giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

DUELLO A SINISTRA
Pubblicato il 12-01-2018


Palazzo_Montecitorio_Rom_2009

Partiti alle prese con programmi e liste in questo fine settimana che vede i fari puntati non solo sulle elezioni politiche ma anche sui possibili accordi, nel centrosinistra, alle regionali di Lazio e Lombardia. L’attenzione è puntata su il Pd e su Liberi e Uguali che correranno in competizione nella gara nazionale ma che potrebbero trovare un’intesa sul candidato alla presidenza del Lazio, Nicola Zingaretti mentre più difficile sembra giungere ad un comune punto di caduta su Giorgio Gori in Lombardia. “Se fossi lombardo voterei Gori, se fossi laziale voterei Zingaretti”, ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi a Radio Anch’io “Il fatto che andiamo divisi alle elezioni è già una risposta”, ha sottolineato, quindi, a proposito dei rapporti con i ‘fuoriusciti’ demopro, Sinistra italiana e Possibile. “Sul nazionale non c’è accordo, credo che se in Lombardia e Lazio si arrivi all’accordo sia un fatto positivo, ma se mi chiede se io sia in grado di decidere, di influenzare” che cosa farà Leu, la risposta è “come posso mettere bocca io su un partito che non è il mio e non mi ama?”. La campagna elettorale del Pd, ha spiegato, non sarà portata avanti con effetti speciali ma sui risultati. Questo fa la differenza, ha aggiunto, attaccando la proposta del centrodestra di introdurre una flat tax: quella proposta “da Brunetta al 15% costa “95 miliardi, dove li troviamo i soldi?”, ha detto ed ha evocato il ritorno, con le promesse, dello spread: “Promettendo mari e monti arriva Mario Monti”. “Ridicolo. L’ex premier spara numeri a casaccio e senza una neppur minima conoscenza dell’argomento al quale goffamente si affianca”, è l’affondo che gli rivolge a stretto giro di posta il capogruppo di Forza Italia.

Intanto, a sinistra chiude a possibili alleanze con i 5 Stelle Laura Boldrini, presidente della Camera: “Non credo che ci siano punti di congiunzione”, non è “un partito progressista e di sinistra. Quando Di Maio dice: facciamo un governo con chi ci sta sbanda, destra e sinistra non sono intercambiabili”, osserva.

L’accordo nelle due regioni per il segretario del Psi Riccardo Nencini, è assolutamente da fare. Un accordo a sinistra in Lombardia sarebbe “assolutamente” da fare, “come lo farei nel Lazio, come lo farei Friuli, come lo farei in Molise”. “Il punto – ha aggiunto Nencini – è avere non solo ideali comuni, ma una piattaforma programmatica comune per governare una regione”. La domanda da farsi, per Nencini, “è se questa volta poi alla fine si riconsegna la Lombardia o altre regioni a chi ha un progetto alternativo e conflittuale con il tuo”, tanto più ora che in Lombardia il centrosinistra sarebbe “assolutamente” competitivo “con la fuoriuscita di Maroni, che non so quanto sia fuoriuscita di natura familiare”. Nencini si è soffermato anche sulle grandi intese. “Questa – ha detto – è una coalizione che gioca per vincere la partita piena, e penso che potrebbero bastare anche 90 minuti senza supplementari”. “Io Salvini ministro degli Interni proverei ad evitarlo, se poi agli italiani piace Salvini ministro degli Interni e quant’altro se lo votino”, ha aggiunto a margine di un incontro sulle infrastrutture a Firenze, dicendo di considerare “nettamente” più pericoloso il centrodestra del M5s. In generale, pensando anche alle prossime regionali, Nencini ha sottolineato che “problema atavico e purtroppo spesso frequente in Italia è il rancore: il tuo nemico non è il blocco di partiti o di forze che si oppongono a te e che hanno un progetto alternativo di governo, di una regione, di una città o di uno stato, ma quello che in genere ti è più vicino”. Dunque, per il leader del Psi, si rischierebbe “un duello a sinistra spesso letale, se non mortale, che perlomeno nelle regioni che vanno al voto, Lombardia e Lazio le due più importanti, spero che non possa ripetersi”.

In campagna elettorale è sceso anche il leader di Leu Pietro Grasso, presidente del Senato “ottimista” su un accordo con il Pd per le Regionali ma sarà la base del partito a decidere nelle assemblee che si riuniranno oggi.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Sarebbe del tutto naturale vedere i “partiti alle prese con programmi e liste in questo fine settimana”, ma l’impressione prevalente, almeno fino ad ora, resta quella che le alleanze o le intese politiche siano state già stipulate, o prefigurate, senza tener conto dei programmi, che per l’appunto sono ancora in fase di definizione, e dobbiamo pertanto dedurne che siano state pensate su base ideologica (o comunque facendo riferimento ad elementi che poco o nulla hanno a che fare coi programmi, vedi ad esempio il livello di sintonia tra l’uno o altro leader).

    Se fosse effettivamente così, se cioè la predetta sensazione avesse un qualche fondamento, non ci si dovrebbe poi stupire se anche l’elettore avesse ad esprimersi nelle urne seguendo una logica sostanzialmente ideologica, o suppergiù, e in tal caso sarebbero verosimilmente i partiti maggiori a beneficiarne, perché ritenuti quelli che possono rappresentare con maggior forza la rispettiva ideologia, giusto in virtù dei loro numeri (per questa ragione penso che le formazioni minori debbano invece caratterizzarsi attraverso i programmi, e su questi cercare il consenso).

    Paolo B. 14.01.2018

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