sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

SAFSOR scuola per la Sociologia della Religione
Pubblicato il 05-01-2018


ciprianiPresso l’ICSOR, International Center for the Sociology Of Religion, in Viale delle Milizie, Roberto Cipriani, docente emerito di Sociologia generale all’Università Roma 3, presidente del Consiglio Europeo delle Associazioni di Sociologia, Cecilia Costa, docente di Sociologia dei processi culturali a Roma 3, ed Emanuela C. del Re, docente di Sociologia dei Fenomeni politici e Sociologia dei Processi culturali, ricercatrice all’Università “Niccolò Cusano” di Roma, hanno inaugurato ufficialmente la Scuola di Alta Formazione in Sociologia della Religione (SAFSOR). Struttura – ha spiegato il prof. Cipriani – indipendente da Roma 3 e dalle altre Università romane: legata, semmai, più all’AIS, Associazione Italiana di Sociologia (Sezione di Sociologia della religione).
Dopo una relazione introduttiva di Franco Ferrarotti, “Decano” dei sociologi italiani e premio per la Sociologia 2001 dell’ Accademia dei Lincei, Presidente onorario dell’ ICSOR (su “Concetti migranti nelle scienze sociali”), Horst Jurgen Helle, docente all’ Istituto per la Sociologia dell’ Università di Monaco, s’è soffermato sui lati piu’ attuali della visione sociologica religiosa di Georg Simmel (1858- 1918), il pensatore tedesco tra i padri della moderna sociologia insieme ad Emile Durkheim e a Max Weber. Sono seguite nel pomeriggio, tra l’altro, la visita alla Facoltà Valdese di Teologia di Via Pietro Cossa, la presentazione del documentario di Emanuela C. Del Re “Noi, cristiani perseguitati dell’ Iraq” (reportage sul momento piu’ grave della persecuzione anticristiana in Iraq del 2014- 2015, anteriore alla recente sconfitta dell’ ISIS), e la visita alla Sinagoga e al Museo ebraico di Lungotevere Tor de’ Cenci.
Il giorno dopo, altre relazioni su religioni tra pace e conflitti, la secolarizzazione radicale del mondo d’oggi, e, al di là di questo fenomeno, “La religione al di là delle religioni”; nonchè sull’ Islam in Cina, i rapporti tra sport e religione ( Stefano Martelli, docente ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna), i nuovi movimenti religiosi e spirituali come gli Hare Krishna e Damanhur (Maria Immacolata Macioti, sociologa membro dell’ ISA, International Sociological Association, e coordinatrice della rivista “La Critica Sociologica”, diretta da Franco Ferarrotti). È seguita, il pomeriggio, la visita alla Moschea di Centocelle, con l’intervento dell’ Imam Mohammed Ben Mohammed.
“Questa moschea – ha spiegato l’ Imam – funziona regolarmente dal 1994: abbiamo ottimi rapporti con le varie realtà del quartiere Centocelle, sia religiose (parrocchie cattoliche, comunità valdese) che laiche, e con importanti realtà religiose romane come la Comunità di S.Egidio, e strutture che si occupano dell’ immigrazione, come il Centro d’ accoglienza di Via degli Astalli (Piazza Venezia): con loro partecipiamo anche al Tavolo interreligioso di Roma per le scuole medie, insieme a organismi come Caritas, Movimento dei Focolarini e Università “La Sapienza” (con la Comunità ebraca romana, non ci sarebbero problemi, ma non possiamo accettare il loro forte allineamento alle posizioni dell’attuale governo israeliano)”. “Possiamo dire – aggiunge Rifat, giovane musulmano bangalese – che questa moschea è un vero laboratorio interculturale, facente capo a un’ associazione con iscritti di più di venti nazionalità (tunisini, bangalesi,ecc…). Vogliamo che i nostri giovani siano educati, ma soprattutto crescano in tutti i sensi, inserendosi adeguatamente nella società italiana. I problemi, gli ostacoli a una piena integrazione certo non mancano; e onestamente dobbiamo riconoscere che atteggiamenti discriminatori a volte vengono da parte anche di esponenti della nostra comunità”.
“Alla preghiera del venerdì, comunque”, aggiunge l’Imam Mohammed, sono presenti generalmente circa 1.000 fedeli, di cui un 5% italiani.Valutando, infine, l’intesa firmata, a febbraio scorso, tra il Viminale e molte delle Comunità islamiche italiane, possiamo definirla più una Dichiarazione d’intenti, che un vero patto con effetti giuridici: tuttavia si tratta – come ha detto lo stesso ministro dell’ Interno, Minniti – di un importante passo avanti verso la firma, un domani, di una vera e propria intesa”.

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Commenti all'articolo
    • Eh sì, è proprio lui.
      E’ alquanto triste vedere come persino la scienza (un sociologo) finisce per asservirsi alla macchina mediatica, invece di promuovere il sapere con imparzialità e rispetto del diverso.
      Sarebbe auspicabile che il professore in questione riesaminasse le proprie collaborazioni e individuasse figure più idonee al mondo dell’istruzione.

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