venerdì, 19 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Piattaforma Rousseau, democrazia diretta… dal M5S
Pubblicato il 10-01-2018


grillo_casaleggioIn questi giorni i dubbi sulle votazioni della rete pentastellata sono stati molti, soprattutto a causa dei ritardi e dei problemi tecnici che spesso occorrono al “sistema”. Si perché il cuore pulsante del movimento è un vero e proprio “sistema operativo”, il Sistema Rousseau appunto: la piattaforma online del Movimento 5 Stelle.
Ma concretamente quali sono le funzioni che consente di svolgere?

Lex nazionale, partecipazione alla scrittura delle leggi nazionali proposte dai parlamentari
Lex regionale, partecipazione alla scrittura delle leggi regionali proposte dai consiglieri regionali
Lex Europa, partecipazione alla scrittura delle leggi europee proposte dagli europarlamentari
Vota, voto per le liste elettorali o per pronunciarsi su un tema specifico
Fund Raising, raccolta fondi per elezioni o eventi del M5S
Scudo della Rete, raccolta fondi a tutela legale del M5S o di suoi iscritti ed eletti
Lex iscritti, proposte di legge formulate dagli iscritti che in seguito vanno presentate dagli eletti nelle diverse sedi
E-learning, lezioni sulle strutture in cui sono inseriti gli eletti e sul loro funzionamento
Sharing, archivio con le diverse proposte (interrogazioni, delibere, leggi, ecc.) a livello comunale e regionale con una tassonomia comune
Tralasciando i dilemmi morali sulla piattaforma, compresi quelli di un rischio di deriva plebiscitaria (e autoritaria) del movimento (che sta già avvenendo), occorre concentrarsi anche sull’aspetto tecnico.

Il sistema è accessibile ai soli iscritti di lunga data del partito ed è stato distribuito dalla Casaleggio Associati con una licenza “Creative Commons”. Al contrario di quello che molti pensano, questa forma di copyright non esclude la possibilità di lucrare sul programma. Semplicemente è possibile “Condividere, riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare questo materiale con qualsiasi mezzo e formato”, senza però modificare l’opera o guadagnarci sopra.

Ciò non toglie al creatore del contenuto la possibilità di farlo. La proprietà intellettuale del sistema è stata ceduta all’Associazione Rousseau dalla Casaleggio Associati S.r.l.

Associazione che ha sede presso la stessa società e di cui si sa molto poco.

In un’inchiesta de “L’Espresso” emerge che anche tutte le donazioni effettuate ai 5 Stelle attraverso il portale arrivino proprio a quella sede. “Non un indirizzo, non una partita Iva, non un nome del responsabile legale dell’organizzazione a cui vanno i soldi.” scrivono Mauro Munafò e Luca Piana.

Nella storia della “democrazia diretta digitale” si sono già sperimentati molti sistemi di questo tipo, quasi tutti open source. Questo vuol dire che il codice sorgente (cioè il codice che costituisce il programma) è pubblico e facilmente “verificabile” da chiunque abbia le competenze necessarie per farlo.

Un interrogativo che sorge quindi spontaneo è: chi controlla il corretto svolgimento delle votazioni attraverso l’OS (operative system) pentastellato? Sempre secondo “L’Espresso” il sistema è gestito in toto dall’Associazione Rousseau, che ruoterebbe attorno ad alcune figure chiave: Davide Casaleggio, Max Bugani, David Borrelli e Pietro Dettori.

Tutti personaggi fortemente legati a Beppe Grillo.

Non metto in dubbio la bontà d’intenti dei quattro, ma un sistema di questo tipo necessiterebbe di una verifica esterna. Un board o una società non collegati direttamente alla testa del Movimento Questo garantirebbe un minimo di imparzialità, permettendo anche a soggetti esterni di saggiare la “democraticità” di Rousseau. Secondo Di Maio però il problema non esiste ed i 5 Stelle sono i “precursori di un nuovo sistema di fare politica in cui non c’è nulla di cerchio magico”. In realtà questo cerchio pare proprio esserci, con un ritorno al “fidatevi di noi” tipico delle decisioni dei “vecchi” partiti. Ancor di più se consideriamo le numerose inefficienze di questo sistema, che di tanto in tanto si “spegne” per qualche ignoto motivo. La risposta standard dei 5 stelle è sempre la stessa: “l’inaspettata partecipazione ha causato qualche problema”. Tutto normale no? Forse si per qualche blogger dilettante, non certo per chi si eleva a paladino del digitale in Italia. Ma i problemi “tecnici” riguardano anche una gestione non proprio ineccepibile dei dati degli utenti. Già ad Agosto un hacker aveva bucato il sistema dimostrando quando potessero essere vulnerabili i dati (molto sensibili) degli iscritti, spingendo il Garante della Privacy ad aprire un’istruttoria sulla condotta dell’Associazione Rousseau. Quello che ha scoperto l’Authority va ben oltre le peggiori aspettative. Oltre ad alcune perplessità sulla sicurezza del sistema (come ad esempio l’accettazione di password poco sicure), emergono dei preoccupanti schemi di associazione tra voto e votante. In altre parole (quelle usate dal Garante): “in occasione della scelta di candidati da includere nelle liste elettorali del Movimento o per orientare altre scelte di rilevanza politica viene registrata in forma elettronica mantenendo uno stretto legame, per ciascun voto espresso, con i dati identificativi riferiti ai votanti (…) nello schema del database risulta che ciascun voto espresso sia effettivamente associato a un numero telefonico corrispondente (come del resto confermato dal dottor Casaleggio in sede ispettiva, cfr. verbale 5 ottobre 2017) al rispettivo iscritto-votante. Tale riferimento sarebbe mantenuto nel database per asserite esigenze di sicurezza, comportando, tuttavia, la concreta possibilità di associare, in ogni momento successivo alla votazione, oltre che durante le operazioni di voto, i voti espressi ai rispettivi votanti”. Per riassumere, non solo una sicurezza lacunosa, ma anche la possibilità di rendere il voto non anonimo. Uno scenario molto nebbioso per chi si professa paladino della politica trasparente.

Federico Marcangeli
Blog Fondazione Nenni

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