con il centro-destra adesso si è passati a una sfida tra quattro schieramenti (sono in campo anche i cinquestelle e la sinistra guidata da Grasso). Non solo. L’ex Cavaliere è stato già al governo con il Pd: nel 2011, disarcionato da presidente del Consiglio, appoggiò il governo del tecnico Mario Monti; nel 2013 entrò nell’esecutivo formato da Enrico Letta; nel 2014 sostenne dall’esterno, in una prima fase, il ministero Renzi per realizzare le riforme istituzionali.

Certo il percorso indicato da Padoan è molto complicato: 1) non è detto che dalle urne non esca fuori un vincitore con una maggioranza autonoma di seggi in Parlamento; 2) in caso di ingovernabilità ci possono essere anche altre alternative all’intesa tra Pd e Forza Italia; 3) Gentiloni potrebbe anche succedere a se stesso ma potrebbero emergere anche altri nomi per Palazzo Chigi, Padoan è uno di questi. Si capirà qualcosa in più già quando, tra qualche settimana, si depositeranno le liste dei candidati alle elezioni. Renzi smentisce dissensi con il ministro dell’Economia e spalanca le porte a una sua candidatura nelle file del Pd.

Rodolfo Ruocco

(Sfogliaroma)

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