martedì, 16 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, dal 2018 un anno in più per le donne
Pubblicato il 02-01-2018


Incentivi Inps per disabili

RIFINIANZIATO IL BONUS PER L’ASSUNZIONE

Per le assunzioni disabili 2018, è previsto per i datori di lavoro privati, un incentivo economico sulla retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali che varia in funzione della tipologia del contratto e del grado di riduzione di capacità lavorativa.

Il Jobs Act, intervenuto a modificare la normativa vigente (legge 68/99), ha previsto a partire dal 2017 poi slittato al 2018, l’obbligo di assunzione di un disabile a partire dal 15° lavoratore, compreso, assunto dall’azienda.

Le aziende per calcolare il numero di disabili da assumere obbligatoriamente devono fare il computo tra i dipendenti, di tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato.

Al datore di lavoro che assume un lavoratore appartenente alle Categorie Protette spetta però un incentivo economico, la cui misura varia a seconda delle caratteristiche del lavoratore assunto e del tipo di contratto.

Nell’eventualità in cui sussistano sia i presupposti di applicazione dell’incentivo previsto per l’assunzione di disabili, sia i presupposti di applicazione di incentivi previsti da altre disposizioni sotto forma di riduzione contributiva in senso stretto, il datore di lavoro può godere per il medesimo lavoratore di entrambi i benefici purché la misura complessiva degli incentivi non superi la misura del 100% dei costi salariali.

Proprio di recente è stato rifinanziato il bonus sulle assunzioni dei disabili. Con decreto 29 settembre 2017, infatti, pubblicato il 30 novembre 2017 nella sezione pubblicità legale del sito internet del ministero del Lavoro, sono stati trasferiti all’Inps altri 58 milioni di euro per il riconoscimento dello sgravio contributivo (in misura variabile: 35% o 70%), della durata di tre anni, sulle assunzioni a tempo indeterminato relative all’anno 2017. Visto l’elevato ricorso agli incentivi, i nuovi fondi vanno ad aggiungersi ai 15 milioni stanziati in origine e andati esauriti l’8 maggio scorso.

Intanto, è terminato anche l’ultimo mese di deroga (dicembre scorso) per le imprese con un numero di dipendenti da 15 a 35: dal 1° gennaio 2018 dovranno coprire la quota di riserva (1 posto), effettuando l’assunzione di un disabile entro il 2 marzo 2018 (60 giorni). Il rifinanziamento riguarda nella fattispecie l’incentivo che riconosce ai datori di lavoro il diritto a uno sgravio contributivo della durata di 36 mesi, sulle assunzioni a tempo indeterminato di soggetti affetti da disabilità, da fruire mediante conguaglio con i contributi pagati all’Inps. La misura dello sgravio è del 70% se il lavoratore disabile assunto ha una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% o minorazioni ascritte dalla prima alla terza categoria del testo unico in materia di pensioni di guerra; oppure in presenza di disabilità intellettiva e psichica che comporti una limitazione della capacità lavorativa superiore al 45% e in tal caso la durata arriva a 60 mesi.

Lo sgravio è pari al 35%, invece, in caso di lavoratori con una percentuale d’invalidità compresa tra il 67% e il 79% o con minorazioni ascritte dalla quarta alla sesta categoria del testo unico in materia di pensioni di guerra.

Il rifinanziamento dell’incentivo può tornare utile, tra l’altro, ai datori di lavoro che hanno un numero di dipendenti compreso tra 15 e 35, i quali dal primo gennaio sono tenuti a coprire obbligatoriamente la propria quota (pari a 1). Fino allo scorso 31 dicembre, l’obbligo di assunzione del disabile scattava soltanto in caso di nuove assunzioni; dal 1° gennaio 2018, invece, la quota di riserva andrà coperta anche in assenza di nuove assunzioni, mediante l’assunzione di un disabile entro 60 giorni.

Giova inoltre ricordare che, trascorsi i 60 giorni dall’obbligo dell’assunzione del disabile (nel caso specifico sarà il 2 marzo 2018), per ogni giorno lavorativo durante il quale risulterà non coperta la quota dell’obbligo il datore di lavoro sarà tenuto al versamento, a titolo di sanzione, di una somma pari a 153,20 euro al giorno (cinque volte la misura del contributo esonerativo) per ciascun disabile non occupato nella giornata.

Welfare

NEL 2016 CRESCONO I PERMESSI PER LA LEGGE 104

Crescono anche nel 2016 i permessi concessi ai lavoratori dipendenti con disabilità grave (legge 104/92) e quelli concessi ai lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave. Secondo i dati diffusi dall’ Inps nelle statistiche sulle Prestazioni a sostegno della famiglia, i permessi personali sono stati 51.215 (da 48.746 del 2015), mentre i permessi per familiari sono stati pari a 363.430 (da 342.339 dello scorso anno).

Il prolungamento dei congedi parentali e congedi parentali è stato concesso a 48.307 persone (da 44.780 del 2016). Il trend dal 2012 evidenzia una progressiva crescita sia dei permessi personali che di quelli per familiari: in particolare in questi cinque anni i permessi personali sono aumentati del 22,3%, mentre quelli per familiari del 30,1%.

Bonus mamma

INPS, LO DAREMO A STRANIERE CON PERMESSO

L’Inps darà attuazione all’ordinanza del Tribunale di Milano che ha ordinato all’Istituto di dare il premio alla nascita alle mamme straniere che hanno avuto un figlio nel 2017 in possesso di qualsiasi permesso di soggiorno e non solo quello di lungo periodo. Lo fa sapere l’Inps. “In ottemperanza all’ordinanza sopra citata – si legge sul sito dell’Istituto – l’Inps ha già interessato i ministeri vigilanti e la Presidenza del Consiglio dei ministri e sta predisponendo i necessari interventi sulle procedure online”.

“Con ordinanza 12 dicembre 2017, n. 6019 – si legge in un chiarimento pubblicato sul sito – il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di APN, ASGI e Fondazione Giulio Piccini avverso le circolari Inps in materia di premio alla nascita, per aver limitato l’accesso al beneficio economico ad alcune categorie di donne straniere e precisamente alle sole donne titolari della carta di soggiorno o carta di soggiorno permanente. Il Tribunale – prosegue la precisazione – ha conseguentemente ordinato all’Inps di estendere il beneficio in questione a tutte le future madri regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni previste dall’articolo 1, comma 353, legge 11 dicembre 2016, n. 232”. L’Inps ribadisce che le circolari che avevano limitato l’erogazione del Premio alla nascita (800 euro una tantum) alle mamme in possesso della carta di soggiorno permanente, sulla base dei requisiti previsti per il Bonus bebè deciso con la legge di Stabilità 190/2014 “sono state redatte seguendo le indicazioni scritte della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’Istituto – si legge – aveva fatto presenti queste restrizioni e da alcuni mesi aveva chiesto ai ministeri di valutare la possibilità di cambiare orientamento e fornire indicazioni per estendere la copertura prevista per i soggiornanti di lungo periodo anche agli altri possessori di permesso. In ottemperanza all’ordinanza sopra citata – conclude l’Istituto – l’Inps ha già interessato i ministeri vigilanti e la Presidenza del Consiglio dei ministri e sta predisponendo i necessari interventi sulle procedure online”.

Pensioni

DAL 2018 1 ANNO IN PIU’ PER LE DONNE

Scatta tra pochi giorni la parificazione per l’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne: da gennaio le donne del settore privato dovranno aspettare un anno in più per la pensione di vecchiaia arrivando a 66 anni e sette mesi, così come già accade per gli uomini e le donne del pubblico. A questo incremento, a meno che non si sia impegnati in una delle 15 categorie di lavori gravosi identificati dal Governo, si aggiungerà un nuovo incremento di cinque mesi nel 2019 legato all’incremento della speranza di vita. Per le donne l’età di vecchiaia tra il 2010 e il 2019 aumenterà di 7 anni.

L’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà già nel 2018 la più alta in Europa (ad esclusione della Grecia) e il divario si accrescerà ancora nel 2019 con il passaggio a 67 anni. In Germania e’ previsto il passaggio a 67 anni per l’uscita nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028. Ad attutire lo scatto ci saranno le norme sull’Ape social e di lavoro precoce.

Carlo Pareto

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