giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

SCIOPERO MAESTRO
Pubblicato il 08-01-2018


Seats in lecture hall or classroom

Dopo le vacanze natalizie, per gli alunni delle elementari e delle scuole per l’infanzia, il ritorno in classe si è presentato problematico. Oggi in tutta Italia hanno scioperato i docenti per protesta contro quella che definiscono la ‘vergognosa’ sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. Numerosi sono state le manifestazioni: a Roma davanti al Ministero in viale Trastevere; a Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari, davanti agli uffici scolastici regionali. In altri capoluoghi di provincia davanti ai Provveditorati agli studi. L’agitazione è stata proclamata dalle sigle sindacali Anief, Saese e Cub, con l’adesione dei Cobas.

Il ministro alla Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, intervistata da SkyTg24 per lo sciopero dei maestri delle scuole primarie e dell’infanzia, ha detto: “Abbiamo chiesto all’Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee”.

La vicenda è complessa e riguarda nello specifico il diritto dei diplomati magistrali prima del 2001-2002 ad essere inseriti nelle graduatorie a esaurimento (Gae). Il problema riguarda circa 43.000 precari.

Sono stati in centinaia,  davanti al ministero dell’Istruzione a Roma,  i docenti, moltissime le giovani donne, che hanno protestato contro la vergognosa sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. Viale Trastevere è chiusa in parte (è stata lasciata libera soltanto una carreggiata) e i manifestanti convocati dai sindacati Anief, Saese e Cub, con l’adesione dei Cobas, sono saliti fin sulle scalinate del ministero. Numerosi i cartelli di protesta e le bandiere, ma la manifestazione si è svolta correttamente sotto il controllo dalle forze dell’ordine. Le maestre, preoccupate di una possibile fine del loro contratto di insegnamento fanno sentire la loro voce all’unisono: “Abilitate quando serve, licenziate quando conviene”, “No ai licenziamenti di massa”, “Siamo insegnanti non burattini”, “La maestra non si tocca”, “Riaprire le Gae”. Sono molto chiare le richieste fatte dai docenti precari che insegnano da anni con positivi apprezzamenti dei Direttori didattici e degli allievi.

A  Milano, inizialmente,  oltre cinquecento insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia hanno manifestato per lo sciopero contro la sentenza del Consiglio di Stato che esclude i diplomati alle magistrali dalle Graduatorie ad Esaurimento (Gae). Gli insegnanti, sono arrivati in Via Polesine davanti all’Ufficio Scolastico Regionale, al grido di ‘assunzione’. Provengono da diverse province della Lombardia, come Milano, Bergamo, Brescia, Cremona. Il numero dei manifestati è poi aumentato con l’arrivo di molti altri insegnanti. Tra gli slogan presenti sugli striscioni anche: ‘Precariato crimine di Stato’ e ‘Nessun docente di meno’. Una delle organizzatrici del presidio grida al megafono: “Uno sciopero non basta sia chiaro. L’apertura del Ministero la rispediamo a mittente”.

A Torino  alcune scuole sono rimaste chiuse a causa della protesta, mentre molti dirigenti scolastici hanno ridotto gli orari in alcune classi e sospeso le lezioni in altre con grandi disagi per le famiglie. Impossibile, d’altra parte, prevedere la presenza dei docenti che non sono tenuti a comunicare in anticipo alle segreterie le proprie intenzioni. Allo sciopero ha aderito anche il personale Ata che rappresenta i bidelli ed i segretari che considerano irrisorio l’aumento dello stipendio che riceveranno nel 2018.

A Genova sono stati circa 300, tra maestri e familiari degli alunni, i manifestanti che protestano contro l’ultima sentenza del Consiglio di Stato che toglie il titolo all’insegnamento ai diplomati delle scuole Magistrali prima del 2001-2002 a  Genova. Il corteo lo hanno aperto alcuni bambini che hanno portato uno striscione con la scritta: “non toccate le nostre maestre” per raggiungere il Provveditorato agli studi.

La Lega Nord ha dichiarato la solidarietà alla protesta con Salvini che ha detto: “Da papà prima che da politico sono solidale con le migliaia di insegnanti oggi in piazza, azzerati da una sentenza assurda e dall’incapacità del governo. Invece di eliminare la precarietà, il Pd elimina lavoratrici e lavoratori. La riforma della scuola (altro che “buona scuola”) sarà una priorità del nostro governo”.

In realtà le cose non stanno come lascerebbe intendere Salvini. Già dal 2003, (Governo Berlusconi con la Lega Nord) con la riforma Moratti,  le maestre senza laurea  non possono diventare di ruolo. Alcune nel corso degli anni hanno fatto ricorso e sono state inserite  con riserva nella graduatorie per essere immesse in ruolo, diventare cioè insegnanti a tempo indeterminato. Chi ha fatto ricorso fino a dicembre 2017, aveva ottenuto sentenze favorevoli. Ora il Consiglio di Stato in seduta plenaria ha posto uno stop: le maestre non laureate  non possono stare più nelle graduatorie per entrare in ruolo. Possono invece fare supplenze.

La questione si è posta perché  migliaia di maestre  “solo“ diplomate con incarichi di insegnamento pluriennali avevano presentato ricorso per essere inserite nelle graduatorie per l’assegnazione del posto di ruolo e in alcuni casi avevano avuto pronunciamenti favorevoli, almeno in via provvisoria. I giudici amministrativi, adesso, dettano una linea diversa. In estrema sintesi:  “Il diploma magistrale, se conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esami, ma di per sé non consente l’immediato accesso ai ruoli “.

Il Consiglio di Stato ha ribaltato una serie di decisioni diametralmente opposte. Quello che si profila, come denunciano le precarie insegnanti battagliere, nelle petizioni mandate ai massimi vertici delle istituzioni, è un  licenziamento di massa, il più grande della scuola italiana, che priverà bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni delle proprie maestre. Il Cobas scuola incalza: “Si tratta di vergognosa sentenza contro le diplomate magistrali, che vengono retrocesse a docenti di serie ‘C’. Ed è anche ingiusta, spietata e intollerabile, perché  gioca con la vita di decine di migliaia di lavoratrici. Il problema è serissimo, non solo per le colleghe  coinvolte, ma per tutto il sistema scolastico: di queste insegnanti non si può assolutamente fare a meno”.

Quale sarà l’impatto sulle scuole e suoi bambini? Si vedrà. Qualcuno parla di “rischio caos”. Per la Flc Cgil di Milano, ha provato a rispondere Jessica Merli: “Dipenderà dalle decisioni del Ministero dell’Istruzione e del Governo, che auspichiamo accolgano la necessità di garantire la continuità del servizio scolastico e il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione per le insegnanti, quelle che hanno fin qui consentito il regolare funzionamento del sistema. Invece per molte maestre, a migliaia solo nel capoluogo lombardo, si prospetta il licenziamento:  i contratti a tempo indeterminato diventeranno a tempo determinato. La grossa sacca del precariato della scuola primaria non sarà stabilizzata. Sulle singole posizioni decideranno i Tar e le sezioni dei Consigli di Stato davanti ai quali pendono ricorsi personali e collettivi presentati dalle docenti”.

Per le maestre diplomate ci vorranno mesi per tenere tutte le udienze necessarie che decideranno sui singoli casi e su pacchetti di casi. La sindacalista della Cgil ha continuato: “Ma l’orientamento è segnato. E’ evidente che la sentenza a sezioni unite di cui si sta discutendo condizionerà tutte le future decisioni dei giudici amministrativi. Per evitare il caos torniamo a chiedere quello per cui ci battiamo da anni. Non si può tentare di uscire da questa situazione per via giudiziaria. Ci vuole una soluzione politica che vada oltre le sentenze. Pensiamo ad esempio a un concorso riservato alle diplomate, proprio come sta avvenendo per i docenti precari abilitati della secondaria. Inoltre va considerata con attenzione la condizione delle maestre abilitate  che lavorano da lungo tempo nella scuola. Hanno maturato una grande esperienza sul campo. Sono state loro a permettere che ogni anno scolastico si svolgesse regolarmente”.

Dunque, più che attendere il parere dell’Avvocatura di Stato, sarebbe necessaria una decisione politica che dia il giusto riconoscimento a chi per anni ha svolto, e svolge tuttora, il compito di insegnamento con competenza e professionalità. Nel 2008 e nel 2012 le Gae sono state riaperte senza attendere il parere dell’Avvocatura. Inoltre, si tratterebbe di provvedimenti che non influiscono sulla spesa pubblica, poiché gli stanziamenti di bilancio sono già previsti per pagare gli insegnanti precari con incarico di insegnamento che hanno protestato oggi.

Salvatore Rondello

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